Lungo l’Elba, dalle sorgenti (CZ) a Dresda (D)

Benché quasi sconosciuta in Italia, l’Elba (Labe in ceco, Elbe in tedesco) è un fiume importante dell’Europa centrale. Nasce in Repubblica Ceca, sui Monti dei Giganti (Krkonoše in ceco) al confine con la Polonia, scorre nella pianura boema sopra Praga, attraversa i monti della Sassonia, attraversa Dresda, poi le pianure della ex Germania Est, Magdeburgo e Amburgo, fino a sfociare nel Mare del Nord a Cuxhaven ai piedi della penisola danese.

Il nome Elba è una parola germanica che significa semplicemente fiume o alveo. I Romani, che tentarono di portarvi il confine del proprio impero, la chiamavano Albis.

Questa primavera abbiamo deciso di percorrerne una parte: eravamo alla ricerca di una vacanza con bicicletta muscolare su itinerari pianeggianti, immersi nella natura e in un paese che permettesse un budget vacanza ridotto. Ci siamo informati su qualche blog e sul sito ufficiale della ciclovia, abbiamo deciso l’itinerario, calibrato le tappe, effettuato le prime prenotazioni e abbiamo poi atteso che il gruppo si ingrandisse, arrivando a contare 13 amici: un bel gruppetto di pedalatori!  Insieme faremo 456 km in 9 tappe.

Prima tappa:

Siamo arrivati con aerei diversi trovandoci per cena in centro a Praga a mangiare il primo goulash con knedlíky della vacanza e a passeggiare tra i turisti in Piazza della Città vecchia. Il mattino seguente di buon ora abbiamo preso un autobus per Špindlerův Mlýn, il paese sui monti più vicino alle sorgenti dell’Elba, rinomata stazione sciistica invernale, che offre attività diverse per il turismo attivo anche d’estate. Qui in seggiovia siamo saliti a 1.200 metri a Medvědín e abbiamo percorso una parte del sentiero che conduce alle sorgenti del fiume, Pramen Labe, un luogo celebrativo con una vasca tonda e un muro che porta gli stemmi delle città attraversate dal fiume. Le sorgenti vere e proprie sono in una zona protetta e il programma serrato per la giornata non ci ha consentito di raggiungerle. Ridiscesi in paese abbiamo infatti incontrato il noleggiatore tedesco arrivato con un rimorchio, che ci ha consegnato le 13 trekking-bikes, con relative borse, caschetti, catene e kit di riparazione. E così è iniziata la discesa. La prima tappa l’abbiamo percorsa accanto al torrente, prima in ambiente montano poi via via più campestre, in mezzo a casette con giardini verdi pieni di meli, un leitmotiv del paesaggio ceco, e attraverso cittadine ricche di storia e di edifici colorati medievali e asburgici: Vrchlabì, Hostinné, Dvůr Králové nad Labem. Parecchie località lungo il fiume si chiamano nad Labem ovvero sull’Elba. Impariamo subito che purtroppo per il cicloviaggiatore in Repubblica Ceca alle 17 chiude quasi tutto e così se si vogliono visitare castelli, musei e chiese, è necessario farlo durante la giornata e non a fine tappa. Per fortuna le piazze non chiudono e per tutto il tratto ceco visiteremo piazze colorate, ampie, per il mercato, con ristoranti, botteghe e con l’immancabile municipio da un lato e la colonna mariana nel centro, eretta a metà del 1600 in ringraziamento per la fine della guerra dei Trent’anni e della peste che ne seguì e segno, contemporaneamente, della sovranità cattolica asburgica che fu trionfante sul protestantesimo popolare hussita. Tutto molto interessante ma siccome anche le cucine dei ristoranti chiudono presto, ci affrettiamo a cenare.

Seconda tappa:

La seconda tappa ci porta a pedalare verso la vicina Kuks, paese con uno scenografico castello barocco settecentesco con salita monumentale, terrazza con statue, chiesa, giardino botanico, ospedale e terme curative, fatto erigere dal conte Špork su progetto dell’architetto italiano Giovanbattista Alliprandi. Špork era un appassionato di musica e teatro e sponsorizzò la loro diffusione a Kuks e alla corte di Praga invitando compositori italiani tra cui Antonio Vivaldi. Di questo veniamo a conoscenza dal direttore del piccolo museo della musica italiana e del teatro, che ci sente parlare e si avvicina curioso stupendoci col suo bell’italiano. Siamo solo all’inizio della tappa; riprendiamo la strada fermandoci a pranzare in un chiosco sulla riva di un laghetto: si mangiano trote, si fa il bagno e si bevono le tipiche limonate casalinghe leggermente dolci e leggermente frizzanti. Poi, sotto il sole, passiamo attraverso Jaroměř, città che si trovava al confine dell’impero asburgico con la Prussia e che per questo fu dotata della cittadella ottagonale fortificata di Josefov, costruita da un ingegnere francese alla fine del Settecento.Siamo ormai nella pianura boema, l’Elba grazie agli affluenti ha raggiunto finalmente la larghezza di un fiume e ogni cittadina storica si trova su un’altura da cui poteva dominare la campagna. Bisogna tenerlo presente quando si decide di visitarle subito dopo pranzo! Fa molto caldo, è persino afoso: pensare che temevamo di trovare un clima già semi-autunnale nella seconda metà d’agosto. Purtroppo di fontanelle non se ne trova neppure una e questa sarà una costante di tutto il tratto percorso in Repubblica Ceca. Tra ponti storici, moderni e dighe per la produzione elettrica arriviamo alla città di Hradec Králové (ovvero Castello della Regina, la regina Elisabetta di Polonia vissuta a cavallo tra il Due e il Trecento), con il solito centro storico in collina e notevoli edifici art decò degli anni ‘20 e ‘30 del Novecento. La ciclovia è sempre ben segnalata e anche nelle città non ci si perde. La ciclabilità è incentivata: pedaliamo spesso su segnaletica ciclistica specifica e il “senso unico eccetto bici” è la norma nei centri storici. E’ ormai tardo pomeriggio e non c’è tempo per visitare la Gingerbread House nei pressi di Pardubice, la nostra meta, ci accontentiamo di vedere dalla pista la fortezza di Kunětická Hora. A Pardubice alloggiamo proprio dietro il castello barocco, in un alberghetto bike-friendly come molti altri che incontreremo lungo la ciclovia. Per fare la doccia ci dimentichiamo che le cucine chiudono terribilmente presto ma per fortuna un ristorante cinese aperto un po’ più a lungo ci salva la cena. Lungo tutto il percorso incontreremo parecchi locali cinesi e vietnamiti, oltre agli immancabili kebap turchi e agli innumerevoli ristoranti dal nome italianeggiante.

Terza tappa:

Al mattino del terzo giorno ripartiamo verso la campagna, che ha una storica tradizione di allevamento di cavalli. Ci fermiamo alle scuderie imperiali asburgiche di Kladruby nad Labem, che tutt’oggi allevano i cavalli bianchi da cerimonia per le corone danese e svedese. E’ giorno di chiusura ma ci sono pannelli per un giro autoguidato degli spazi esterni. L’Elba scorre lentamente nella pianura, tra foreste di querce e anse ormai abbandonate diventate riserve naturali lacustri. Il taglio del legno di rovere da costruzione fu proprio ciò che diede modo di allevare nelle praterie i cavalli da lavoro e per le cerimonie di corte. E’ una zona di vacanza per il turismo ceco, incrociamo vari campeggi sulla riva di laghetti e vicino alle scuderie. Terminiamo la tappa a Kolìn, cittadina, manco a dirlo, in collina, con una suggestiva imponente chiesa medievale, una torre civica con il classico tetto boemo, una piazza con municipio e colonna mariana ma anche alcune case medievali del quartiere ebraico, con il vicolo dell’Oro, la sinagoga e il cimitero dalle lapidi antiche. Una delle case del ghetto diede i natali all’ingegner Josef Popper, nonno del più famoso Karl, il filosofo.

Quarta tappa:

Il quarto giorno pedaliamo lungo il fiume che inizia la sua “risalita” verso nord, ancora in mezzo ad anse abbandonate diventate stagni e laghetti. Passiamo da Poděbrady, città termale di inizio Novecento: nel corso di alcuni lavori furono scoperte 12 fonti sotterranee di acque ferrose dalle proprietà curative per disturbi cardiovascolari e muscolari. Facciamo una passeggiata nell’Allée alberata tra alberghi e stabilimenti termali, per bere le acque dalle fontane termali pubbliche. Chissàc he il ferro ci aiuti a rinforzare un po’ i muscoli..! Ancora alcuni chilometri e siamo a Nymburk, borgo medievale fortificato con una doppia cinta muraria turrita, in gran parte ricostruita tuttavia suggestiva. Nel pomeriggio scegliamo un laghetto tra quelli lungo il percorso e ci godiamo un bel bagno rinfrescante. Poi, in una lunga pedalata su piste un po’ asfaltate, un po’ sterrate, un po’ pavimentate in sasso e un po’ anche in costruzione (eh già, abbiamo ignorato una deviazione!) ammiriamo da lontano la sagoma del palazzo barocco di Lysa nad Labem e ci dirigiamo a Čelákovice. Lungo le sponde dell’Elba incontriamo e incontreremo pescatori accampati con le proprie tende, bagnanti che scendono al fiume dalle proprie casette di vacanza, persone che praticano la canoa o lo stand-up paddle. La ciclovia non è molto trafficata, non incontriamo tanti altri cicloviaggiatori come noi, incontriamo però nonni a spasso coi nipotini e giovani con bici a spinta senza pedali (devono essere di moda qui). In generale il fiume è accessibile e vissuto, la gente ricerca il contatto con l’acqua e la pratica degli sport sembra essere diffusa, a giudicare anche dagli impianti sportivi che vediamo lungo il percorso.Arriviamo tardi a Čelákovice e le solite chiusure delle cucine ci obbligano a una nuova cena cinese,questa volta al ristorante dell’albergo.

Quinta tappa:

Al mattino del quinto giorno un veloce salto al supermercato e siamo di nuovo in sella lungo il fiume. Tutto in Repubblica Ceca si può pagare con la carta contactless, potremmo vivere senza contanti: dai tram di Praga al più sperduto negozio di provincia, per noi turisti è comodissimo. La città seguente è Brandýs nad Labem, col castello di caccia degli Asburgo. Lo visitiamo, tra stanze piene di armature e di teste di camoscio, apprendiamo che è stata dimora di Leopoldo II di Toscana di cui tutt’ora conserva la ricca collezione di cartografie, libri di viaggio e cimeli naturalistici raccolti dal figlio Ludovico, e dimora di Karl, l’ultimo imperatore d’Austria-Ungheria con la moglie Zita di Borbone Parma. Il cortile del castello è decorato a sgraffito con motivi rinascimentali, come tanti altri castelli visti lungo il percorso. Dopo una veloce visita anche al paese di Stara Bolesav dirimpetto sull’Elba e alla sua chiesa di Maria Panny (Maria Vergine), arriviamo a Mělník, città in collina alla confluenza con la Moldava, sulle cui mura del castello si radunano alla sera i giovani. Il pendio verso il fiume è interamente occupato da vigneti, stiamo entrando nella zona di produzione del vino che ci accompagnerà fino a Dresda. La frutta invece, tra prugni, susini, meli, peri e i più spontanei lamponi e more, ci ha accompagnato lungo tutto il tragitto, allietando le nostre fatiche con zuccheri succosi, ancora più graditi perché colti direttamente dalle piante a bordo pista.

Sesta tappa:

Il mattino dopo, sesto giorno, dopo una colazione al bar italiano della piazza, costeggiamo un lungobacino artificiale per le gare di canottaggio, visitiamo brevemente la cittadina tutta in salita di Roudnice nad Labèm, poi prendiamo un traghetto che ci porta sull’altra sponda e con una deviazione arriviamo a Terezìn o Theresienburg, città fortificata, costruita e dedicata a Maria Teresa d’Austria ma divenuta tristemente famosa perché la sua cittadella è stata utilizzata come campo di prigionia “modello” per la propaganda ai tempi del regime nazista. Di qui transitarono e qui morirono di stenti migliaia di prigionieri ebrei e politici, ricordati nel memoriale di lapidi appena fuori dalle mura. In 5 km da Terezìn raggiungiamo Litoměřice, nostra meta della giornata: cittadina in collina (ma dai?) sulle rive dell’Elba, con una bella piazza e bel palazzo vescovile. E’ proprio ai piedi della zona montuosa della Boemia. D’ora in poi fino a Dresda pedaleremo nella vallata scavata dall’Elba attraverso i monti.

Settima tappa:

Settimo giorno, il meteo sembra buono ma sappiamo che cambierà presto. Pedaliamo sulle rive del fiume in un territorio che ci sembra più ricco: barche, motoscavi, club nautici ma anche treni, cavalcavia, industrie. L’Elba non è più solo fiume per la pesca, le passeggiate e le dighe elettriche ma anche via di comunicazione per i trasporti mercantili. Attraversiamo la ferrovia nei pressi di una grande diga proprio sotto alla rocca medievale di Hrad Střekov e arriviamo a Ustì nad Labèm, una cittadina industriale su una piega del fiume. Per evitare la pioggia pedaliamo veloci fino alla meta, Děčín, su cui non abbiamo grandi aspettative. E invece Děčín, ultima città prima della frontiera, ci sorprende col suo bel castello barocco in cima al colle, preceduto da salita monumentale e giardini di rose e viti, in cui era stato ospitato a comporre Chopin, e che ci delizia con un concerto di jazz ceco in una piazzetta con chiosco di aperitivi e gelati. Grazie alla minaccia di pioggia siamo arrivati presto e riusciamo a gustarci perfino l’aperitivo!

Ottava tappa:

L’indomani, ottavo giorno, dopo una lunga colazione per aspettare che termini la pioggia arrivata nella notte, percorriamo l’ultimo tratto ceco fino alla frontiera con la Germania: un paio di stemmi segnalano il passaggio di stato e cambiano subito sia la cartellonistica che la segnaletica della ciclabile. Pur essendo il tratto meno meno rodato della ciclovia, abbiamo trovato il percorso ceco sempre ben segnalato: segnali piccoli ma esaurienti, non invadenti e affissi nei punti giusti. Pedaliamo sempre a fianco al treno e a cespugli di more fino a Krippen, dove troviamo la festa del paese; ci fermiamo per pranzo, tra succhi di bacche fresche, birre, spiedini, un complesso che suona “Ueber den Wolken” e il tiro con balestra ad un bersaglio di legno a forma d’aquila bicefala a cui bisogna far cadere teste, coda, ali e zampe. Il vincitore dell’anno sarà ricordato con una targa da affiggere sulla porta di casa. Per le vie del paesino si vedono pannelli che raccontano la storia di poeti e pittori romantici tedeschi che venivano a soggiornare nella cosiddetta “Svizzera Sassone” richiamati dalle forme a pinnacolo delle montagne d’arenaria erose da pioggia e vento e dalle loro atmosfere misteriose nelle giornate di nuvole e nebbie. Passato il fiume su di un ponte arriviamo a Bad Schandau, cittadina termale, meta di turismo tedesco di una certa età ma anche di giovani allegri in camicia a scacchi e con la birra in mano. La tappa di oggi è stata volutamente breve così da poter parcheggiare le bici, prendere il tram storico della Kirnitzschtal e, dopo 8 kilometri di viaggio lento e scampanellante in salita, passeggiare nei boschi per ammirare i panorami gugliformi della Kuhstall, uno di quelli amati dagli artisti dell’Ottocento. Alla sera, al ristorante, rispettando orari ancora più anticipati di quelli cechi, ci accorgiamo dal conto di essere proprio arrivati in Germania …!

Nona tappa:

Ultimo giorno di pedalata: dopo una colazione con coda all’unica panetteria del paese aperta di domenica (e il disagio dev’essere così sentito che se ne parla anche sul giornale locale!), partiamo con tempo piuttosto incerto e infatti dopo poco inizia a scendere un po’ di pioggia. Le strategie per affrontarla sono varie: c’è chi preferisce mantella e ciabatte e chi indossa scarpe chiuse e canottiera. Passiamo sotto alla fortezza di Königstein e arriaviamo a Bastei, parcheggiamo le bici e con una zattera attraversiamo il fiume. Risaliamo la montagna seguendo un sentiero ben segnalato insieme a turisti mitteleuropei per nulla intimoriti dalla pioggia e arriviamo al ponte di pietra costruito sulle guglie da cui si ammirano panorami di suggestiva bellezza. Aspettiamo che spiova un poco pranzando con una specie di pizza e ripartiamo lungo il fiume fino a Stadt Wehlen, paese con chiesa ciclistica (Radfahrerkirche), Pirna e poi, in mezzo ai passeggiatori della domenica e sotto nuvole sempre più scure, fino ai sobborghi di Dresda. Ci dividiamo: un gruppo si dirige subito in città, un altro attraversa il fiume fino al castello di Pillnitz, residenza estiva dei sovrani di Sassonia, in restauro ma che lascia vedere una facciata di chinoiserie,una scalinata in discesa sul fiume e un giardino botanico di camelie e palme che, però, non visitiamo. E’ il fine settimana delle cantine aperte e approfittiamo della vicinanza di una azienda vinicola per recarci nel giardino in cui assaggiare il vino bianco locale accompagnato con paninetti al formaggio. Gli autoctoni non sono ovviamente turbati dal meteo ma a un certo punto piove così tanto che i musicisti smettono di suonare. Quando possibile riprendiamo le bici e percorrendo sobborghi e paesini riguadagnamo la sponda nord del fiume e dopo essere passati sotto al Blaues Wunder (il ponte in ferro Meraviglia blu) iniziano ad apparire in lontananza le sagome barocche della città vecchia di Dresda.

Ci accomodiamo agli alloggi e in serata riconsegnamo le bici al noleggiatore. Il mattino dopo, in attesa del treno per Praga, partecipiamo a un piovoso tour della città storica condotto in inglese da un giovane italiano. Impariamo la storia della città dalle sue origini (Dresden dallo slavo Dresdania, “villaggio della gente della foresta”) ai duchi e poi re sassoni (sopra a tutti Augusto II detto Ercole), fino al bombardamento, ai decenni comunisti e alla ricostruzione. Visitiamo ancora parte del museo del castello, il Residenzschloss, con l’esposizione dei meravigliosi tesori della corona, e poi in treno ripercorriamo a ritroso la vallata dell’Elba fino quasi a Litoměřice, prima di deviare in linea retta verso Praga. Il treno accumula ritardo e anche per l’ultima cena ci accoglie un ristorante cinese (neppure a Praga le cucine chiudono molto tardi). Chiudiamo i conti con lo Splitwise e poi ognuno si organizza per il rientro.

Se non si è mai visitata la capitale ceca vale la pena attaccare al viaggio in bici qualche giorno di visita più turistica di questa città, che è stata anche capitale del Sacro romano impero degli Asburgo, che ha vissuto le guerre hussite, le defenestrazioni, in cui Mozart ha composto e rappresentato il “Don Giovanni”, che custodisce nella sinagoga vecchia la leggenda del Golem, che ha ispirato i capolavori letterari di Franz Kafka, le statue contemporanee di David Cerny, i disegni di Mucha, le musiche di Dvořák e Smetana, che ha visto sorgere palazzi liberty e rotocubisti, che ha visto bruciare nel 1969 le giovani torce umane e la rivoluzione di velluto nel 1989, che ha dedicato l’aeroporto a Václav Havel e in cui ogni sera si trovano concerti di musica e spettacoli di teatro. Una città adagiata tra colline verdi su un’ansa della Moldova, il fiume che a Melnik avevamo visto confluire nella più piccola, ma più lunga, Elba.

Paola