Una trentina di solitari hanno risposto al richiamo di Alessandra e Andrea, consumati viaggiatori di chilometri e cultura.
Ritrovo a un crocevia tra Dormelletto e Sesto Calende.
Obiettivo: Oleggio, la sua storia e i suoi segreti.
Trenta gemme di umana forma, a condurre dei marchingegni che a pedali ti fanno ‘arrivare’ .
Questo è il bello!
Nessun mezzo può vantarsene, esplorando e divertendo sia per luoghi che di se stessi.
Sulle rampe impervie di Gisente, ci attende un breve tratturo di sassi instabili. Ma poi asfalti con i capelli al vento, che dilettano l’andatura. Sotto il casco ci si sorprende sia del Parco Monte Solivo, sia dei tornanti di Pombia.
Ogni gamba è sotto sforzo, chi assistita con batterie e chi no, ma è la testa che curiosa per ogni metro di libertà, fino al portone del museo di Oleggio.
Ci accoglie un omino, Jacopo Colombo, che permette l’accoglienza delle sessanta ruote nel cortile interno, le cui mura si ergono intorno ad un pozzo.
A mano a mano che si addentra a presentare storie, tradizioni, arti e mestieri custoditi nel museo, Jacopo si eleva a gigante e sbalordisce per la cultura e la passione insaziabile di offrire un ricordo indelebile di un territorio di grandi ricchezze passate, di genti e di benessere.
Ha offerto le sue due lauree in botanica e architettura con un fare coinvolgente e adatto a ogni uditore.
Un plauso di merito!
Il rientro, rinfrescato da una gelateria del posto, ci getta in discesa verso il ponte di Oleggio, sul fiume Ticino, il solo risparmiato dalle bombe del secondo conflitto mondiale.
Lasciando Tornavento alle spalle, seguiamo i margini dell’aeroporto di Malpensa con il teporoso sole che ci orienta verso Gallarate, tappa finale di una memorabile giornata.
Cari saluti tra tutti, Varesotti e Milanesi, di avvenuto arricchimento umano e di condiviso piacere.
Perciò, come sempre: alla prossima!”
Pierluigi Picone
