La mia prima VELO-CITY …..

velo1

… MI HA ACCESO LA VOGLIA DI SPEGNERE L’AUTO.

di Alessandra Lavagno. 

Ogni volta che prendo un aereo mi sorprendo sempre di come riesca ad accorciare le distanze rendendo piccolo il mondo e facendo sì che tu venga catapultato nel giro di poche ore in contesti ed ambienti spesso molto diversi da quelli da cui si proviene.
E questo è quello che mi è successo anche questa volta, non tanto perché mi sia trovata improvvisamente in una località esotica quanto perché, non appena atterrata in Olanda, ho dovuto prestare molta più attenzione alle biciclette rispetto alle auto!
Per un cittadino olandese, abituato a salire in bicicletta intorno ai 4 anni e a non scenderne praticamente più, è infatti assolutamente naturale utilizzare le due ruote per gli spostamenti quotidiani, per effettuare acquisti o per accompagnare i figli a scuola. Uscendo di buon ora alla mattina è tutto un via vai di mezzi con capienti cestini frontali, con seggiolini, con rimorchi, cammellini e, per noi abituati ai SUV parcheggiati davanti alle scuole, è sotto certi aspetti davvero come calarsi di una realtà “esotica”.
Nessuna meraviglia quindi che l’Olanda e in particolare la città di Nijmegen, vincitrice del premio di città ciclabile d’Olanda 2016, sia stata scelta quest’anno con la vicina città di Arnhem quale sede di Velo-City (13–17 Giugno 2017).
Ma cos’è Velo-city? È il più importante appuntamento internazionale sulla pianificazione della mobilità ciclistica organizzata da ECF (European Cyclists’ Federation) e alla quale partecipano i massimi esperti mondiali del settore. Negli anni dispari si tiene in una città europea, mentre negli anni pari si tiene Velo-City Global in una città extra europea.
In cosa consiste?
– in un fitto ed articolato programma di conferenze, dove sono previste anche delle sessioni outdoor
– in un’area espositiva
– in una serie di eventi
– in una serie di visite ed escursioni.
Mentre alle conferenze possono partecipare solo gli addetti ai lavori o chi si iscrive (sborsando una cifra, ahimè, direi abbastanza considerevole!), agli eventi e alle escursioni possono partecipare anche chi accompagna i relatori o i partecipanti alle conferenze.
Personalmente sono andata ad accompagnare un socio FIAB che doveva tenere una presentazione e sono riuscita ad “intrufolarmi” nella Conference Hall, ascoltando un paio di interventi e facendo un breve giro nell’area espositiva, solo in un momento in cui è stato dato libero accesso al pubblico.
Pur non partecipando come diretta addetta ai lavori, Velo-City mi ha dato la possibilità di toccare con mano cosa le città “virtuose” abbiano già realizzato o siano in procinto di realizzare per far sì che l’uomo torni a riappropriarsi degli spazi urbani, muovendosi ecologicamente in socialità e in sicurezza.
Le visite ed escursioni alle quali ho preso parte, seppur con un taglio un po’ più ludico e pratico, fungevano infatti da corollario alle sessioni che si tenevano quotidianamente sui temi più svariati (ambientali, socio-economici, tecnologici, infrastrutturali, politici, ecc. ) ed avevano ovviamente tutte come fil rouge la mobilità sostenibile.
Tanto per incominciare, il ricevimento di benvenuto che si è tenuto presso l’Holland Open Air Museum di Arnhem, a circa 25 Km da Nijmegen, ha dato la possibilità a chi se la sentiva di percorrere la famosa autostrada ciclabile The Rijnwaalpad.
Il primo giorno ho deciso di partecipare alla visita del museo di arte moderna Kröller-Müller, secondo solo al museo Van Gogh di Amsterdam per quanto riguarda la collezione di quadri di questo importante pittore. Il museo, con il suo stupendo giardino ricco di sculture, si trova a sua volta all’interno dell’Hoge Veluwe National Park, una gigantesca riserva naturale di circa 55 chilometri quadrati di foresta, cosa unica per l’Olanda. Non appena arrivati al parco saliamo su una delle 1.800 biciclette bianche messe gratuitamente a disposizione degli ospiti. La peculiarità è che puoi lasciarle ovunque. Sarà poi compito di volontari del parco recuperarle ed occuparsi della loro manutenzione. Anche questo gigantesco parco mezzi è interamente dotato di selle di produzione italiana (avevo infatti già notato questo dettaglio anche sulle biciclette date a noleggio dagli organizzatori di Velo-City), componente nel quale la nostra industria risulta essere addirittura leader mondiale!
Il secondo giorno ho invece scelto di visitare la ditta Royal Dutch Gazelle, il più grande e storico produttore di biciclette d’Olanda. Proprio quest’anno festeggiavano il loro 125° anno di vita.
Nonostante la costruzione dei telai sia stata spostata nei paesi asiatici, rimane pur sempre un’azienda con circa 350 dipendenti attrezzata di moderne linee di assemblaggio e verniciatura e con una produzione annua di 125.000 biciclette, quasi esclusivamente per il mercato olandese, di cui circa il 30% a pedalata assistita. Tra l’altro nel gruppo di visitatori c’era anche una responsabile della nuova app cinese di bike-sharing che ti consente di lasciare la bicicletta ovunque, senza doverla tassativamente riportare nelle postazioni prestabilite (come forse sapete, negli ultimi 3-4 anni la bicicletta in Cina è finalmente in fase di rilancio, con un’esplosione di servizi di bike sharing per un totale attuale di 11 milioni di biciclette messe a disposizione in molte città).
La visita è finita proprio in coincidenza con la pausa pranzo degli operai che, inutile dirlo, si apprestavano tutti a salire sulle loro Gazelle per rientrare a casa.
Ritornata a Nijmigen sono andata a visitare il museo nazionale della bicicletta VELORAMA che tra l’altro è l’unico museo della bicicletta esistente in Olanda e che conserva degli interessanti e curiosi esempi di velocipedi e draisine, oltre alla collezione di biciclette della famiglia reale olandese. Insomma un immergersi nella storia dell’evoluzione delle due ruote.
Il terzo giorno sono passata ad una visita un po’ più tecnica che mi ha consentito di esplorare la futuristica stazione di Arnhem con un’introduzione del suo progettista, oltre a descrizioni dettagliate sul campo da parte di ingegneri, tecnici e urbanisti. Certamente degno di nota il parcheggio bici coperto e custodito con 4.870 posti, totalmente gratuito per le prime 24 ore. Dopodiché bisogna pagare una cifra minima, per disincentivare l’abbandono delle bici nel posteggio per lunghi periodi. Un settore del parcheggio era adibito a deposito delle biciclette rimosse da zone esterne alla stazione dove era proibito parcheggiare; tali bici, se non reclamate dai legittimi proprietari nei termini previsti dalla legge e pagando la dovuta ammenda, sarebbero state messe all’asta. Sono stata sorpresa nell’apprendere che diversi decidevano di lasciare la loro bicicletta alla propria sorte pur non di pagare le 50 € del riscatto che evidentemente ritenevano superiori al valore della bicicletta stessa.
Ritornata a Nijmigen ho poi preso parte ad un evento imperdibile di Velo-city la “Mass Bike Parade”, una parata ciclistica aperta non solo ai delegati delle conferenze, ma a tutti i simpatizzanti delle due ruote e alla cittadinanza intera. Un evento che, oltre a creare un grosso impatto nei confronti delle istituzioni è indubbiamente un momento di grande socializzazione perché in fondo è l’allegria a farla da padrone. Si percorrono zone urbane, extra urbane e parchi cittadini accompagnati da musica dal vivo suonata in vari angoli delle strade, attorniati da biciclette estrose, personaggi pittoreschi, tanto colore e tanto calore anche da parte di chi non partecipa attivamente ma si limita a salutare e ad incitare al di fuori delle proprie case. Il punto di partenza del corteo itinerante a due ruote è stata la grande piazza di “De Wedren”, dietro la sede dei convegni, mentre il punto di arrivo e del party finale è stato l’“Honig-Complex” una ex fabbrica di sapone che ora è stata ristrutturata in modo creativo ed alternativo, con laboratori, bar ed il Dutch Bycicle Centre, un grande spazio dove l’imprenditoria si incontra con gli appassionati della bicicletta e dove è possibile condividere conoscenze, esperienze e competenze del settore, oltre a fare acquisti, farsi riparare il mezzo o noleggiare una bicicletta.
Il quarto giorno ho provato l’ebrezza di una bicicletta a pedalata assistita per varcare il confine con la Germania. In effetti, da Nijmegen il confine con Kranenburg è proprio dietro l’angolo. Abbiamo percorso una ciclabile a fianco di una ferrovia in disuso che ora viene utilizzata esclusivamente da turisti che si divertono a varcare la frontiera con delle Draisine (nome che deriva dal Karl Drais, il nobile tedesco che inventò il velocipede nel 1817), ossia una sorta di carrelli ferroviari a pedali che possono essere da 4 fino a 14 posti.
Dato che la ciclabile attraversa un’area naturalistica, l’ingegnere urbanistico che ci accompagnava ci ha spiegato che per risolvere il problema dell’attraversamento dei rospi sono state costruite delle barriere specifiche, ma con dei tunnel sotterranei di passaggio a distanze regolari uno d’altro, in modo da costituire dei corridoi ecologici per i simpatici animaletti, garantendo al contempo la loro incolumità e quella dei ciclisti.
Arrivati a Kranenburg ci hanno illustrato con dei supporti audiovisivi alcune differenze tra le ciclabili tedesche e quelle olandesi e la collaborazione in atto tra le località di frontiera sotto questo aspetto.
Avevo sempre considerato la Germania come il paradiso dei ciclisti, ma ho dovuto ricredermi. L’Olanda risulta essere nettamente più all’avanguardia dal punto di vista infrastrutturale e delle politiche di disincentivazione dell’auto a favore della bicicletta. All’Italia rimane invece il triste primato di avere il minor numero di piste ciclabili e il maggior numero di ciclisti morti sulle strade.
Tuttavia un neo anche in Olanda l’ho trovato: la commistione sulle piste ciclabili di biciclette e motorini (seppur solo di quelli con velocità massima di 25 km/h, tuttavia l’inquinamento, anche quello acustico, è spesso tutt’altro che irrilevante).
In serata ha avuto luogo al Sonsbeek Park di Arnhem la Velofest, ossia il festival di chiusura di Velo-City con cibo da strada, musica, teatro e racconti di viaggio ciclistici.
Mi sono appassionata ad osservare sudati ciclisti che spingevano al massimo sui pedali per sconfiggere gli avversari in un simpatico gioco che ricordava quello della corsa dei cavalli, solo che al posto dei cavalli in pista correvano 4 biciclettine che avanzavano appunto a suon di pedalate dei 4 ciclisti in gara.
Come gran finale è stata proiettata la prima di un documentario di una quarantina di minuti intitolato “Why we Cycle” che può essere eventualmente richiesto agli autori per la visione presso associazioni ecc.
Il quinto e ultimo giorno è stata la volta della visita alla bella città di Utrecht che aspira addirittura a diventare la futura capitale ciclabile mondiale. Trasformati in addetti ai cantieri, con tanto di caschetto e stivali antinfortunistici, i responsabili ci hanno accompagnato a visitare il rifacimento del parcheggio della stazione che nel giro di pochissimi mesi dovrebbe essere in grado di ospitare ben 30.000 biciclette, custodite e al coperto. Dato che in un tale labirinto diventa difficile vedere dove c’è un posto libero, ogni corridoio di rastrelliera a doppio piano è provvista di un sensore che ti segnala il numero di posti eventualmente liberi. Lungo le ciclabili che portano al centro sono invece installati dei display luminosi per indicare in tempo reale il numero di posti disponibili nei vari parcheggi del centro cittadino, tra cui quello della stazione diventerà ovviamente il più importante.
Abbiamo poi fatto una bella pedalata per la città accompagnati da uno dei responsabile della progettazione della viabilità che ci ha mostrato tutta una serie di soluzioni interessanti, tra cui il collegamento ad una zona esterna, ma densamente popolata della città, attraverso un grande ponte ciclopedonale la cui rampa passa sul tetto di una scuola elementare, soluzione tanto obbligata quanto originale per evitare di doverla abbattere.
Le auto vengono inoltre disincentivate sia attraverso una pesante tassazione, sia con la diffusione di ciclostrade con limite di 30 all’ora, dove sono le biciclette a farla da padrone e l’auto può transitare come “ospite”.
Ci è stato poi illustrato il funzionamento di un nuovo sistema in fase di sperimentazione per evitare la congestione dei ciclisti in prossimità dei semafori. Questo sistema si chiama ‘FLO’ Traffic System e viene posizionato circa 50 mt. prima del semaforo a cui il sistema è collegato. Attraverso dei sensori viene rilevata la velocità del ciclista in arrivo al quale viene segnalata, attraverso dei simpatici animaletti che compaiono su di un monitor, se deve rallentare oppure accelerare per trovare il semaforo verde. Ad esempio compare una lepre se il ciclista va troppo lento e deve accelerare, viceversa una tartaruga. Si tratta comunque di un sistema dai costi piuttosto proibitivi (circa 35.000 € a semaforo) e di nessun interesse per l’Italia né nell’immediato né in un prossimo futuro, visto che il nostro paese ha purtroppo ben altri problemi di viabilità da risolvere.
In conclusione si è trattato di giornate piene di stimoli positivi e di spunti interessanti. Certamente sarei già pronta a partire per la prossima Velo-City se non fosse che il prossimo anno si svolgerà in Brasile…quindi non esattamente dietro l’angolo per noi!!

Alessandra Lavagno
Socia CICLOCITTA’ – Fiab Varese