GRAND TOUR DELLA VAL DI MERSE

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Era da un po’ di anni che il cartello marrone con la scritta: “Grand Tour della Val di Merse” nei pressi di Murlo (Siena) provocava le mia curiosità di ciclista, nei miei rari ritorni da emigrato al paese di Monteroni d’Arbia.
L’ultimo sabato di luglio 2016 è stato per me il giorno giusto, finalmente, per fare questo “Tour”. Moglie e figli al mare per conto loro, superate in qualche modo le obiezioni materne (“se non fosse per questa fissa di stare in bici “a giornata”, per il resto saresti un ragazzo (!?) intelligente“), un’occhiata al  SITO , un controllo alla meccanica della bici, non mi restava che seguire, appunto, i cartelli marroni.

Il mio Tour con partenza da Monteroni d’Arbia è stato un anello di 160 km percorso in 10 ore (comprese le soste) in senso antiorario e prevalentemente su asfalto (pochi ma belli i chilometri su strada bianca), pochissima pianura ma pendenze lievi (ad eccezione della salita da Petriolo a Casciano), passaggi in ambienti naturali molto variegati e in piccoli borghi fuori dagli itinerari del turismo frettoloso. Poi, certo, anche 7 litri di acqua bevuta, e pane e formaggio e dolciumi in quantità …

Non dico che il modo con cui ho fatto io il Tour sia quello ideale: troppo lento per uno sportivo, troppo veloce per un cicloturista. Ci sono numerose possibilità di brevi – e meritevoli – divagazioni dal percorso ufficiale e quindi l’ideale sarebbe compierlo in 2/3 giorni con pernottamenti in itinere. Il percorso è ottimamente segnalato, solo brevissimi tratti hanno traffico automobilistico un po’ fastidioso, per lo più si pedala tranquilli in un paesaggio che non ti annoia mai.

I luoghi attraversati sono stati per me al tempo stesso familiari e nuovi, perchè presenti nella mia memoria, ma in ricordi slegati tra loro perché relativi a momenti diversi della mia vita. In alcuni luoghi ero stato da bambino con i miei genitori, in altri in Vespa con la fidanzata ai tempi del liceo, in altri ancora con gli amici dell’Università a bere e mangiare nelle sagre paesane.DSC_2581

Monteroni – Sovicille: alle 7 del mattino il sole scalda già, le salite per arrivare a Ville di Corsano però non sono un problema, essendo ancora fresco di energie. Taglio – rispetto all’itinerario ufficiale – per Grotti e Bagnaia, poi la facile pianura di Rosia, l’unica pianura del Tour, lasciando sui colli a sinistra Orgia, Stigliano, Torri. Prima di Sovicille c’è la necropoli etrusca di Malignano. A Sovicille mi soffermo brevemente, nella piazza antica e davanti alla moderna sede della BCC locale, poi prendo la salita per Ancaiano.
GTVDM - 5Sovicille – Pievescola: all’inizio questo tratto è una lunga, sinuosa, lieve salita asfaltata, come una serpe grigia stesa a prendere il sole sul fianco sud della Montagnola senese. Il paesaggio è, secondo me, quello più piacevole di tutto il percorso. In basso molti ulivi, fichi, susini, vigneti. Più in alto noci e boschi di leccio, e qualche castagno. Per me l’odore del bosco di leccio è un rimando all’infanzia, e immagino anche che buon odore ci sarà in autunno con i fichi maturi e poi l’uva da vendemmiare … Un po’ di sterrato nel bosco e dopo il passo di Celsa lunga discesa sino a Pievescola, nota per la sua sagra autunnale del fungo, e ideale per una sosta ad un bar molto bike-friendly.

Pievescola – Chiusino:  poco fuori al paese mi fermo incuriosito da una lapide con una bandiera GTVDM - 15francese, che non ricordavo di avere mai visto: “ Ici ont repose 238 soldats francais tombes glorieusement 1943-1944. In Memoriam” ” si legge. Pochi giorni prima mi ero imbattuto vicino ad Asciano in una lapide a ricordo “di una incomprensibile e inutile strage” avvenuta il 10 aprile del 1944, con 20 morti, viaggiatori di un bus bombardato da un aereo americano. Anche in questi luoghi – ora tranquillissimi – è passata la follia della guerra e dell’odio, che si ripresenta oggi in altre forme e in altri luoghi d’Europa.
Oltre Pievescola si prende la strada delle Galleraie e ci sono i primi cartelli che indicano località di mare (Follonica) . I cartelli indicano anche distanze da Colle Val d’Elsa, Casole e anche Firenze alla portata di un ciclista, ma “centrifughe” rispetto al Tour. Tengo in memoria per giri futuri.
GTVDM - 20Non faccio deviazione nemmeno verso Radicondoli, mi limito a guardare i crinali dove compaiono i vapori dei soffioni sfruttati per produrre energia geotermica.
Montalcinello e altri borghi mi ricordano i racconti di mio padre, che in questi posti remoti veniva come rappresentante di commercio a vendere casalinghi e piccoli elettrodomestici. Chiusdino compare dietro una curva come un centro di una certa importanza, con musei, in posizione elevata e a metà strada tra Siena e Massa Marittima. Qui la fantasia porterebbe verso la direzione del mare … ma non do’ retta a questi pensieri divergenti e scendo per una ripida strada seguendo le frecce marroni, solo dopo, però, aver fatto il giusto rifornimento al bar della piazza.

Chiusdino – Petriolo: il cartello marrone ora indica S. Galgano, e arrivo sulla strada che – ricordo – si faceva in auto con la famiglia tornando dalla gita domenicale al mare. Rivedo il cartello che indica il borgo chiamato Colordesoli, un toponimo che mi ha sempre messo allegria.
S. Galgano la conosco bene, ma è sempre una soddisfazione ammirarla. Risalgo per il sentiero a Montesiepi, dove dentro una cappella c’è la famosa spada nella roccia della leggenda. Non mi lascio sfuggire una sosta-rifornimento al bar “Salendo” che ha, tra gli altri, questo cartello “Qui non c’è WiFi, ma con il nostro vino navighi che è una bellezza”.
Riprendo a pedalare sotto un sole che picchia, in giro non c’è nessuno. Adesso inizia una strada in mezzo a un bosco giovane di pini, l’odore ricorda il mare, ma l’effetto è solo blandamente balsamico perchè la mia gola è secca, il respiro e tutto il resto tengono un ritmo non blando.
A Iesa il paese sembra deserto. Incrocio una Golf scassata che si ferma vicino a me: dentro due ragazze col piercing, e quella alla guida mi fa “Sei italiano ?“. “Certamente” rispondo, mentre mi chiedo cosa ci sia di esotico nel mio aspetto. “Sai dove è un bar aperto ?’” . Le spiego che sono appena arrivato e non conosco il paese. Loro sono gentili e mi augurano buona pedalata. Dopo mi accorgo che il bar era 50 mt più avanti … fossi stato più vispo avrei potuto offrire il caffè o farmelo offrire, e fare due parole con due persone all’apparenza simpatiche. Ma quando uno nasce schivo di carattere….GTVDM - 27
Adesso i cartelli marroni indicano luoghi che conosco bene. Scendo da un soprapasso sulla Siena- Grosseto e al bivio l’indicazione è chiara: dice a sinistra.
Ma giù in basso nella vallata c’è Petriolo, sorgente di acqua sulfurea a 38° conosciuta sin dai tempi antichi, sulla sponda sinistra del fresco e pulito torrente Farma. La memoria di bagni goduriosi e il desiderio di risentire il tipico odore di uova marce mi spingono verso il basso.
Non me ne pento: ritrovo lì il solito ambiente umano assai variegato e un po’ Hippie. Questo luogo è una sorta di “bene comune” aperto a tutti dove ci sono regole non scritte di condivisione e rispetto.
Petriolo – Monteroni: dopo, però, la di salita al 20% non lo faccio in sella, scendo e spingo. Recupero il bivio, poi un po’ di sali-scendi all’ombra di qualche sughera, e dopo il ponte sulla Merse solo tanta, ma tanta salita ripida. Ho finito acqua e cibo,  cerco di conservar un po’ le forze. Passo oltre agriturismi con piscina con nessuno in giro e mi torna in mente la massima di un amico, atleta di valore: “chi non fa fatica non sa apprezzare il riposo“. Ecco io a questo punto sarei pronto ad apprezzare, penso. Arrivo a Casciano, su in alto, davvero in “riserva”, incrocio due auto di olandesi diretti al campeggio, mi salutano cordiali due bimbi che giocano in piazza e al bar chiedo – con voce assai fioca – acqua e Coca Cola, non freddi però. Per accontentarmi la barista deve andare in magazzino.
GTVDM - 32Dopo il valico del Rospatoio per arrivare a Monteroni è solo discesa, non proprio letteralmente, ma psicologicamente sì. Ora “volo”,  sfiorando la torre di Crevole diroccata dalla battaglia con gli spagnoli nel lontano 1555, e poi l’etrusca Murlo, poi Suvignano (tenuta agricola e riserva di caccia degli editori milanesi Garzanti negli anni ’50,poi finita in mani mafiose e solo recentemente confiscata dallo Stato ) e arrivo a casa, in Val d’Arbia, con i muscoli vuoti ma con piena soddisfazione di cicloturista.

leonardo savelli