Lungo il Reno da Düsseldorf ad Amsterdam

Abbandoniamo l’esplorazione del Baltico, condotta nelle ultime due estati, per percorrere il Reno nel suo tratto finale che dalla Germania porta all’Olanda

Partiamo da Düsseldorf, dove arrivare in aereo in agosto costa poco. È una città industriale e ricca a giudicare dalla quantità di negozi di alta moda presenti in centro. La navigazione commerciale sul Reno si vede fin da subito, dal quartiere di Neuer Zollhof, con gli edifici curvilinei dell’architetto canadese Frank Gehry, così come si vede la siccità di quest’estate 2026, che ha abbassato il livello delle acque e ha rinsecchito i verdi prati che scendono al fiume, ora gialli. In un paesaggio che sembra quasi la Sicilia invece che la Germania, sotto a un sole cocente e con un’afa padana, ombreggiati dagli acerelli a chioma orizzontale piantati de-pavimentando la passeggiata lungo fiume, ci prepariamo a partire per esplorare il grande parco archeologico industriale della Ruhr

Immense miniere di carbone, gasometri e stabilimenti per la produzione del carbon coke e dell’ acciaio sono stati riconvertiti – con uno sforzo economico statale faraonico – in parchi museali, di intrattenimento e di ricreazione. Percorsi ciclabili sono stati tracciati per connettere tra loro i siti archeologici industriali. Ne percorriamo solo una parte, la regione è grande come la Lombardia. Visitiamo la Zeche Zollverein, monumento Unesco, riqualificata da OMA di Rem Koolhaas. Pernottiamo a Essen e poi a Duisburg, cittadina di minatori, pedaliamo a lato di canali industriali e poi del Reno, in mezzo ai campi o a fianco di industrie e anche sempre a fianco di cespugli carichi di succose more mature. 

Arriviamo a Kleve, la città di Lohengrin, il cavaliere del cigno, figlio di Parsifal della Tavola Rotonda; una città in salita, quasi l’ultima perché dal giorno seguente entriamo nei Paesi Bassi. E mentre scompaiono le more a bordo pista compaiono giardini meravigliosi, i cui proprietari probabilmente fanno a gara tra di loro; si moltiplicano i canali e compaiono le barche ormeggiate ai piccoli moli davanti alle case. Siamo nella Gheldria, zona di cavalli, regione dei Paesi Bassi ma non ancora Olanda

Rispetto alla Germania le piste sono estremamente disegnate, progettate, specializzate. Il traffico è diretto dalla pavimentazione: se guardi per terra sai dove andare. Una tale varietà di pavimentazioni non l’avevo mai vista e neppure una tale specializzazione dei percorsi, divisi tra biciclette urbane, biciclette a motore, biciclette gravel, pedoni, cavalli, automobili. Ognuno ha il suo percorso e la sua segnaletica, ogni percorso ha il suo numero e le indicazioni per raggiungere i “nodi” (le intersezioni) vicini. Metà della popolazione è in sella, ad ogni età e con ogni scopo. Le auto sono poche, il rumore è poco, lo smog è poco. Certo, è Agosto, ma lo si vede subito che questo è un paese fondato sulla mobilità a due ruote, oltre che sull’acqua.

Passiamo qualche bel castello e bella residenza barocca, arriviamo ad Arnhem e poi a Utrecht, la città sul Limes romano, ponte sull’antico Reno verso le terre dei barbari, sede di vescovi principi, e anche la città più importante dei Paesi Bassi prima che la guerra per l’indipendenza dalla Spagna non suggerisse di spostare la capitale più a nord, in una posizione più riparata, ovvero ad Amsterdam.

Utrecht, sede del giuramento per la fondazione della Repubblica delle Sette Province Unite (1579), oggi chiamate Paesi Bassi, fu colpita da un uragano nel 1674 che ne spezzò in due la cattedrale originando rovine che per qualche secolo,in pieno centro, ospitarono gli incontri amorosi degli uomini, che rischiavano la condanna a morte nel puritano Ottocento; oggi sono commemorati col monumento alla Libertà un secolo dopo. E siamo nella settimana in cui ad Amsterdam si svolge il Pride.

Da Utrecht, che ci ha ammaliati coi suoi canali bassi e i cortili a giardino, come dei verdi campieli nascosti all’ interno dei lunghi lotti gotici, proseguiamo per Rotterdam, la città di porto, sporca, moderna, cosmopolita che di sera si ammanta di arte luminosa. Per arrivarci passiamo da Kinderdijk, il parco dei mulini, gli ingegnosi antesignani delle pompe idrovore con cui gli Olandesi conquistarono la terra all’acqua, prosciugando i polder e portando l’acqua, di canale in canale, sempre più in alto fino al fiume; nel contempo macinando farina. Mangiamo anguille, allevate nelle acque dolci. Vediamo oche, rondini e gabbiani.

Da Rotterdam pedaliamo lungo l’acqua e le pale eoliche verso il mare, vediamo l’imponente diga rotante di Keringhuis che chiude, al bisogno, l’ingresso delle acque marine nel canale. Facciamo il bagno alla prima spiaggia, davanti alle dune di sabbia e in mezzo alle meduse azzurre che restano sulla battigia con la bassa marea. Pedaliamo seguendo la costa fino a Scheveningen, lo sbocco a mare dell’Aia. Queste sono le spiagge su cui l’Europa si riverserà nei prossimi mesi d’agosto, quando il Mediterraneo sarà troppo caldo per essere frequentato con piacere dai turisti. Per proteggere le pelli chiare poco abituate al nuovo calore del sole sono installati a fianco alle fontanelle distributori gratuiti di crema protettiva.

Dopo una cena in spiaggia dormiamo nell’elegante capitale, vicini a residenze reali e a sedi diplomatiche.

Percorriamo poi ancora lungo la costa, in mezzo ad un parco di ampie dune e di fianco a distese di serre agricole. Ancora meduse e ruote panoramiche e baracchini con spritz e panini all’aringa marinata con cipolla. Quando arriviamo all’altezza di Amsterdam pieghiamo verso l’interno, passando dal grazioso centro di Haarlem

Entriamo in città e riconsegnamo al noleggiatore le biciclette, quest’anno delle solide “graziellone” con le quali siamo riusciti a pedalare 550 km solo perché in piano e solo perché imbottiti di proteine di pesce marinato. I lati B, sollevati, ringraziano. La città ci aspetta, di nuovo in un caldo torrido, reso sopportabile solo dalla vasta superficie ad acqua e dalla vegetazione diffusa, ma che rende obbligatorio effettuare le visite museali nelle ore centrali della giornata. Dopo musei, visite guidate, giri in battello, passeggiate architettoniche, cappuccini a quasi 5 euro e, in generale, un salasso al conto corrente ad ogni movimento, ci concediamo l’ultimo giro in bici, per esplorare i paesini di pescatori a nord della capitale. Il tempo è grigio, afoso, finalmente ci bagna anche un acquazzone, incappiamo in pullman di gruppi organizzati, in qualche airone, mulino e sagra agostana con formaggi e birra. Torniamo in città rinfrescati e soddisfatti e dopo l’ennesima cena etnica (abbiamo girato l’Olanda ma anche le cucine del mondo) ce ne torniamo anche quest’anno ben soddisfatti a casa.

Una ultima nota, da architetto che osserva il costruito oltre che le pavimentazioni stradali: la qualità e la cura dello spazio abitato di Amsterdam (ma in generale di tutti i Paesi Bassi) sono un esempio per le nostre progettazioni urbanistiche e architettoniche Gli spazi sono fluidi, interconnessi, aperti, non chiusi da limitanti cancellate ma da gentile verde di bassa altezza; in città le case hanno sempre un posto per stare all’esterno, anche piccolo, con la possibilità di posizionare una panchina e delle piante, in vaso o in terra. Le aree per il gioco dei bambini non sono i parchetti cittadini recintati, ma sono le strade stesse dei quartieri, a percorrenza dolce; ci sono tanti bambini, e li si vede perché non stanno chiusi in auto, portati da un posto all’altro, ma seduti nei cassoni delle cargo bike “pedalate” dai genitori, oppure pedalano essi stessi, fin da piccoli, su una bicicletta attaccata davanti o dietro a quella del papà o della mamma. Il verde urbano e l’acqua sono usati: si fa il bagno anche nei canali di città, perchè le barche sono elettriche e non sporcano col gasolio. Decenni di politiche urbane per l’equità e l’inclusione e di politiche per la mobilità leggera hanno creato un territorio estremamente piacevole in cui vivere senza essere assediati da smog e rumori. E sicuramente con più movimento attivo si vive anche più in salute. 

Ce ne andiamo salutando “Tot zien (arrivederci) Neederlanden!”

Paola