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	<title>Galleria &#8211; FIAB Ciclocittà Varese</title>
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	<title>Galleria &#8211; FIAB Ciclocittà Varese</title>
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		<title>Mare d&#8217;Inverno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Nov 2023 17:06:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cicloturismo]]></category>
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					<description><![CDATA[Magnifiche sorprese e cambi di programma La gita era programmata per la riviera di ponente ligure e Nizza ma per le gite autunnali, prima di fare le prenotazioni, preferiamo vedere le previsioni meteorologiche, perchè variabilità e fenomeni intensi ormai sono assai probabili. Così quest&#8217;anno abbiamo deciso all’ultimo momento di cambiare destinazione per evitare il maltempo.Il giorno antecedente la partenza si...]]></description>
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<p>Magnifiche sorprese e cambi di programma</p>



<p>La gita era programmata per la riviera di ponente ligure e Nizza ma per le gite autunnali, prima di fare le prenotazioni, preferiamo vedere le previsioni meteorologiche, perchè  variabilità e fenomeni intensi ormai sono assai probabili.</p>



<p>Così quest&#8217;anno abbiamo deciso all’ultimo momento di cambiare destinazione per evitare il maltempo.<br>Il giorno antecedente la partenza si è organizzato e prenotato tutto, fatti i percorsi, presi i biglietti del treno per andare sulla <strong>costa adriatica</strong> iniziando le visite da <strong>Ravenna</strong>.<br>Il nostro gruppo era ridotto a 8 partecipanti, numero che permette agilità di movimento e facilità di reperire posti per pernottare. Scesi dal treno a <strong>Faenza</strong> siamo giunti a Ravenna dopo una pedalata di circa 35 km e abbiamo iniziato subito la visita ai famosi monumenti e mosaici bizantini. </p>



<p>La bellezza che abbiamo ammirato e incantato ci ha indotto, vista l’insufficienza di tempo a disposizione, a modificare il programma e così abbiamo deciso di continuare la visita anche la mattina seguente e di recarci a <strong>Rimini</strong> in treno, non prima di aver visto S. Apollinare in Classe la pineta di Ravenna e<br>le saline di <strong>Cervia,</strong> giornata molto intensa e piacevole.</p>



<p><br>Da <strong>Rimini</strong> i luoghi da visitare sono ormai arcinoti: <strong>S. Leo</strong> con la sua fortezza siamo riusciti a visitarla ma il giorno successivo era in programma <strong>S. Marino</strong> facendo un percorso poco trafficato sul crinale dei colli esposto ai venti che in quel giorno soffiavano veramente forte rendendo la progressione in bici impossibile.<br>Cambio di programma con scelta di visitare <strong>Verucchio </strong>che è posto nella valle quindi al riparo delle folate più violente, e ancora con sorpresa ci siamo accorti che il suo centro storico meritava senz’altro una visita, anzi era forse meglio del turistico<strong> S.Marino</strong>, per non parlare del cipresso di 700 anni presso il convento dei frati minori di Santa Croce. </p>



<p>Rientrati abbastanza presto a Rimini ci siamo uniti al passeggio della folla nel centro storico, passando attraverso il forte che ospita il museo di <strong>Federico Fellini</strong> con le bici condotte a mano siamo stati redarguiti dal parcheggiarle nel cortile, constatato che i ciclisti non erano ben accolti abbiamo lasciato il luogo. Per nostra fortuna chiedendo informazioni a una passante ci ha informato che ricorreva il trentennale della morte di F. Fellini e l’accesso al museo era gratuito, siamo tornati prontamente sui nostri passi e ci siamo goduti le ricostruzioni delle scene cinematografiche più importanti dei suoi film.</p>



<p><br>Le strade di <strong>Rimini</strong> sono frequentate da numerosi ciclisti di tutte le tipologie da molto tempo, però il traffico automobilistico ha sovrastato la mobilità dolce, la struttura delle piste ciclopedonali anche se numerose disseminate per la città non è collegata in rete, togliendo la lunghissima ciclabile che costeggia il mare e quella che attraversa il parco, sono ricavate su marciapiedi stretti con fondo sconnesso e molte</p>



<p>si concludono sulla carreggiata dove sopraggiungono le auto. </p>



<p>Certo meglio così che niente ma le ho trovate un po’ pericolose!</p>



<p><em>Cesare P.</em></p>



<p></p>
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		<title>DAL LAGO MAGGIORE ALLA LIGURIA E RITORNO</title>
		<link>https://fiabciclocittavarese.it/2023/09/29/dal-lago-maggiore-alla-liguria-e-ritorno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Sep 2023 07:04:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cicloturismo]]></category>
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					<description><![CDATA[Una settimana di ferie e previsioni di bel tempo per noi significa: viaggio in bici (ma sarebbe stato lo stesso con tempo incerto!). Partendo da casa a Ispra vogliamo raggiungere pedalando la Liguria, ma siccome la meta non è mai lo scopo di un viaggio, decidiamo di esplorare la Valtrebbia.Partiamo la prima domenica di settembre seguendo le familiari piste lungo...]]></description>
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<p>Una settimana di ferie e previsioni di bel tempo per noi significa: viaggio in bici (ma sarebbe stato lo stesso con tempo incerto!). </p>



<p>Partendo da casa a <strong>Ispra</strong> vogliamo raggiungere pedalando la <strong>Liguria</strong>, ma siccome la meta non è mai lo scopo di un viaggio, decidiamo di esplorare la <strong>Valtrebbia</strong>.<br>Partiamo la prima domenica di settembre seguendo le familiari piste lungo i navigli. A <strong>Pavia</strong>, nello sterrato che ci porta sotto il ponte coperto per una foto ricordo, incontriamo il <em>tribulus terrestris</em>,una pianta erbacea dai gradevoli fiorellini gialli che sembrerebbe anche ricca di proprietà medicinali<br>e perfino afrodisiache. I suoi semi spinosi però si incuneano infidamente nei copertoni e, in un colpo solo, foriamo tre gomme. Scopriamo che il tribulus, come certificato dal nome, è un incubo per i ciclisti: ci dicono che da luglio a settembre meglio evitare gli sterrati pavesi e piacentini, a meno di<br>montare i tubeless. Fortunatamente nelle nostre zone non sembrerebbe esistere (ancora). Sostituzione delle camere d’aria come in catena di montaggio e ripartiamo, fino a <strong>Stradella</strong>, meta del nostro primo giorno.</p>



<p>La <strong>Valtrebbia</strong> la percorriamo in due tappe, risalendo il fiume. Nel primo tratto, da <strong>Piacenza</strong>, il Trebbia forma un ampio greto di sassi. Chissà come deve essere sembrato ad Annibale che ha attraversato con gli elefanti proprio questa valle. Dopo il ponte di <strong>Tuna</strong> non si può mancare il grosso<br>elefante che ricorda la battaglia del Trebbia del 218 a.c. Il paesaggio poi si fa collinare e bucolico fino a <strong>Bobbio</strong>, dove pernottiamo senza farci sfuggire la visita dell’abbazia di <strong>San Colombano</strong> e del<br>bellissimo <strong>Ponte Gobbo</strong> che, secondo alcuni critici, sarebbe raffigurato sullo sfondo della Gioconda.<br>Da <strong>Bobbio</strong> il fiume si fa incassato e dall’alto della strada che percorriamo, asfalto perfetto e pochissime auto, ammiriamo le pareti a strapiombo e i meandri. Sembra proprio che Hemingway avesse ragione quando scrisse della Valtrebbia come la più bella valle del mondo.  Arriviamo a<br><strong>Torriglia</strong> dopo la salita da <strong>Montebruno</strong>. Torriglia è un caratteristico borgo ligure tra le montagne, un<br>tempo la “Cortina della Liguria”, ma oggi trascurata dai i turisti che preferiscono mete più esotiche.<br>Queste montagne sono però anche un crocevia di percorsi escursionistici, ed infatti nello storico<br>albergo della Posta, fondato nel 1906, dove passiamo la notte, ci siamo solo noi e un gruppo di camminatori. </p>



<p>Ma <strong>Torriglia</strong> è anche la capitale italiana degli extraterrestri: nella notte tra il 6 e il 7 dicembre 1978 il metronotte Pier Fortunato Zanfretta, racconta di un incontro ravvicinato con gli<br>alieni. Da allora<strong> Torriglia</strong> accoglie appassionati di tutto il mondo che vengono qui per cercare di rivivere l’esperienza. Interessante è ascoltare le colorite storie del simpatico Pippo, proprietario<br>ottantenne dell’albergo. Ma Pippo è anche un ex-ciclista, e sarà lui, assicurandoci della facilità del <strong>Passo del Turchino</strong>, a convincerci che il ritorno a Ispra non prevedrà l’utilizzo del treno. Noi lo incoraggiamo a non chiudere l’albergo.<br>Scendiamo a <strong>Genova</strong> non percorrendo la statale, ma passando per il <strong>passo della Scoffera</strong>, una strada tra i boschi, con belle viste, praticamente tutta per noi. La prima impressione che un ciclista ha di Genova è che sia caotica e pericolosa, ed in effetti va attraversata con molta cautela. Solo dopo <strong>Pegli</strong><br>riprendiamo il gusto di pedalare. Ma siamo al mare e ad <strong>Arenzano</strong> facciamo tappa: è anche tempo di un meritato bagno!</p>



<p><br>Il vantaggio di viaggiare in bicicletta è che i contatti umani sono più facili, la gente ti avvicina e ti chiede da dove vieni, dove vai. Si scopre che tutti sono o sono stati ciclisti. Anche con la proprietaria della pensione Eden di <strong>Arenzano </strong>scoppia la simpatia reciproca. Patrizia non crederà mai che<br>riusciremo a fare il Turchino. Se passate da quelle parti, salutatela da parte nostra, le farà sicuramente un gran piacere.</p>



<p>L’indomani intraprendiamo la via del rientro, con un po’ di rammarico per non esserci fermati<br>qualche giorno: il mare è cristallino ed il cielo terso. Ma noi abbiamo la sfida della <strong>Milano-Sanremo</strong>, e per giunta al contrario. La salita al <strong>passo del Turchino </strong>è più facile di quanto ci aspettassimo, nonostante un po’ di vento. Prima di<strong> Ovada</strong>, sosta obbligata alla fontana dove Fausto Coppi, durante<br>gli allenamenti, riempiva la borraccia. Un gruppo di appassionati ne ha fatto un luogo di pellegrinaggio ciclistico. Lì noi ci dimentichiamo una delle nostre borracce (sarà un segno del destino?). Ne acquistiamo subito un’altra ad <strong>Alessandria</strong>.<br>Il ritorno lo dividiamo in due tappe con pernottamento a <strong>Valenza Po</strong>. Di lì poi attraversiamo la <strong>Lomellina </strong>e risalendo il <strong>Ticino</strong> torniamo a <strong>Ispra</strong>.</p>



<p><br>Alla fine abbiamo compiuto un anello di 600 chilometri in sei tappe. Un ritmo sostenuto per un viaggio di scoperta, ma che si può programmare con un maggior numero di tappe e magari con qualche giorno di sosta al mare. Abbiamo pedalato su piste ciclabili, strade secondarie e statali, ma<br>in zone remote dove le auto erano praticamente assenti. Siamo rimasti in prevalenza sull’asfalto, con solo brevi tratti di sterrato. Qualche salita, sicuramente affrontabile con un minimo di allenamento.<br>L’unica vera difficoltà è l’attraversamento di Genova da effettuare con molta attenzione.<br>Il dettaglio del percorso, anche scaricabile, e gli appunti di viaggio sono in Komoot:</p>



<p>https://www.komoot.com/it-it/collection/2383523/-acque-dolci-acque-salate-dal-lago-maggiore-alla-liguria</p>



<p>Vincenzo e Patrick</p>



<p></p>
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		<title>Lungo l&#8217;Elba, dalle sorgenti (CZ) a Dresda (D)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Sep 2023 09:49:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cicloturismo]]></category>
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					<description><![CDATA[Benché quasi sconosciuta in Italia, l&#8217;Elba (Labe in ceco, Elbe in tedesco) è un fiume importante dell’Europa centrale. Nasce in Repubblica Ceca, sui Monti dei Giganti (Krkonoše in ceco) al confine con la Polonia, scorre nella pianura boema sopra Praga, attraversa i monti della Sassonia, attraversa Dresda, poi le pianure della ex Germania Est, Magdeburgo e Amburgo, fino a sfociare...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;">Benché quasi sconosciuta in Italia, l&#8217;<strong>Elba</strong> (Labe in ceco, Elbe in tedesco) è un fiume importante dell’Europa centrale. Nasce in <strong>Repubblica Ceca</strong>, sui Monti dei Giganti (Krkonoše in ceco) al confine con la <strong>Polonia</strong>, scorre nella pianura boema sopra <strong>Praga</strong>, attraversa i monti della <strong>Sassonia</strong>, attraversa <strong>Dresda</strong>, poi le pianure della ex Germania Est, <strong>Magdeburgo</strong> e <strong>Amburgo</strong>, fino a sfociare nel Mare del Nord a <strong>Cuxhaven</strong> ai piedi della penisola danese. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;">Il nome Elba è una parola germanica che significa semplicemente fiume o alveo. I Romani, che tentarono di portarvi il confine del proprio impero, la chiamavano Albis. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;">Questa primavera abbiamo deciso di percorrerne una parte: eravamo alla ricerca di una vacanza con bicicletta muscolare su itinerari pianeggianti, immersi nella natura e in un paese che permettesse un budget vacanza ridotto. Ci siamo informati su qualche blog e sul sito ufficiale della ciclovia, abbiamo deciso l&#8217;itinerario, calibrato le tappe, effettuato le prime prenotazioni e abbiamo poi atteso che il gruppo si ingrandisse, arrivando a contare 13 amici: un bel gruppetto di pedalatori!  <span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;">Insieme faremo 456 km in 9 tappe. </span></span><br />
</span></span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Prima tappa</span>:</p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;">Siamo arrivati con aerei diversi trovandoci per cena in centro a <strong>Praga</strong> a mangiare il primo goulash con knedlíky della vacanza e a passeggiare tra i turisti in Piazza della Città vecchia. Il mattino seguente di buon ora abbiamo preso un autobus per <strong>Špindlerův Mlýn</strong>, il paese sui monti più vicino alle sorgenti dell&#8217;Elba, rinomata stazione sciistica invernale, che offre attività diverse per il turismo attivo anche d&#8217;estate. Qui in seggiovia siamo saliti a 1.200 metri a <strong>Medvědín</strong> e abbiamo percorso una parte del sentiero che conduce alle sorgenti del fiume, <strong>Pramen Labe</strong>, un luogo celebrativo con una vasca tonda e un muro che porta gli stemmi delle città attraversate dal fiume. Le sorgenti vere e proprie sono in una zona protetta e il programma serrato per la giornata non ci ha consentito di raggiungerle. Ridiscesi in paese abbiamo infatti incontrato il noleggiatore tedesco arrivato con un rimorchio, che ci ha consegnato le 13 trekking-bikes, con relative borse, caschetti, catene e kit di riparazione. E così è iniziata la discesa. La prima tappa l’abbiamo percorsa accanto al torrente, prima in ambiente montano poi via via più campestre, in mezzo a casette con giardini verdi pieni di meli, un leitmotiv del paesaggio ceco, e attraverso cittadine ricche di storia e di edifici colorati medievali e asburgici: <strong>Vrchlabì, Hostinné, Dvůr Králové nad Labem</strong>. Parecchie località lungo il fiume si chiamano nad Labem ovvero sull’Elba. Impariamo subito che purtroppo per il cicloviaggiatore in Repubblica Ceca alle 17 chiude quasi tutto e così se si vogliono visitare castelli, musei e chiese, è necessario farlo durante la giornata e non a fine tappa. Per fortuna le piazze non chiudono e per tutto il tratto ceco visiteremo piazze colorate, ampie, per il mercato, con ristoranti, botteghe e con l’immancabile municipio da un lato e la colonna mariana nel centro, eretta a metà del 1600 in ringraziamento per la fine della guerra dei Trent’anni e della peste che ne seguì e segno, contemporaneamente, della sovranità cattolica asburgica che fu trionfante sul protestantesimo popolare hussita. Tutto molto interessante ma siccome anche le cucine dei ristoranti chiudono presto, ci affrettiamo a cenare. </span></span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Seconda tappa</span>:</p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;">La seconda tappa ci porta a pedalare verso la vicina <strong>Kuks</strong>, paese con uno scenografico castello barocco settecentesco con salita monumentale, terrazza con statue, chiesa, giardino botanico, ospedale e terme curative, fatto erigere dal conte Špork su progetto dell’architetto italiano Giovanbattista Alliprandi. Špork era un appassionato di musica e teatro e sponsorizzò la loro diffusione a <strong>Kuks</strong> e alla corte di Praga invitando compositori italiani tra cui Antonio Vivaldi. Di questo veniamo a conoscenza dal direttore del piccolo museo della musica italiana e del teatro, che ci sente parlare e si avvicina curioso stupendoci col suo bell’italiano. Siamo solo all’inizio della tappa; riprendiamo la strada fermandoci a pranzare in un chiosco sulla riva di un laghetto: si mangiano trote, si fa il bagno e si bevono le tipiche limonate casalinghe leggermente dolci e leggermente frizzanti. Poi, sotto il sole, passiamo attraverso <strong>Jaroměř</strong>, città che si trovava al confine dell’impero asburgico con la Prussia e che per questo fu dotata della cittadella ottagonale fortificata di <strong>Josefov</strong>, costruita da un ingegnere francese alla fine del Settecento.Siamo ormai nella pianura boema, l’Elba grazie agli affluenti ha raggiunto finalmente la larghezza di un fiume e ogni cittadina storica si trova su un’altura da cui poteva dominare la campagna. Bisogna tenerlo presente quando si decide di visitarle subito dopo pranzo! Fa molto caldo, è persino afoso: pensare che temevamo di trovare un clima già semi-autunnale nella seconda metà d’agosto. Purtroppo di fontanelle non se ne trova neppure una e questa sarà una costante di tutto il tratto percorso in <strong>Repubblica Ceca</strong>. Tra ponti storici, moderni e dighe per la produzione elettrica arriviamo alla città di <strong>Hradec Králové</strong> (ovvero Castello della Regina, la regina Elisabetta di Polonia vissuta a cavallo tra il Due e il Trecento), con il solito centro storico in collina e notevoli edifici art decò degli anni ‘20 e ‘30 del Novecento. La ciclovia è sempre ben segnalata e anche nelle città non ci si perde. La ciclabilità è incentivata: pedaliamo spesso su segnaletica ciclistica specifica e il “senso unico eccetto bici” è la norma nei centri storici. E’ ormai tardo pomeriggio e non c’è tempo per visitare la Gingerbread House nei pressi di <strong>Pardubice</strong>, la nostra meta, ci accontentiamo di vedere dalla pista la fortezza di <strong>Kunětická Hora</strong>. A Pardubice alloggiamo proprio dietro il castello barocco, in un alberghetto bike-friendly come molti altri che incontreremo lungo la ciclovia. Per fare la doccia ci dimentichiamo che le cucine chiudono terribilmente presto ma per fortuna un ristorante cinese aperto un po’ più a lungo ci salva la cena. Lungo tutto il percorso incontreremo parecchi locali cinesi e vietnamiti, oltre agli immancabili kebap turchi e agli innumerevoli ristoranti dal nome italianeggiante. </span></span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Terza tappa:</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;">Al mattino del terzo giorno ripartiamo verso la campagna, che ha una storica tradizione di allevamento di cavalli. Ci fermiamo alle scuderie imperiali asburgiche di <strong>Kladruby nad Labem,</strong> che tutt’oggi allevano i cavalli bianchi da cerimonia per le corone danese e svedese. E’ giorno di chiusura ma ci sono pannelli per un giro autoguidato degli spazi esterni. L’Elba scorre lentamente nella pianura, tra foreste di querce e anse ormai abbandonate diventate riserve naturali lacustri. Il taglio del legno di rovere da costruzione fu proprio ciò che diede modo di allevare nelle praterie i cavalli da lavoro e per le cerimonie di corte. E’ una zona di vacanza per il turismo ceco, incrociamo vari campeggi sulla riva di laghetti e vicino alle scuderie. Terminiamo la tappa a <strong>Kolìn,</strong> cittadina, manco a dirlo, in collina, con una suggestiva imponente chiesa medievale, una torre civica con il classico tetto boemo, una piazza con municipio e colonna mariana ma anche alcune case medievali del quartiere ebraico, con il vicolo dell’Oro, la sinagoga e il cimitero dalle lapidi antiche. Una delle case del ghetto diede i natali all’ingegner Josef Popper, nonno del più famoso Karl, il filosofo.</span></span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Quarta tappa:</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;">Il quarto giorno pedaliamo lungo il fiume che inizia la sua “risalita” verso nord, ancora in mezzo ad anse abbandonate diventate stagni e laghetti. Passiamo da <strong>Poděbrady</strong>, città termale di inizio Novecento: nel corso di alcuni lavori furono scoperte 12 fonti sotterranee di acque ferrose dalle proprietà curative per disturbi cardiovascolari e muscolari. Facciamo una passeggiata nell’Allée alberata tra alberghi e stabilimenti termali, per bere le acque dalle fontane termali pubbliche. Chissàc he il ferro ci aiuti a rinforzare un po’ i muscoli..! Ancora alcuni chilometri e siamo a <strong>Nymburk</strong>, borgo medievale fortificato con una doppia cinta muraria turrita, in gran parte ricostruita tuttavia suggestiva. Nel pomeriggio scegliamo un laghetto tra quelli lungo il percorso e ci godiamo un bel bagno rinfrescante. Poi, in una lunga pedalata su piste un po’ asfaltate, un po’ sterrate, un po’ pavimentate in sasso e un po’ anche in costruzione (eh già, abbiamo ignorato una deviazione!) ammiriamo da lontano la sagoma del palazzo barocco di <strong>Lysa nad Labem</strong> e ci dirigiamo a <strong>Čelákovice</strong>. Lungo le sponde dell’Elba incontriamo e incontreremo pescatori accampati con le proprie tende, bagnanti che scendono al fiume dalle proprie casette di vacanza, persone che praticano la canoa o lo stand-up paddle. La ciclovia non è molto trafficata, non incontriamo tanti altri cicloviaggiatori come noi, incontriamo però nonni a spasso coi nipotini e giovani con bici a spinta senza pedali (devono essere di moda qui). In generale il fiume è accessibile e vissuto, la gente ricerca il contatto con l’acqua e la pratica degli sport sembra essere diffusa, a giudicare anche dagli impianti sportivi che vediamo lungo il percorso.Arriviamo tardi a <strong>Čelákovice</strong> e le solite chiusure delle cucine ci obbligano a una nuova cena cinese,questa volta al ristorante dell’albergo. </span></span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Quinta tappa:</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;">Al mattino del quinto giorno un veloce salto al supermercato e siamo di nuovo in sella lungo il fiume. Tutto in <strong>Repubblica Ceca</strong> si può pagare con la carta contactless, potremmo vivere senza contanti: dai tram di Praga al più sperduto negozio di provincia, per noi turisti è comodissimo. La città seguente è <strong>Brandýs nad Labem</strong>, col castello di caccia degli Asburgo. Lo visitiamo, tra stanze piene di armature e di teste di camoscio, apprendiamo che è stata dimora di Leopoldo II di Toscana di cui tutt’ora conserva la ricca collezione di cartografie, libri di viaggio e cimeli naturalistici raccolti dal figlio Ludovico, e dimora di Karl, l’ultimo imperatore d’Austria-Ungheria con la moglie Zita di Borbone Parma. Il cortile del castello è decorato a sgraffito con motivi rinascimentali, come tanti altri castelli visti lungo il percorso. Dopo una veloce visita anche al paese di <strong>Stara Bolesav</strong> dirimpetto sull’Elba e alla sua chiesa di Maria Panny (Maria Vergine), arriviamo a <strong>Mělník</strong>, città in collina alla confluenza con la Moldava, sulle cui mura del castello si radunano alla sera i giovani. Il pendio verso il fiume è interamente occupato da vigneti, stiamo entrando nella zona di produzione del vino che ci accompagnerà fino a <strong>Dresda</strong>. La frutta invece, tra prugni, susini, meli, peri e i più spontanei lamponi e more, ci ha accompagnato lungo tutto il tragitto, allietando le nostre fatiche con zuccheri succosi, ancora più graditi perché colti direttamente dalle piante a bordo pista.</span></span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Sesta tappa:</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;">Il mattino dopo, sesto giorno, dopo una colazione al bar italiano della piazza, costeggiamo un lungobacino artificiale per le gare di canottaggio, visitiamo brevemente la cittadina tutta in salita di <strong>Roudnice nad Labèm</strong>, poi prendiamo un traghetto che ci porta sull’altra sponda e con una deviazione arriviamo a <strong>Terezìn</strong> o <strong>Theresienburg</strong>, città fortificata, costruita e dedicata a Maria Teresa d’Austria ma divenuta tristemente famosa perché la sua cittadella è stata utilizzata come campo di prigionia “modello” per la propaganda ai tempi del regime nazista. Di qui transitarono e qui morirono di stenti migliaia di prigionieri ebrei e politici, ricordati nel memoriale di lapidi appena fuori dalle mura. In 5 km da Terezìn raggiungiamo <strong>Litoměřice</strong>, nostra meta della giornata: cittadina in collina (ma dai?) sulle rive dell’Elba, con una bella piazza e bel palazzo vescovile. E’ proprio ai piedi della zona montuosa della <strong>Boemia</strong>. D’ora in poi fino a <strong>Dresda</strong> pedaleremo nella vallata scavata dall’Elba attraverso i monti.</span></span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Settima tappa:</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;">Settimo giorno, il meteo sembra buono ma sappiamo che cambierà presto. Pedaliamo sulle rive del fiume in un territorio che ci sembra più ricco: barche, motoscavi, club nautici ma anche treni, cavalcavia, industrie. L’Elba non è più solo fiume per la pesca, le passeggiate e le dighe elettriche ma anche via di comunicazione per i trasporti mercantili. Attraversiamo la ferrovia nei pressi di una grande diga proprio sotto alla rocca medievale di <strong>Hrad Střekov</strong> e arriviamo a <strong>Ustì nad Labèm</strong>, una cittadina industriale su una piega del fiume. Per evitare la pioggia pedaliamo veloci fino alla meta, <strong>Děčín</strong>, su cui non abbiamo grandi aspettative. E invece <strong>Děčín</strong>, ultima città prima della frontiera, ci sorprende col suo bel castello barocco in cima al colle, preceduto da salita monumentale e giardini di rose e viti, in cui era stato ospitato a comporre Chopin, e che ci delizia con un concerto di jazz ceco in una piazzetta con chiosco di aperitivi e gelati. Grazie alla minaccia di pioggia siamo arrivati presto e riusciamo a gustarci perfino l’aperitivo!</span></span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Ottava tappa:</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;">L’indomani, ottavo giorno, dopo una lunga colazione per aspettare che termini la pioggia arrivata nella notte, percorriamo l’ultimo tratto ceco fino alla frontiera con la <strong>Germania</strong>: un paio di stemmi segnalano il passaggio di stato e cambiano subito sia la cartellonistica che la segnaletica della ciclabile. Pur essendo il tratto meno meno rodato della ciclovia, abbiamo trovato il percorso ceco sempre ben segnalato: segnali piccoli ma esaurienti, non invadenti e affissi nei punti giusti. Pedaliamo sempre a fianco al treno e a cespugli di more fino a <strong>Krippen</strong>, dove troviamo la festa del paese; ci fermiamo per pranzo, tra succhi di bacche fresche, birre, spiedini, un complesso che suona “Ueber den Wolken” e il tiro con balestra ad un bersaglio di legno a forma d’aquila bicefala a cui bisogna far cadere teste, coda, ali e zampe. Il vincitore dell’anno sarà ricordato con una targa da affiggere sulla porta di casa. Per le vie del paesino si vedono pannelli che raccontano la storia di poeti e pittori romantici tedeschi che venivano a soggiornare nella cosiddetta “<strong>Svizzera Sassone</strong>” richiamati dalle forme a pinnacolo delle montagne d’arenaria erose da pioggia e vento e dalle loro atmosfere misteriose nelle giornate di nuvole e nebbie. Passato il fiume su di un ponte arriviamo a <strong>Bad Schandau</strong>, cittadina termale, meta di turismo tedesco di una certa età ma anche di giovani allegri in camicia a scacchi e con la birra in mano. La tappa di oggi è stata volutamente breve così da poter parcheggiare le bici, prendere il tram storico della <strong>Kirnitzschtal</strong> e, dopo 8 kilometri di viaggio lento e scampanellante in salita, passeggiare nei boschi per ammirare i panorami gugliformi della Kuhstall, uno di quelli amati dagli artisti dell’Ottocento. Alla sera, al ristorante, rispettando orari ancora più anticipati di quelli cechi, ci accorgiamo dal conto di essere proprio arrivati in <strong>Germania</strong> &#8230;!</span></span></p>
<p><span style="text-decoration: underline;">Nona tappa:</span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;">Ultimo giorno di pedalata: dopo una colazione con coda all’unica panetteria del paese aperta di domenica (e il disagio dev’essere così sentito che se ne parla anche sul giornale locale!), partiamo con tempo piuttosto incerto e infatti dopo poco inizia a scendere un po’ di pioggia. Le strategie per affrontarla sono varie: c’è chi preferisce mantella e ciabatte e chi indossa scarpe chiuse e canottiera. Passiamo sotto alla fortezza di <strong>Königstein</strong> e arriaviamo a <strong>Bastei</strong>, parcheggiamo le bici e con una zattera attraversiamo il fiume. Risaliamo la montagna seguendo un sentiero ben segnalato insieme a turisti mitteleuropei per nulla intimoriti dalla pioggia e arriviamo al ponte di pietra costruito sulle guglie da cui si ammirano panorami di suggestiva bellezza. Aspettiamo che spiova un poco pranzando con una specie di pizza e ripartiamo lungo il fiume fino a<strong> Stadt Wehlen</strong>, paese con chiesa ciclistica <em><strong>(Radfahrerkirche)</strong></em>, <strong>Pirna</strong> e poi, in mezzo ai passeggiatori della domenica e sotto nuvole sempre più scure, fino ai sobborghi di <strong>Dresda</strong>. Ci dividiamo: un gruppo si dirige subito in città, un altro attraversa il fiume fino al castello di <strong>Pillnitz</strong>, residenza estiva dei sovrani di Sassonia, in restauro ma che lascia vedere una facciata di chinoiserie,una scalinata in discesa sul fiume e un giardino botanico di camelie e palme che, però, non visitiamo. E’ il fine settimana delle cantine aperte e approfittiamo della vicinanza di una azienda vinicola per recarci nel giardino in cui assaggiare il vino bianco locale accompagnato con paninetti al formaggio. Gli autoctoni non sono ovviamente turbati dal meteo ma a un certo punto piove così tanto che i musicisti smettono di suonare. Quando possibile riprendiamo le bici e percorrendo sobborghi e paesini riguadagnamo la sponda nord del fiume e dopo essere passati sotto al <em><strong>Blaues Wunder</strong></em> (il ponte in ferro Meraviglia blu) iniziano ad apparire in lontananza le sagome barocche della città vecchia di <strong>Dresda</strong>. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;">Ci accomodiamo agli alloggi e in serata riconsegnamo le bici al noleggiatore. Il mattino dopo, in attesa del treno per Praga, partecipiamo a un piovoso tour della città storica condotto in inglese da un giovane italiano. Impariamo la storia della città dalle sue origini (Dresden dallo slavo Dresdania, “villaggio della gente della foresta”) ai duchi e poi re sassoni (sopra a tutti Augusto II detto Ercole), fino al bombardamento, ai decenni comunisti e alla ricostruzione. Visitiamo ancora parte del museo del castello, il Residenzschloss, con l’esposizione dei meravigliosi tesori della corona, e poi in treno ripercorriamo a ritroso la vallata dell’Elba fino quasi a <strong>Litoměřice</strong>, prima di deviare in linea retta verso <strong>Praga</strong>. Il treno accumula ritardo e anche per l’ultima cena ci accoglie un ristorante cinese (neppure a Praga le cucine chiudono molto tardi). Chiudiamo i conti con lo <strong>Splitwise</strong> e poi ognuno si organizza per il rientro. </span></span></p>
<p><span style="font-family: Times New Roman, serif;"><span style="font-size: large;">Se non si è mai visitata la capitale ceca vale la pena attaccare al viaggio in bici qualche giorno di visita più turistica di questa città, che è stata anche capitale del Sacro romano impero degli Asburgo, che ha vissuto le guerre hussite, le defenestrazioni, in cui Mozart ha composto e rappresentato il “Don Giovanni”, che custodisce nella sinagoga vecchia la leggenda del Golem, che ha ispirato i capolavori letterari di Franz Kafka, le statue contemporanee di David Cerny, i disegni di Mucha, le musiche di Dvořák e Smetana, che ha visto sorgere palazzi liberty e rotocubisti, che ha visto bruciare nel 1969 le giovani torce umane e la rivoluzione di velluto nel 1989, che ha dedicato l’aeroporto a Václav Havel e in cui ogni sera si trovano concerti di musica e spettacoli di teatro. Una città adagiata tra colline verdi su un’ansa della Moldova, il fiume che a Melnik avevamo visto confluire nella più piccola, ma più lunga, Elba.</span></span></p>
<p>Paola</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>SULLA FRANCIGENA, PADRE E FIGLIO</title>
		<link>https://fiabciclocittavarese.it/2023/09/13/sulla-francigena-padre-e-figlio/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Sep 2023 16:11:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cicloturismo]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandro]]></category>
		<category><![CDATA[CICLOTURISMO]]></category>
		<category><![CDATA[Comerio]]></category>
		<category><![CDATA[francigena]]></category>
		<category><![CDATA[Lorenzo]]></category>
		<category><![CDATA[Passo della Cisa]]></category>
		<category><![CDATA[ROMA]]></category>
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					<description><![CDATA[Anche quest&#8217;anno ho il piacere di condividere con voi una magnifica esperienza realizzata lo scorso luglio insieme a mio figlio Lorenzo di 13 anni. Abbiamo percorso in bicicletta la Via Francigena da Comerio a Roma. L&#8217;8 luglio da Comerio abbiamo raggiunto Pavia e iniziato &#8220;il cammino&#8221; verso Roma. Abbiamo attraversato decine di località e paesaggi stupendi, tra cui Piacenza, Fiorenzuola,...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;">Anche quest&#8217;anno ho il piacere di condividere con voi una magnifica esperienza realizzata lo scorso luglio insieme a mio figlio Lorenzo di 13 anni.</span></span></span></p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;">Abbiamo percorso in bicicletta la Via Francigena da <strong>Comerio</strong> a <strong>Roma</strong>.<br />
L&#8217;8 luglio da Comerio abbiamo raggiunto Pavia e iniziato &#8220;il cammino&#8221; verso Roma.<br />
Abbiamo attraversato decine di località e paesaggi stupendi, tra cui <strong>Piacenza</strong>, <strong>Fiorenzuola</strong>, <strong>Berceto</strong>. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;">Una volta superato il<strong> passo della Cisa</strong> siamo entrati in Toscana, da <strong>Pontremoli</strong> a <strong>Pietrasanta</strong>, da <strong>Lucca</strong> a <strong>Pisa</strong>, e poi  <strong>San Miniato</strong>, <strong>San Gimignano</strong>, <strong>Siena</strong> e <strong>Radicofan</strong>i. Entrati nel Lazio abbiamo raggiunto <strong>Viterbo</strong>, passando prima per il limpidissimo <strong>lago di Bolsena</strong>.<br />
Ed infine l&#8217;arrivo il 18 luglio a<strong> Roma</strong>, dove ad attenderci c&#8217;era la spettacolare  ed immensa Piazza San Pietro. </span></span></p>
<p>Ogni tappa un insieme di esperienze indimenticabili, a partire dalle persone in cammino come noi verso Roma, gente di ogni parte del mondo, con cui pedalare per qualche chilometro o semplicemente per scambiarsi un saluto o fare quattro chiacchiere e riposarsi.</p>
<p>I numerosi incontri fatti durante il viaggio hanno sicuramente alleggerito i quasi 1000 chilometri di strada percorsi (970 per l&#8217;esattezza) e &#8220;rinfrescato&#8221; le caldissime giornate di luglio.</p>
<p>Un grazie a tutte le strutture che ci hanno ospitato lungo il cammino, dagli ospitali organizzatissimi e sempre pronti ad accogliere anche l&#8217;ultimo dei pellegrini, ai punti di ristoro felici di scattare una foto ricordo insieme e sempre pronti a rinfrescare l&#8217;acqua delle borracce.</p>
<p>Un&#8217;esperienza di vita che non dimenticherò mai e che spero resterà nel cuore di mio figlio Lorenzo, che è stato esemplare nell&#8217;affrontare sempre le fatiche quotidiane con il sorriso, con l&#8217;entusiasmo, con gli occhi pieni di sorpresa e felicità per ogni tappa conclusa, per ogni luogo nuovo scoperto e per ogni persona nuova conosciuta.</p>
<p><span style="color: #000000;"><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;">Alessandro, e Lorenzo</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Georgia, serif;"><span style="font-size: medium;"> </span></span></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Vacanza imperiale:  da valle Aurina alla Croazia</title>
		<link>https://fiabciclocittavarese.it/2023/09/08/vacanza-imperiale-da-valle-aurina-alla-croazia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Sep 2023 09:06:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cicloturismo]]></category>
		<category><![CDATA[Alto Adige]]></category>
		<category><![CDATA[Austria]]></category>
		<category><![CDATA[CICLOTURISMO]]></category>
		<category><![CDATA[Ciclovia Alpe Adria]]></category>
		<category><![CDATA[cicloviaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Croazia]]></category>
		<category><![CDATA[Istria]]></category>
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					<description><![CDATA[Cosa hai fatto questa estate? Un sacco di cose! Sono stato in un sacco di posti, fatto un sacco di salite e discese! Un&#8217;estate in bicicletta. Una estate piena. A cominciare dall&#8217;organizzazione delle vacanze. Ho dovuto rinunciare  al tratto Salisburgo-Grado per l’impossibilità di trovare da dormire intorno a Salisburgo a meno di non lasciare un rene. Bisogna prenotare mesi prima....]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Cosa hai fatto questa estate?<br />
Un sacco di cose! Sono stato in un sacco di posti, fatto un sacco di salite e discese!<br />
Un&#8217;estate in bicicletta. Una estate piena. A cominciare dall&#8217;organizzazione delle vacanze. Ho dovuto<br />
rinunciare  al tratto Salisburgo-Grado per l’impossibilità di trovare da dormire intorno a Salisburgo a meno di non lasciare un rene. Bisogna prenotare mesi prima. Ma non mi piace organizzare le cose con troppo anticipo, specie quando sono in giro da solo. E quindi spesso devo inventare “piani B”. Anche quest’anno la scelta è ricaduta sulla <strong>Valle Aurina in Alto Adige</strong>, una specie di “buen retiro” cui sono affezionato. L’organizzazione del bagaglio e l’allestimento della bicicletta sono stati divertenti perchè anche in questo caso ho dovuto limitare al minimo (e forse anche meno) gli oggetti trasportati. Quindi tutto pronto sulla tavola e poi <em>“questo si, questo no, questo sì, questo forse&#8230; “</em>  . Il bagaglio: una specie di tetris, un incastro fra quel che serve, quel che potrebbe servire e quello che si può portar via e quello che è meglio lasciare a casa.<br />
Partito da casa in bicicletta (in realtà mi son fatto accompagnare in macchina a Milano-Lambrate all’alba di un inizio di agosto) sono andato in treno a <strong>Brunico</strong> per passare una settimana in Valle Aurina “a valicar montagne”, su strade sterrate in mezzo al verde, con salite degne di questo nome, malghe e panorami che valgono la fatica per arrivarci. Una settimana intensa, nuvolosa e freddina (le quote contano) con qualche sprazzo di sole, fatta di quelle giornate che alla sera dopo cena al massimo c’è tempo e forza per riordinare le idee per il giorno dopo. Decine e decine di foto. Poche biciclette, tante E-bike. Talmente poche le biciclette che un giorno ne ho trovate 5 tutte insieme e ci siamo fotografati. Per chi ha passione della montagna la Valle offre un mix ricchissimo di salite in bicicletta e prosecuzioni a piedi. Quest’anno solo bici per me.<br />
Poi un viaggio di tre giorni da <strong>Brunico</strong> per il trasferimento lungo la valle del <strong>Gail in Austria</strong> parallelamente al confine con l’Italia, per incrociare poco prima di <strong>Villach</strong>, la <strong>Ciclovia Alpe Adria</strong> e giù fino a <strong>Grado</strong>. Un trasferimento con un percorso in parte sulla trafficatissima ciclovia verso <strong>Lienz</strong> ed in parte strade statali poco trafficate e percorse da gente che guida l’auto sapendo cosa vuol dire andare in bicicletta. Il fascino di un percorso senza alcuna prenotazione per la notte ma con il “piano B” (un altro) pronto. La fortuna mi ha dato una mano ed ho dormito sempre al coperto, una notte in un bel posto, la notte successiva&#8230; un po&#8217; meno bello. Ma siccome il mondo è piccolo in quell’affittacamere, nel paese di <strong>Pontebba</strong> ho trovato un altro cicloturista:</p>
<p><em> &#8211; Da dove vieni?</em></p>
<p>&#8211; da Jesi, vicino ad Ancona &#8230;</p>
<p><em> &#8211; si, so dov’è Jesi&#8230; conosci per caso questo signore qui ?</em></p>
<p>&#8211; Certo, l’ho visto anche la scorsa settimana !</p>
<p>“Selfieee” e poi siamo andati a cena. Ultimo giorno tutto in discesa da <strong>Pontebba</strong> fino a <strong>Grado</strong> lungo la ciclovia, costruita sul vecchio sedime della ferrovia. Ingegneria ferroviaria di alto livello con ponti in ferro e muri in pietra ottimamente conservati. Vecchie stazioni riadattate a nuove funzioni. Il fascino di immaginare come fossero quei posti quando la ferrovia era ancora in esercizio, in mezzo a montagne severe e paesaggi innevati. Paesini bellissimi come <strong>Venzone</strong> con le sue mura fortificate e città grandi come <strong>Udine</strong> dove sono anche riuscito (ma non solo io) a perdere la traccia. A <strong>Grado</strong> dove sono arrivato solo per pedalare sulla striscia di terra che attraversa la laguna, &#8216;rendez-vous&#8217; coniugale con una  signora con la panda rossa che mi suona dalla statale, con un tempismo incredibile. Due foto, caricamento della bicicletta in macchina (la Panda è più grande di quel che sembra) e poi meritata sosta nella città di <strong>Palmanova</strong> che vale la visita anche solo per girare in una città dalla planimetria così particolare. Quote altimetriche in decisa diminuzione e temperature in leggero aumento.<br />
Il giorno dopo partenza per <strong>Cres</strong>, sull’isola omonima, in <strong>Croazia.</strong> Viaggio, traghetto e definitivo addio alle temperature “amichevoli” della settimana precedente. Due settimane di caldo torrido. E mentre mia moglie arrostiva sulla spiaggia, io andavo in giro in bicicletta. Il sole forte mi ha costretto a bere l’acqua delle borracce ad una temperatura da tisana. Ho alternato un giorno di fatica sui pedali ed un giorno di riposo, per non finire come un gambero sulla griglia. Non una goccia d’acqua dal cielo e spesso manco quella dalle fontane. Mi sono scelto i percorsi che per quanto fossero faticosi ed assolati avessero un senso rispetto alla fatica da fare. Paesi in pietra come <strong>Lubenjce</strong> (la Hibernicia dei romani), sentieri nel bosco a volte su sterrate ed altrettanto spesso su sentieri irti di pietre aguzzi e rovi. Ambiente severo, piegato e forgiato dal vento forte che tira durante l’anno. Muri a secco in pietra che fanno da confini, che spesso sono opere d’arte e riparano stentoree greggi di pecore . Finestre e balconate sul mare azzurro. Tutto quello che serve a non rimpiangere la spiaggia. Piste ciclabili in posti che non ti aspetteresti, di fianco ad una statale, neanche fossimo in Germania. A tratti una rete di ciclabili in mezzo al bosco ed alle colline brulle ben segnate. In più di venti anni di frequentazione di quei posti ho potuto testimoniare il cambiamento dell’offerta turistica. A mio parere in peggio, verso una omologazione che non mi appassiona. Rientro in Italia passando da <strong>Trieste</strong> e e sosta in una tipica &#8216;osmiza&#8217; per un pranzo con vista mare.<br />
Fra poco si ricomincia a sognare per l’anno prossimo.</p>
<p>Marco Fardelli</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>TUSCANY TRAIL (2): DA CICLOTURISMO</title>
		<link>https://fiabciclocittavarese.it/2023/09/01/tuscany-trail-2-da-cicloturismo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Sep 2023 16:07:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cicloturismo]]></category>
		<category><![CDATA[Castiglione della Pescaia]]></category>
		<category><![CDATA[CICLOTURISMO]]></category>
		<category><![CDATA[Paganico]]></category>
		<category><![CDATA[San Vincenzo]]></category>
		<category><![CDATA[toscana]]></category>
		<category><![CDATA[TUSCANY TRAIL]]></category>
		<category><![CDATA[Volterra]]></category>
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					<description><![CDATA[Il Tuscany Trail (TT) è uno di quegli eventi in cui i partecipanti &#8220;lievitano&#8221; da pochi della prima edizione a tantissimi, per vari motivi, alcuni comprensibili altri meno evidenti. Nell&#8217;edizione 2023 &#8211; quella del decennale &#8211; è stato proposto per la prima volta un percorso circolare, invece che lineare, per far coincidere partenza e arrivo; ma soprattutto ha accolto poco...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-size: large;">Il Tuscany Trail (TT) è uno di quegli eventi in cui i partecipanti &#8220;lievitano&#8221; da pochi della prima edizione a tantissimi, per vari motivi, alcuni comprensibili altri meno evidenti.<br />
</span></div>
<div><span style="font-size: large;">Nell&#8217;edizione 2023 &#8211; quella del decennale &#8211; è stato proposto per la prima volta un percorso circolare, invece che lineare, per far coincidere partenza e arrivo; ma soprattutto ha accolto poco meno di 5000 iscritti !<br />
</span></div>
<div><span style="font-size: large;"> </span></div>
<div><span style="font-size: large;">Per noi &#8211; Gigio, Daniele, Leonardo e altri amici che poi non riusciranno per motivi diversi a partecipare &#8211; </span> <span style="font-size: large;">l&#8217;inizio di tutto è in inverno, con mesi di anticipo.<br />
</span></div>
<div><span style="font-size: large;"> </span></div>
<div><span style="font-size: large;">L&#8217;inverno passa alla svelta, i messaggi dall&#8217;organizzazione si susseguono con regolarità e via via più precisi, ci incontriamo e confrontiamo. </span><span style="font-size: large;">Si formano anche dei sottogruppi per affinità di &#8220;stile di pedalata&#8221;, diciamo così. Io e Daniele, nella vasta libertà logistica della TT, scegliamo l&#8217;opzione &#8220;media&#8221;: tappe non troppo lunghe, soste per la notte non del tutto casuali. Confronti, ragionamenti, studio della traccia: Daniele con accorta previdenza prenota 3 alberghi lungo il percorso. </span><span style="font-size: large;">Gigio sceglie l&#8217;opzione &#8220;randonneur&#8221; </span><span style="font-size: large;">(leggi il suo <a href="https://fiabciclocittavarese.it/2023/07/01/tuscany-trail-1-da-randonneur/">racconto</a>).</span></div>
<div><span style="font-size: large;"> </span></div>
<div><span style="font-size: large;">Arriva il 31 maggio: da Varese, io e Daniele viaggiamo in auto fino a Donoratico </span> <span style="font-size: large;">dove presso il campo base in una Pineta umida di pioggia</span> <span style="font-size: large;"> ritiriamo il pacco di benvenuto, la maglia con cappellino e la targhetta. Ma il meteo minaccia pioggia &#8230;<br />
</span></div>
<div></div>
<div><span style="font-size: large;"> </span></div>
<div><span style="font-size: large;"><u><b>giovedì 1 giugno</b>:</u> </span><span style="font-size: large;">dopo il riposo notturno nel delizioso <strong><span style="color: #0000ff;"><a style="color: #0000ff;" href="https://www.miiohotel.com/hotel/">Hotel Miio</a></span></strong>  di S.Vincenzo, lasciamo in città l&#8217;auto per raggiungere in bici la partenza di Donoratico, ma ancor prima di arrivare alla Pineta succede un grave inconveniente che rischia di far fallire tutto: pedalando lungo la trafficatissima Aurelia-vecchia io perdo la pastiglia usurata del freno anteriore (malinteso con il meccanico di fiducia nella messa a punto della bici). Per una provvidenziale premonizione ne ho due di scorta e grazie soprattutto all&#8217;abilità tecnica di Daniele, risolviamo, ci aggreghiamo ai primi partenti del mattino e  finalmente iniziamo  a pedalare lungo la traccia: siamo un serpentone lunghissimo di ciclisti e cicliste di ogni età, forma fisica, tipo di abbigliamento ed equipaggiamento.  Essere in tanti e tante, come formiche in lunghe file, mette un buonumore contagioso, ma da subito gli assembramenti intorno ai bar e ogni genere di rivendite alimentari ci rendono paragonabili ad un&#8217;invasione di cavallette. Ci lasciamo alle spalle la pineta lungomare di Cecina, poi Bolgheri, i primi paesi sulle colline, poi si sale e scende da strade di bosco un po&#8217; umide, si guada il Cecina (o affluente &#8230;) e si comincia ad intuire le alture di Volterra e a vedere il cielo nero di pioggia all&#8217;interno: risuciremo ad evitarla ? No, arriviamo in cima alla salita di Volterra con le mantelline, con l&#8217;acqua che scorre sotto e contro le ruote e rende lucido l&#8217;asfalto, ognuno con il suo passo. Entrati in Volterra dalla Porta Ovest occupiamo la piazza del municipio e i bar nei dintorni, poi raggiungiamo <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="https://www.foresteriavolterra.com/">Hotel Foresteria</a></strong></span> , e la cena è in un <span style="color: #0000ff;"><strong> <a style="color: #0000ff;" href="https://www.chiostrodellemonache.com/">ex-convento</a></strong></span>  vicino, insieme ad Angelo e Belinda di Legnano (li ritroveremo all&#8217;arrivo, 4 giorni dopo).</span></div>
<div><span style="font-size: large;"> </span></div>
<div><span style="font-size: large;"><u><b>venerdì 2 giugno</b> </u>si parte con il sole<u>,</u> lunga discesa e poi salita in tranquilla strada interpoderale.  Si pedala ancora in mezzo a tanti e tante e chiacchierando si apprendono storie interessanti. Per esempio, che una giovane coppia, e non è uno scherzo, è al Tuscany in viaggio di nozze !  Insomma qui c&#8217;è veramente  un&#8217;umanità variegata, come piace a me<u>.<br />
</u></span></div>
<div><span style="font-size: large;">Capita purtroppo anche di vedere un &#8220;collega&#8221; steso a terra in attesa di ambulanza, uno dei rari incidenti (scopriremo a consuntivo) avvenuti in questi 5 giorni. Si arriva per boschi a S. Gimignano, anche qui da pacifici invasori e ci prendiamo con Daniele il tempo che serve per fare rifornimento e qualche foto.</span><span style="font-size: large;"> Poi un percorso difficile (fango e sassi) sino a Monteriggioni: attraversiamo la provinciale contendendo la strada, e noi ciclisti una volta tanto siamo più numerosi,  ad un gruppo di pittoreschi soggetti su moto Harley Davidson.  Si percorre la salita denominata &#8220;sferracavalli&#8221;, che ricordiamo per i trascorsi di gara in MtB. Io devo scendere, Daniele invece riesce, con pochi altri, ad arrivare in sella sin dentro la porta nord. La piazza di Monteriggioni è piccola, quasi non basta per tutti.<br />
</span></div>
<div><span style="font-size: large;">Le nuvole tornano ad essere gonfie di pioggia, pedaliamo direzione Siena e finalmente entriamo da Porta Camollia, e sostiamo per panico e bibita presso un bar amico del TT, </span> <span style="font-size: large;">nella via omonima </span> <span style="font-size: large;">. Poi lentamente, rigorosamente in bici condotta a mano, passiamo davanti alla sede del MPS sotto gli occhi attenti di una vigilessa (con rossetto ad alta visibilità) arriviamo in Piazza del Campo dove altri colleghi sostano per una foto, un gelato, una bibita. Siamo quasi arrivati , pernotteremo da mia madre a Monteroni, fuori traccia di poco, non prima di aver lavato le bici all&#8217;auto-lavaggio all&#8217;ingresso del paese e &#8230; incredibile,  anche qui c&#8217;è da fare un po&#8217; di coda, perchè non siamo stati i soli ad avere questa idea  !<br />
</span></div>
<div><span style="font-size: large;"> </span></div>
<div><span style="font-size: large;"><b><u>sabato 3 giugno</u>:</b> pedaliamo lungo la francigena al fianco della ferrovia, sotto un velo di nebbia, che poi scompare, ma a Buonconvento siamo già in fila con tanti altri ! Le strade sono quelle </span> <span style="font-size: large;">molto fotografate</span>,  <span style="font-size: large;">bianche, dell&#8217;Eroica e della Val D&#8217;orcia, colline molto lavorate e poco abitate. Pienza arriva dopo una salita non banale e, inutile dirlo, per fare colazione bisogna aver pazienza. Dopo la strada, in discesa, è ancora più bella, si passa da S.Antimo che ha un forte magnetismo spirituale, pensi alla storia, al medioevo e sei in mezzo alla natura non contaminata.</span></div>
<div><span style="font-size: large;"> </span></div>
<div><span style="font-size: large;">La Maremma la percepisci a partire da S. Angelo Scalo, dove mi intrattengo un po&#8217; a parlare con una delle due ragazze di servizio al bar. Si lamenta che dal mattino presto non hanno avuto pausa, non sapevano dell&#8217;evento, dice anche che non tutti si sono comportati con educazione nei loro confronti, cioè con la pazienza resa necessaria dalle circostanze. Poi rivolta alla collega <em>&#8220;speriamo di non aver fatto casini con la cassa, sennò stasera Marika ci fa uno sciampo &#8230;&#8221;</em><br />
</span></div>
<div><span style="font-size: large;"><i> </i></span></div>
<div><span style="font-size: large;">Si arriva a Paganico che è un bel pomeriggio non troppo tardo. Il paese è piccolo ma quasi in ogni vetrina dei negozi c&#8217;è il cartello &#8220;welcome&#8221; per il partecipanti al TT. Qui io e Daniele pensiamo di accamparci alla meno peggio ma la sorte ha per noi in serbo un colpo di fortuna (ci sta: oggi è la giornata mondiale della bicicletta e, anche, il mio compleanno). Prendendo una bibita al bar  vediamo la locandina della festa di  <span style="color: #0000ff;"><strong> <a style="color: #0000ff;" href="https://www.civitellapaganico.info/notizie/froggattak-ii">Froggattack</a></strong></span>  presso l&#8217;ex campo sportivo. Ci facciamo indicare il posto, e arrivati lì un uomo ci chiede se siamo noi i ciclisti che hanno preso accordi con il sindaco. Naturalmente non diciamo la verità:  <i>&#8220;sì certo, siamo noi&#8221;</i>. Così scopriamo che ci è concesso di dormire nell&#8217;ex-spogliatoio dell&#8217;ex campo sportivo dove si sta preparando la festa gastronomica con musica dal vivo. Siamo i primi ad accedere al locale, ci sono anche docce e servizi igienici. Bel colpo ci diciamo, (grazie sindaco) anche se c&#8217;è bisogno di una &#8211; pur sommaria &#8211; ripulita prima di mettere giù materassino e sacco a pelo.</span></div>
<div><span style="font-size: large;">Poco dopo arriva una coppia di giovani fidanzati di Bolzano, (Lei dopo una doccia spartana,  affermerà:  &#8220;E&#8217; la più bella doccia della mia vita&#8221;).  Poi anche Mauro di Cesena, al TT anche se la sua casa è finita sott&#8217;acqua per l&#8217;alluvione tremenda di poche settimane prima,  e via via altri ed altre &#8230;<br />
</span></div>
<div><span style="font-size: large;">A Paganico non mancano i locali per mangiare bei piatti maremmani e con Daniele conquistiamo un tavolo al ristorante vicino. Poi, certo, comincia la festa:  un&#8217;ora e mezza di concerto e alla fine c&#8217;è  il lancio spaziale del grande razzo in bella mostra accanto al palco. Fallito, tra molti fumogeni, ma era solo un pretesto per introdurre il disk-jokey in tuta spaziale che dà inizio alla disco music, in versione silent (cuffie). Intanto, dopo di noi, sono arrivati parecchi ciclisti e cicliste e in 12 riempiamo l&#8217;ex spogliatoio, ma molti altri piantano le tende poco fuori. Mentre i giovani di Paganico ballano noi ciclisti dormiamo. Però alle 2 mi ritrovo seduto sul marciapiede, insonne e un po&#8217; curioso di vedere chi ancora è in giro:  da ragazzi e ragazze </span> <span style="font-size: large;">molto ricercati gli angolini adatti per fare la pipì.<br />
</span></div>
<div><span style="font-size: large;"> </span></div>
<div><span style="font-size: large;"><u><b>domenica 4 giugno</b></u></span></div>
<div><span style="font-size: large;">La mattina sono incredibilmente in buone condizioni: la tappa in programma è comunque breve. Sono un po&#8217; in allerta per l&#8217;avviso che Gigio, già passato da lì, ci aveva messaggiato:  &#8220;occhio al sentiero troppo tecnico&#8221;. La traccia ci porta prima lungo sentieri di campi poco coltivati (olivi) e molte erbe spontanee e profumate, poi attraverso la Diaccia Botrona, zona paludare nei pressi di Castiglione che non ricordavo così grande. Si arriva all&#8217; <span style="color: #0000ff;"><strong><a style="color: #0000ff;" href="https://albergomirella.it/it/">Albergo Mirella</a></strong></span> e ci rimane tutto il tempo di: trovare un ottimo ristorante di pesce, visitare il castello e anche fare una passeggiata lungo la spiaggia ma con ombrello per ripararsi dalla pioggia leggera.<br />
</span></div>
<div><span style="font-size: large;"> </span></div>
<div><span style="text-decoration: underline;"><span style="font-size: large;"><b>lunedì 5 giugno</b></span></span></div>
<div><span style="font-size: large;">La pioggia è venuta anche di notte e l&#8217;ultima tappa non si presenta affatto facile. Infatti con Daniele decidiamo di rinunciare al percorso originale per evitare impantanamenti e situazioni pericolose. Dispiace, ma dobbiamo fare asfalto su Aurelia-vecchia. A Follonica salutiamo mia zia, che, visto il meteo, non sarebbe certo uscita di casa se non le avessi telefonato. La città è molto presente nei miei ricordi di bambino e ragazzo per le abituali vacanze estive.</span></div>
<div><span style="font-size: large;">Smette di piovere, ma i problemi non sono finiti. All&#8217;altezza di Piombino ci troviamo impantanati (proprio quello che volevamo evitare!) in una banale strada interpoderale. Komoot, o meglio, la mia poca scaltrezza nell&#8217;utilizzo, ci ha tradito. E&#8217; l&#8217;unico momento di vero sconforto, perchè il fango si attacca &#8220;a chili&#8221; a bici e scarpe e sembriamo in trappola.<br />
</span></div>
<div><span style="font-size: large;">Ne usciamo in qualche modo, Daniele anche alla grande perchè una signora che abita in un podere gli consente di usare il tubo dell&#8217;acqua per l&#8217;orto per lavare e lavarsi, mentre io poco distante dialogavo con un tipo per avere le ultime indicazioni per raggiungere S. Vincenzo.</span></div>
<div><span style="font-size: large;">Prima di arrivare solo asfalto e ai lati belle pinete. Poi non resta che riprendere la nostra auto, il pacco dei <i>finisher</i> <i>(pici, sugo e bottiglia di vino rosso)</i>, qualche foto con le nostre facce soddisfatte per la missione compiuta </span> <span style="font-size: large;">senza danni</span>,<span style="font-size: large;"> non importa se con qualche taglio necessario. Il fango nel tempo lo laveremo, resteranno solo i ricordi belli.</span></div>
<div></div>
<div>Leonardo</div>
<div></div>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<item>
		<title>TUSCANY TRAIL (1): DA RANDONNEUR</title>
		<link>https://fiabciclocittavarese.it/2023/09/01/tuscany-trail-1-da-randonneur/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Sep 2023 13:44:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cicloturismo]]></category>
		<category><![CDATA[2023]]></category>
		<category><![CDATA[CASTIGLIONE PESCAIA]]></category>
		<category><![CDATA[CICLOTURISMO]]></category>
		<category><![CDATA[DONORATICO]]></category>
		<category><![CDATA[randonnee]]></category>
		<category><![CDATA[SIENA]]></category>
		<category><![CDATA[TUSCANY TRAIL]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8211; Gigio, che ne dici di fare il Tuscany Trail il prossimo anno ? &#8211; Leo, sai che non amo le manifestazioni troppo affollate, pedalare come se fossimo ad una gran fondo proprio non mi fa impazzire. Ma ormai il tarlo cominciava a lavorare… la data era perfetta (partenza 1 o 2 giugno), il percorso finalmente ad anello, InterCity comodo...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8211; Gigio, che ne dici di fare il Tuscany Trail il prossimo anno ?</em></p>
<p><em>&#8211; Leo, sai che non amo le manifestazioni troppo affollate, pedalare come se fossimo ad una gran fondo proprio non mi fa impazzire.</em></p>
<p>Ma ormai il tarlo cominciava a lavorare… la data era perfetta (partenza 1 o 2 giugno), il percorso finalmente ad anello, InterCity comodo anche per il trasporto bici e soprattutto la possibilità di un buon allenamento e testare il <em>bivy bag</em> ed il nuovo materiale da bikepacking.</p>
<p>Al click-day ero pronto per l’iscrizione così come altre migliaia di persone. Quest’anno gli iscritti saranno oltre 5000 &#8211; un record per un evento bikepacking unsupported &#8211; provenienti da tutto il mondo.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">giovedì 1 giugno:</span><br />
alle 7 sono già in coda per sbrigare le formalità della partenza in mezzo a centinaia di bici di tutti i tipi ma MTB e gravel la facevano da padrone, alle 8 sono pronto per partire.</p>
<p>Complice la possibilità di partenze molto scaglionate, solo i primi chilometri sono stati affollati ma dopo un’oretta il “traffico” comincia a dissolversi e si entra in una dimensione più consona al mio modo di pedalare. I paesaggi toscani si rivelano un metodo infallibile per non sentire la stanchezza ed i primi 180 km passano veloci e, contrariamente alle mie intenzioni, mi concedo una notte in un comodo letto alle porte di Siena: il test del materiale da campeggio è rimandato a domani!</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">venerdì 2 giugno:</span><br />
Drrrriiiiiiiiin! Sveglia ore 5, in sella alle 5,30 ma le prime pedalate hanno lo scopo di trovare un locale aperto per la colazione. Dopo qualche chilometro vedo alcune bici in assetto da Tuscany parcheggiate all’esterno di un bar, ecco come iniziare bene la giornata!<br />
Dopo la colazione abbiamo deciso di proseguire insieme per un breve tratto, talmente breve che abbiamo<br />
pedalato per quasi 200 km e l’intenzione era di arrivare a Castiglione della Pescaia, dormire in spiaggia con la luna ed il suono delle onde a conciliare il sonno…non che ne avessimo bisogno perché la stanchezza era comunque tanta. Piccolo inconveniente, una foratura verso mezzanotte proprio quando mi ero attardato per godermi il buio e la solitudine della Riserva di Daccia Botrona, fortunatamente grazie all’aiuto di 4000 zanzare ho fatto un cambio gomme in tempo record!</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">sabato 3 giugno:</span><br />
Ben prima dell’alba siamo già svegli ad armeggiare sulle nostre bici e pronti per affrontare gli ultimi 60 km di questa avventura…con le ultime energie arrivo a Castagneto Carducci, foto di rito, mi lavo e cambio velocemente e sono in stazione per il treno di ritorno.<br />
Sicuramente i borghi toscani meritano una visita ben più approfondita, ma nonostante la modalità “race”<br />
adottata non posso dire di non essermi goduto a fondo questo TuscanyTrail2023…che cosa<br />
meravigliosa la bici!!   P.S. Grazie Leo!</p>
<p>Gigio</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>TRIESTE, MARE D&#8217;INVERNO</title>
		<link>https://fiabciclocittavarese.it/2022/11/21/trieste-mare-dinverno/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Nov 2022 08:52:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cicloturismo]]></category>
		<category><![CDATA[CESARE]]></category>
		<category><![CDATA[CICLOVACANZA]]></category>
		<category><![CDATA[Inverno]]></category>
		<category><![CDATA[Mare]]></category>
		<category><![CDATA[Slovenia]]></category>
		<category><![CDATA[Trieste]]></category>
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					<description><![CDATA[L’anno scorso &#8211; quando mi accorsi che questa gita non era in calendario perché mancava l’organizzatore &#8211; mi dissi che non si poteva lasciare nell’oblio la vacanza di chiusura dell’anno ciclistico, ideata dalla nostra cara Rossana e da Alberto che aveva avuto grande successo e raccoglieva ampia partecipazione tra i nostri soci. Mi dichiarai subito disponibile ad organizzarla ed ecco...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: large;">L’anno scorso &#8211; quando mi accorsi che questa gita non era in calendario perché mancava l’organizzatore &#8211; mi dissi che non si poteva lasciare nell’oblio la vacanza di chiusura dell’anno ciclistico, ideata dalla nostra cara<strong> Rossana</strong> e da <strong>Alberto</strong> che aveva avuto grande successo e raccoglieva ampia partecipazione tra i nostri soci.</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: large;">Mi dichiarai subito disponibile ad organizzarla ed ecco fatta la scelta di visitare <strong>Trieste</strong> e una piccola parte d’<strong>Istria</strong> in Slovenia, durante la gita purtroppo a causa di una caduta si è fatto male un nostro socio cicloturista, per il resto la gita è andata bene con tempo straordinariamente caldo e soleggiato, siamo stati fortunati anche con gli alberghi sia come posizione che di trattamento. </span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: large;">Abbiamo iniziato a pedalare da <strong>Trieste</strong> dove ci siamo incontrati con <strong>Mariangela</strong> che arrivava da <strong>Ravenna</strong>, abbiamo attraversato la città usando le piste ciclabili dove esistenti e raggiunto la Slovenia nei pressi di <strong>Capodistria</strong> percorrendo un tratto della famosa <strong>Parenzana</strong>, raggiunto e visitato il bel paesino di <strong>Isola</strong> poi in albergo dove abbiamo pernottato 2 notti. </span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: large;">Domenica ci dirigemmo verso sud lungo la costa sempre seguendo la <strong>Parenzana</strong> con sosta al bellissimo <strong>Pirano</strong> ricco di architetture veneziane. Proseguendo ci siamo imbattuti in una strada chiusa dove abbiamo superato la difficoltà portando le bici a mano sugli scogli. Giunti a <strong>Umago</strong> abbiamo iniziato il ritorno in albergo, quando mancava circa 1 km <strong>Renzo</strong> Bertin, affrontando una curva, scivolava cadeva a terra facendosi male non riuscendo a camminare, con l’aiuto di tutti ma in particolare di<strong> Nando,</strong> <strong>Silvana</strong> e <strong>Renzo</strong> Fasolo siamo riusciti a trasportarlo in albergo e il giorno successivo portato a Trieste in auto. </span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: large;">Il resto del gruppo il giorno successivo è rientrato in Italia visitando alcuni paesi sulla costa adriatica e Trieste, il mattino dell’ultimo giorno non poteva mancare la visita del castello di <strong>Miramare</strong> e nel primo pomeriggio rientrammo a Varese. </span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: large;">La gita, nonostante i vari problemi, è stata gradita anzi tutti hanno contribuito a superare le avversità in modo encomiabile, un particolare ringraziamento va a Renzo Fasolo e Nando per l’impegno dimostrato nell’aiutare Renzo Bertin.<br />
Arrivederci alla prossima gita !</span></span></p>
<p><span style="font-size: small;"><span style="font-size: large;"> Cesare</span></span></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>SVIZZERA, CICLABILE n.3</title>
		<link>https://fiabciclocittavarese.it/2022/09/01/svizzera-ciclabile-3/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Sep 2022 19:04:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cicloturismo]]></category>
		<category><![CDATA[Basilea]]></category>
		<category><![CDATA[bikepacing]]></category>
		<category><![CDATA[cicloviaggio]]></category>
		<category><![CDATA[Friburgo]]></category>
		<category><![CDATA[S.Gottardo]]></category>
		<category><![CDATA[svizzera]]></category>
		<category><![CDATA[TRENO]]></category>
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					<description><![CDATA[La ciclabile  no. 3, che taglia la Svizzera da Sud a Nord (da Chiasso a Basilea, una delle nove di carattere nazionale ): dal 13 al 16 agosto 2022 l&#8217;ho utilizzata per fare un viaggio treno+bici+bus da Varese a Friburgo in Germania e ritorno. Esperienza molto positiva. Non ho impostato il Gps per farmi da guida, affidandomi alla segnaletica, e consultando la...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-size: large;">La ciclabile  no. 3, che taglia la Svizzera da Sud a Nord (da Chiasso a Basilea, <span style="color: #00ccff;"><a style="color: #00ccff;" href="https://www.schweizmobil.ch/it/svizzera-in-bici.html">una delle nove di carattere nazionale</a></span> ): dal 13 al 16 agosto 2022 l&#8217;ho utilizzata per fare un viaggio treno+bici+bus da Varese a Friburgo in Germania e ritorno.<br />
</span></div>
<div><span style="font-size: large;">Esperienza <span style="font-size: large;">molto positiva.</span></span></div>
<div><span style="font-size: large;"><span style="font-size: large;">Non ho impostato il Gps per farmi da guida, affidandomi alla segnaletica, e consultando la traccia sullo smartphone solo per ritornare nel percorso giusto in occasione dei (pochissimi) errori. Ho registrato i tre tragitti su Wikiloc.<br />
</span></span></div>
<div><span style="font-size: large;">E&#8217; andata così:</span></div>
<div><span style="font-size: large;"> </span></div>
<div><span style="font-size: large;"><b>13 agosto, sabato</b>.<br />
</span></div>
<div><span style="font-size: large;"><span style="color: #00ccff;"><a style="color: #00ccff;" href="https://it.wikiloc.com/percorsi-ciclismo/airolo-lucerna-110531972">Airolo &#8211; Lucerna, km 127</a></span><br />
</span></div>
<div><span style="font-size: large;">Partenza da Varese in modalità bikepacking e in spalla uno zaino da montagna, leggero. Prendo il treno delle 5:00 Varese-Biasca (CH). Poi cambio treno: Biasca &#8211; Airolo, che distano solo 40 km, ma con 1000 mt di salita che ho preferito &#8220;risparmiarmi&#8221;, per prudenza. Su questo secondo treno, un interregionale, salgono 5 ragazzi e una ragazza, con divisa militare e zaini, ed è il primo approccio con la svizzera <span style="font-size: large;">&#8220;nazione&#8221; </span>. Notoriamente neutrale, pacifica, ma che appare anche preparata, organizzata, pronta ad attivarsi all&#8217;occorrenza. Il tema guerra-pace farà parte del mio viaggio, come capirò in vetta al S.Gottardo e poi nelle città svizzere, dove spesso troverò le bandiere della pace appese alle finestre.<br />
</span></div>
<div><span style="font-size: large;"> </span></div>
<div><span style="font-size: large;">Ad Airolo scendo alla stazione, il tempo di uno sguardo intorno a me per ambientarmi e comincio la salita al Passo del Gottardo, che significa raggiungere 2106 m slm dai 1175 di Airolo. La &#8220;Tremola&#8221;, così è chiamata la salita perchè in alcuni tratti ha il pavè che scuote i veicoli, bici comprese. E&#8217; il percorso originario per il passo, che sale da sud a nord. Oggi esiste il tunnel ferroviario, quello autostradale, la strada alternativa, per cui è utilizzata solo per il divertimento dei ciclisti, dei motociclisti,  degli amanti del paesaggio.Salgo al mio ritmo, per un po&#8217; sono fianco a fianco di una ragazza del luogo, in uscita di allenamento. Verso la vetta, ai lati della strada, ci sono camperisti accampati, a godersi il mattino sorseggiando una bevanda. Ci salutiamo con un cenno della mano. Man mano che si sale si gode la visione dei numerosi tornanti, e dall&#8217; alto, vedo un ciclista salire a ritmo più veloce del mio.  Dico a me stesso  &#8220;però sarò io il primo ad arrivare al passo&#8221; , e così va.  Soddisfatto, mi concedo la prima colazione consumando uno dei paninetti miele e formaggio e una delle mini Coca in lattina da 150 cc, che rappresentano la mia scorta alimentare per oggi.<br />
</span></div>
<div><span style="font-size: large;">Leggo da cartelli turistici che qui gli svizzeri hanno dismesso strutture militari difensive solo da pochi anni. Erano infatti pronti a chiudersi rispetto ad eventuali aggressioni dall&#8217;Italia, temute in particolare ai tempi del regime fascista. Il canton Ticino per un periodo fu sotto il controllo dei Visconti e degli Sforza, poi territorio svizzero dal 1515.<br />
</span></div>
<div><span style="font-size: large;"> </span></div>
<div><span style="font-size: large;">Il valico segna anche la fine del tratto &#8220;tranquillo&#8221;. La discesa, che entra nel Cantone Uri di lingua tedesca,  coincide in gran parte con la strada per le auto, ma è molto apprezzabile la segnaletica dedicata ai ciclisti. Si vedono segnalati anche percorsi locali, per MtB, ma il 3 &#8220;nazionale&#8221; è comunque indicato ad ogni svolta e incrocio. Andermatt la raggiungo senza fatica, e incontro la carrozza trainata da 4 cavalli, ad uso turistico che sale al Gottardo. Più avanti si pedala vicino al fiume Reuss, di un particolare colore grigio-celestino, e all&#8217;autostrada. Qui trovo un curioso auto-bici-grill: dal lato autostrada serve gli automobilisti, dal lato ciclabile accoglie i ciclisti !<br />
</span></div>
<div><span style="font-size: large;">Passando da Erstfel si arriva facilmente a Fluelen sul lago dei 4 cantoni (<i>Vierwaldstättersee). </i>Qui il clima è estivo, molto piacevole, il lungolago è frequentato e accogliente. La ciclabile prosegue offrendo bei panorami, ma alcuni tratti sono in galleria in corsia bidirezionale, rialzata rispetto alla sede stradale ma non protetta da cordoli. Chi va verso nord, come me, si trova vicino alle auto che arrivano in senso contrario. Un brivido mi passa per la schiena, ma mi dico<em> &#8220;siamo in Svizzera, se hanno deciso così funziona sicuramente, vai tranquillo&#8221;</em>.  Ovviamente accendo le mie luci, fronte e retro, e sto con occhi, e orecchie, in massima allerta.</span></div>
<div><span style="font-size: large;"> </span></div>
<div><span style="font-size: large;">Quando trovo il cartello &#8220;strada pericolosa per i ciclisti, si consiglia treno o traghetto per il tratto Sisikon-Brunnen&#8221;  accetto volentieri il consiglio. Mi dico: <em> &#8220;siamo in Svizzera, se dicono così un buon motivo ci deve essere&#8221;</em>. Anche perché è l&#8217;ora di pranzo, il treno <span style="font-size: large;">alla stazione di Sisikon</span> è previsto in arrivo a breve, ho già pagato il biglietto giornaliero per la bici  e acquisto al totem quello per la persona. Così attendo, faccio fuori altro paninetto e una mini Coca, poi in pochi minuti di treno raggiungo Brunnen. Qui riprendo il piacevole percorso lungolago, alla ruota di una biondina svizzera con bici da città ma buona gamba, sino all&#8217;attracco del traghetto che da Gersau porta ad Oberdorf, sulla sponda opposta del lago.<br />
</span></div>
<div><span style="font-size: large;"> </span></div>
<div><span style="font-size: large;">Sul molo fila ordinata di ciclisti e automobilisti. Il biglietto costa una banconota di 10 euro, accettata al posto dei franchi, è venduto a bordo, durante la traversata da un ragazzo con ricevutario e cappellino di ordinanza. Passeggeri una trentina, di vario tipo ma tutti all&#8217;apparenza in giro per turismo.<br />
</span></div>
<div><span style="font-size: large;">Si sbarca ordinatamente (ovvio) ad Oberdorf e da qui mancano una quarantina di km a Lucerna: il gruppo di ciclisti si allunga e si disperde lungo la N3.</span></div>
<div><span style="font-size: large;">Alla periferia di Lucerna arrivo verso le 17, piuttosto stanco. Mi fermo presso un parco lungolago, con porticciolo, dove alcuni prendono il sole, altri vanno in sup. Mi sdraio su una panchina e attingo alla mia dotazione di scorta alimentare.<br />
</span></div>
<div><span style="font-size: large;">L&#8217;ingresso in città è facile e il lungolago molto piacevole, ma il mio ostello è in un quartiere di periferia, più interno, e ci metto un po&#8217; a trovarlo. E&#8217; un piccolo youth-hostel, gestito da una famiglia orientale, tutti gentili,  mi spiegano come funziona l&#8217;ospitalità e mi mettono a disposizione un locale chiuso per parcheggiare la bici. Ho un posto in una stanza con due letti a castello. Al mio arrivo  tutti i posti letto sono liberi: ne scelgo uno &#8220;sotto&#8221;,  doccia e poi sono pronto per il centro, che raggiungo in pochi minuti di lieve discesa. A Lucerna sono già stato, ma una vita fa, in una  fugace visita dell&#8217;estate del 1982. Cerco e percorro il famoso ponte in legno, all&#8217;inizio lo confondo con l&#8217;altro ponte, meno bello, non distante. In giro tanti turisti, tanti indiani e/o pakistani. Lungo la via un tizio è fermo in un angolo a cantare &#8220;Svalutation&#8221; di Celentano (canzone degli anni 70) e poi anche Bella Ciao. Ci sono molti negozi, auto di lusso sgommano ai semafori, non so dove cenare, poi opto per un locale vicino ad una chiesa, molto affollata per un meraviglioso concerto di organo, e mi limito ad una zuppa di legumi, birra e un dolce. <em>&#8220;Soltanto questo ?</em>&#8221; indaga la cameriera. Ha intuito che voglio tenere un equilibrio tra budget e necessità di calorie ? E comunque:  <em>&#8220;My secret ? Panini formaggio di capra e miele varesini  con CocaCola !&#8221;</em> .  Mica thè senza zucchero  &#8230;<br />
</span></div>
<div><span style="font-size: large;">Poi a letto presto ma la stanza alle 22 è al completo: una giovane coppia se va alle 3 di notte, con gran baccano; resta un ragazzo di Cardiff dai capelli rossi con il quale scambierò al mattino dopo qualche parola: è lì per fare camminate in alta quota, è uno sportivo, apprezza molto il sistema dei trasporti svizzero ma finiamo a parlare dei costi delle case a Lucerna; non so bene perchè, visto che l&#8217;argomento non mi interessa per niente &#8230;<br />
</span></div>
<div><span style="font-size: large;"> </span></div>
<div><span style="font-size: large;"> <span style="font-size: large;"><b>14 agosto, domenica.<br />
</b></span></span></div>
<div><span style="font-size: large;"><span style="font-size: large;"><span style="color: #00ccff;"><a style="color: #00ccff;" href="https://it.wikiloc.com/percorsi-ciclismo/lucerna-basilea-110655504">Lucerna &#8211; Basilea, km 125</a></span><br />
</span></span></div>
<div><span style="font-size: large;"><span style="font-size: large;">La &#8220;nazionale 3&#8221; esce da Lucerna da quartieri residenziali, attraversa paesini del circondario e sfiora un piccolo aereoporto. Commetto qui uno dei pochi errori (sbaglio un bivio) del viaggio, ma l&#8217;altimetria non è un problema. Costeggio il Sempachersee, lago di scarsa bellezza, senza difficoltà. Sursee è una cittadina graziosa, si potrebbe piacevolmente sostare in un bar pasticceria. Percorso facile e un po&#8217; monotono, molto è &#8220;gravel&#8221; e all&#8217;ora giusta mi imbatto in un centro sportivo dove si svolge un torneo di calcio di ragazzi.<br />
</span></span></div>
<div><span style="font-size: large;"><span style="font-size: large;">Così decido di guardare un po&#8217; di partite mentre faccio  colazione (bicchierone di latte, 3 grandi brioches, Coca-Cola). Vorrei pagare con la carta Maestro, ma la signora di mezza età del bar mi sibila, con sguardo torvo, un &#8220;nein&#8221; che mi obbliga a rovistare tra marsupio e tasche per recuperare il biglietto da 20 franchi prelevato a Lucerna la sera prima.<br />
</span></span></div>
<div><span style="font-size: large;"><span style="font-size: large;">Dopo però mi concede un &#8220;danke&#8221; sorridente, quando riporto al banco il vassoio vuoto, ben attento a lasciare pulito il tavolo: siccome indosso una maglietta  con bandierina dell&#8217;Italia e dell&#8217;Europa, ci tengo a difendere la reputazione con gli svizzeri-tedeschi &#8230;.<br />
</span></span></div>
<div><span style="font-size: large;"><span style="font-size: large;">Ad Aarau sosta interessante: passeggio per la città, trovo un locale di specialità italiane di nome &#8220;Al solito Posto&#8221;, una chiesa protestante dove un pannello didattico riporta lontane vicende di persecuzioni religiose e guerre civili ed emigrazioni forzate connesse, che coinvolsero anche i valdesi del Piemonte verso la fine del 1600. Riprendo la via non approfittando di una interessante piazza dedicata allo street-food, costeggio un canale che, a occhio, serve per il raffreddamento della una centrale nucleare li vicino: molti si lasciano trasportare dalla lieve corrente aggrappati a galleggianti di forme fantasiose.</span></span></div>
<div><span style="font-size: large;"><span style="font-size: large;">Ancora non mi sono reso conto conto che per passare nel bacino idrografico del Reno mi aspetta una salita davvero impegnativa. Nel primo tratto sono in &#8220;competizione collaborativa&#8221; con un altro cicloturista direi coetaneo (poi lui ha mollato per mangiarsi un panino). La strada sale in una zona rurale, anche boschiva in alto ma prima incrocio una  stalla con bandiera svizzera e &#8211; per me &#8211; sorprendente ventilatore gigante per tenere fresche le mucche !<br />
</span></span></div>
<div><span style="font-size: large;"><span style="font-size: large;">Basilea non è lontana: mi piace attraversare la sua periferia, c&#8217;è anche una festa campestre con musica e grigliate. Mi fermo a riempire la borraccia ad una fontana dotata di vasca grande ma soprattutto lunga dove si potrebbe stare a bagno: e infatti alle porte di Basilea troverò un tizio in ammollo in costume da  bagno  dentro una fontana molto simile !<br />
</span></span></div>
<div><span style="font-size: large;"><span style="font-size: large;">L&#8217;arrivo in città è in prossimità del polo sportivo di S.Jacob, lo stadio dove gioca il Basilea FC. Rimango sorpreso dalle bici parcheggiate fuori dallo stadio a centinaia, a dir poco.<br />
</span></span></div>
<div><span style="font-size: large;"><span style="font-size: large;">Ma l&#8217;avventura urbana è solo all&#8217;inizio, perchè Google Maps non funziona e la mia meta è lo <span style="color: #00ccff;"><a style="color: #00ccff;" href="https://www.hyve.ch/en/">Hyve Hostal </a></span> vicino alla stazione dei treni. Solo che mi sbaglio perchè a Basilea ci sono 2 stazioni dei treni, la svizzera e la tedesca e naturalmente punto su quella sbagliata.<br />
</span></span></div>
<div><span style="font-size: large;"><span style="font-size: large;">Mi oriento alla vecchia maniera, chiedendo in inglese in quest&#8217;ordine: netturbino tedescofono (mi manda in direzione sbagliata), autista del bus che parla in italiano ma dialetto meridionale (idem),  una coppia a passeggio col cane: lui simpaticissimo e fluente in tedesco come se lo capissi, la signora in italiano (accento francese) mi aiuta a rimettermi sulla retta via e nella breve conversazione dice di conoscere Varese perché il figlio pratica il canottaggio.<br />
</span></span></div>
<div><span style="font-size: large;"><span style="font-size: large;">Poi ci saranno: mediorientale gestore di una tabaccheria  che mi suggerisce di seguire il bus 30 che sta passando in quel momento, italiana di Roma che interpello  in inglese (ma mi &#8220;sgama&#8221; subito), coppia del Bangladesh con borsa della spesa e lui finalmente mi dice, <em>&#8220;turn right and you are arrived&#8221;</em><br />
</span></span></div>
<div><span style="font-size: large;"><span style="font-size: large;"> </span></span></div>
<div><span style="font-size: large;"><span style="font-size: large;">Però alla fine si può ben dire che &#8220;niente di ciò che vale è facile da raggiungere &#8220;: l&#8217;ostello è un gioiellino di design, ed è anche cohousing, <a href="http://co.work" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=http://co.work&amp;source=gmail&amp;ust=1673111805353000&amp;usg=AOvVaw1zG-5di2A9FUBeUjY7TNgc">cowork</a>ing, ha locale per bici spazioso, un cortile all&#8217;aperto e una biblioteca al piano terra. Siamo sei in stanza, in tre letti a castello messi in modo da garantire una certa privacy. Nella serata vago per la città, incrocio un giovane cicloturista francese che fa la &#8220;ciclabile nazionale est-ovest&#8221; e mi chiede si scattargli una foto davanti alla Cattedrale.  Apprezzo l&#8217;eleganza delle vie, dei negozi degli edifici pubblici di Basilea. Ceno in un locale nella piazza adiacente alla stazione, e ci metto un po&#8217; a capire che è un self service e che è vegano. Si paga a peso: riempi il piatto che poi sarà pesato alla cassa. Si chiama <span style="color: #00ccff;"><a style="color: #00ccff;" href="http://www.tibits.ch/en/">Tibits</a> </span> ed anche questa, come l&#8217;ostello, si è rivelata davvero un&#8217;ottima scelta.<br />
</span></span></div>
<div><span style="font-size: large;"><span style="font-size: large;"> </span></span></div>
<div><span style="font-size: large;"><span style="font-size: large;"><b>15 agosto luned</b>ì &#8211;<br />
</span></span></div>
<div><span style="font-size: large;"><span style="font-size: large;"><span style="color: #00ccff;"><a style="color: #00ccff;" href="https://it.wikiloc.com/percorsi-ciclismo/basilea-friburgo-in-brisgovia-110738760">Basilea &#8211; Friburgo in Brisgovia, km 70</a></span><br />
</span></span></div>
<div><span style="font-size: large;"><span style="font-size: large;">Colazione ottima e a prezzo ragionevole all&#8217;Ostello, partenza senza fretta perchè oggi la tappa è breve e pianeggiante. In strada, la Gempenstrasse,  una vera zona 30 svizzera, con diverse bandiere della pace alle finestre degli appartamenti &#8211; c&#8217;è una scuola elementare e si sta preparando una piccola cerimonia: bambini in corteo che portano ciascuno un girasole (Sonnenblumen). Mi fermo ad osservare e poi di ottimo umore &#8211; anche per questa imprevista manifestazione &#8211; torno in centro e passeggio nella piazza della Cattedrale, e ammiro le bici cargo che sfrecciano. Poi mi decido a salire sulla mia bici per prendere la ciclabile lungo il Reno, ma alla fine della breve discesa asfaltata che porta verso il fiume mi imbatto in due vigili, e il più giovane mi blocca, mi mostra il cartello che indica: &#8220;bici solo a mano&#8221; e in inglese mi dice sono nella situazione di prendere una multa ! Io, più che l&#8217;inglese, uso il linguaggio del corpo e la faccia contrita per dire quanto mi dispiace.<i> &#8220;Vabbè per questa volta chiuderò un occhio, ma il rispetto delle regole è importante&#8221;</i> dice lui in inglese. <i>&#8220;Thank you, I totally agree with you&#8221;</i>, e mi allontano alla svelta, seguendo la segnaletica verso nord.</span></span></div>
<div></div>
<div><span style="font-size: large;"><span style="font-size: large;">Il lungofiume è un luogo piacevole e silenzioso: alcuni corrono, una ragazza fa yoga. Su un ponte che prendo per andare sulla riva destra è segnalato il punto di confine tra ben tre nazioni: Svizzera, Francia, Germania. Si torna in area euro, finalmente.<br />
</span></span></div>
<div><span style="font-size: large;"><span style="font-size: large;">Qualche incertezza ce l&#8217;ho, mi allontano un po&#8217; troppo dal fiume, ma il reticolo di ciclabili esistenti e la scarsità di traffico danno tranquillità.</span></span></div>
<div><span style="font-size: large;"><span style="font-size: large;">Il paesaggio è agricolo, avvicinandosi a Friburgo ci sono colline coltivate a vigneti.</span></span></div>
<div><span style="font-size: large;"><span style="font-size: large;">Faccio sosta a Bad Krozingen ma decido che mi concederò il pranzo principale a Friburgo, ormai vicina.</span></span></div>
<div></div>
<div><span style="font-size: large;"><span style="font-size: large;">Arrivo in città e attraversato il fiume mi trovo nei pressi dell&#8217;Università e della sua moderna bibilioteca: un poliedro irregolare tutto vetri di colore nero, chiamato appunto &#8220;il diamante nero&#8221;.</span></span></div>
<div><span style="font-size: large;"><span style="font-size: large;">Nella piazza della cattedrale, individuo una locanda con tavoli all&#8217;aperto ma &#8230; come mi siedo arriva vento e poi pioggia, all&#8217;interno posto non c&#8217;è, quindi mi tocca alzarmi e &#8211; senza mangiare e trovare un riparo. Passato il temporale raggiungo l&#8217;ostello, un edificio vecchiotto e pittoresco.</span></span></div>
<div><span style="font-size: large;"><span style="font-size: large;">Mi sistemo in una stanza grande, da 8, questa volta niente letti al castello e faccio la doccia in una sorta di piccolo silos metallico. Pratico ed igienico, penso.<br />
</span></span></div>
<div><span style="font-size: large;"><span style="font-size: large;">La pazienza di digiunare è ben ripagata, dopo, verso l&#8217;ora ormai di merenda. Infatti torno nella locanda di cui sopra e mi concedo un pasto completo e più che abbondante, e ho la comodità di scegliere da un menu scritto in italiano: la fatica del viaggio, l&#8217;attesa, l&#8217;entusiasmo di essere arrivato alla fine del breve viaggio e quello di trovarsi in una città-simbolo per i ciclisti urbani, sono tutti corroboranti per il mio appetito.</span></span></div>
<div><span style="font-size: large;"><span style="font-size: large;">Poi mi dedico alla visita della città di Friburgo, sia per quel che resta di oggi 15 agosto sia la mattina dopo: le sue chiese (u<span style="font-size: large;"><span style="font-size: large;">na organista che prova dei pezzi nella St.Martin Kirche)</span></span>, le piazze, con la Rathausplatz presidiata dai Fridays For Future (ma gli insegnanti, non i ragazzi), le strade libere dalle automobili, il ricordo della Sinagoga attaccata e distrutta nel 1938 ovvero un modellino in scala nel luogo dove sorgeva,  <span style="font-size: large;"><span style="font-size: large;">i tipici canaletti lungo le strade ma privi di acqua (credo causa siccità)</span></span>. Ritrovo i Sonnenblumen dedicati alla Madonna Assunta nella cattedrale che, nella Munster Platz, è circondata da un delizioso mercatino di fiori e frutta e dove compro Bratwurst e Apfelschorle (panino con wurstel e succo di mela gassato) anche se inizialmente pensavo di far pranzo con mele e mirtilli.<br />
</span></span></div>
<div><span style="font-size: large;"><span style="font-size: large;">Approfitto del libero accesso alla biblioteca dell&#8217;università per vedere dall&#8217;alto gli edifici vicini e lo spettacolo delle Fahradstrasse e fare delle foto.</span></span></div>
<div><span style="font-size: large;"><span style="font-size: large;">Esploro il ponte sulla Ferrovia e il grande Parcheggio per bici a forma di mini-colosseo, con bar e locali nella parte superiore.<br />
</span></span></div>
<div><span style="font-size: large;"><span style="font-size: large;">E alla fine, alle 13:30 del 16 agosto anche il bus di Flixbus fa la sua parte in modo impeccabile: nel luogo e all&#8217;ora prevista, condotto da due autisti parlanti in stretto dialetto napoletano, si presenta con il portabici a tre posti nella parte posteriore, nel quale la mia Trek CX Crockett resterà saldamente appesa fino all&#8217;arrivo serale a Milano.</span></span></div>
<div></div>
<div><em>Leonardo Savelli</em></div>
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		<title>Comerio &#8211; Venezia, seguendo l&#8217;AIDA</title>
		<link>https://fiabciclocittavarese.it/2022/07/31/comerio-venezia-seguendo-laida/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 Jul 2022 14:58:28 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cicloturismo]]></category>
		<category><![CDATA[AIDA]]></category>
		<category><![CDATA[CICLOTURISMO]]></category>
		<category><![CDATA[Venezia]]></category>
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					<description><![CDATA[Il nostro socio Alessandro, di Comerio, ha realizzato un viaggio a tappe lungo un tratto di  Ciclovia AIDA  insieme al figlio Lorenzo di 12 anni per raggiungere Venezia,  e ci ha inviato il seguente resoconto. Un&#8217;esperienza di cicloturismo che è riuscita a coinvolgere anche moglie e figlia, pur senza bici, e che è solo una &#8220;tappa&#8221; verso ulteriori futuri viaggi...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p class="gmail_default"><span style="font-size: small; color: #333399;"><em>Il nostro socio Alessandro, di Comerio, ha realizzato un viaggio a tappe lungo un tratto di </em> <a style="color: #333399;" href="https://www.aidainbici.it/">Ciclovia AIDA</a> <em> insieme al figlio Lorenzo di 12 anni per raggiungere Venezia,  e ci ha inviato il seguente resoconto. Un&#8217;esperienza di cicloturismo che è riuscita a coinvolgere anche moglie e figlia, pur senza bici, e che è solo una &#8220;tappa&#8221; verso ulteriori futuri viaggi su due ruote.</em></span></p>
<p class="gmail_default"><span style="font-size: small; color: #333399;"><span style="color: #000000;">&#8220;Abbiamo percorso una parte della ciclovia A.I.D.A. Sono partito poco &#8220;informato&#8221;, ma allo stesso tempo sicuro del tragitto visto le ottime parole spese proprio da voi della FIAB su questo percorso: &#8220;Aida è una musica, un sogno, un movimento che accompagna per 900 km dal Moncenisio a Trieste&#8221;. E in effetti una volta in sella, le bellezze artistiche e naturali visitate non sono assolutamente mancate, fino all&#8217;arrivo a Venezia, tripudio di storia e arte.</span></span></p>
<p class="gmail_default"><span style="font-size: small;">Abbiamo suddiviso il percorso in modo da percorrere mediamente 100 Km al giorno e cercando di far ricadere ogni meta del giorno in una città importante.<br />
Da Varese, distante pochi chilometri da Comerio dove abitiamo, abbiamo tracciato una riga verticale verso il basso per incrociare il percorso ufficiale dell&#8217;A.I.D.A., pressoché nella zona del parco del Ticino. Una volta congiunti al percorso, abbiamo seguito la segnaletica: ci sono adesivi A.I.D.A. disposti sui cartelli stradali, ben visibili e con tanto di indicazione della direzione da prendere, molto utili da seguire per chi è sprovvisto di tracciato GPX o anche solo per essere sicuri di percorrere il tratto di strada corretto.<br />
Abbiamo constatato che l&#8217;A.I.D.A. di per sé prevede il passaggio per moltissime località importanti, e il tracciato, se seguito al dettaglio, permette di vedere i punti di interesse principali di ogni città.<br />
Le strade affrontate sono generalmente piste ciclabili esistenti o strade secondarie a basso traffico, spesso strade bianche lungo fiumi o canali (Villoresi, Martesana, Adda, etc&#8230;) o fra campi di granturco, viti e girasoli. Nel complesso ho riscontrato totale sicurezza perchè il tracciato predilige magari il percorso più lungo ma allo stesso tempo più sicuro.Il percorso è stato pressoché pianeggiante, alcuni tratti in leggera pendenza ma complessivamente un percorso facile, lungo ma facile.</span></p>
<p>Alcune settimane prima della partenza con mio figlio abbiamo percorso le ciclabili dei laghi di Varese e Comabbio e quella da Cuveglio a Luino, per &#8220;macinare&#8221; un po&#8217; di chilometri. Qualche weekend di gite locali sono stati sufficienti per affrontare il viaggio senza troppi sforzi&#8230; anche se durante i cinque giorni è stato il caldo ad accompagnarci, cosa non sempre percepita da chi vive a Varese dove le temperature in genere sono sempre più fresche rispetto a chi vive in grandi città (Milano, Brescia, Verona&#8230;).</p>
<p class="gmail_default">L&#8217;intero viaggio è stato complessivamente di circa 485 Km e p<span style="font-size: small;"><span style="font-size: small;">er gli amanti dei numeri riporto  il dislivello di ogni tappa:</span></span></p>
<p class="gmail_default"><span style="font-size: small;">&#8211; Tappa 1: da Comerio a Milano: 109 Km, 292m dislivello,<em>     (Adri e Rita, grazie ancora per l&#8217;ospitalità!!!)</em></span></p>
<p class="gmail_default"><span style="font-size: small;">&#8211; Tappa 2: da Milano a Brescia: 127 Km,  277m dislivello<br />
&#8211; Tappa 3: da Brescia a Verona:  83 Km,  448m dislivello<br />
&#8211; Tappa 4: da Verona a Padova: 115 Km,  354m dislivello<br />
&#8211; Tappa 5: da Padova a Venezia: 51 Km,    72m dislivello.</span></p>
<p class="gmail_default"><span style="font-size: small;"><br />
</span></p>
<div class="gmail_default">
<p><span style="font-size: small;">Il quinto giorno in mattinata ci ha raggiunto in treno il resto della famiglia, per rimanere altri due giorni e visitare con calma Venezia (rigorosamente a piedi, non è consentito l&#8217;uso della bicicletta, nemmeno condotta a mano). Poi rientro da Venezia a Varese in treno: comodo, ecologico, economico.Anche questa volta abbiamo scelto di pernottare in strutture B&amp;B e non optare per il campeggio, visto anche il tragitto relativamente breve (5 giorni) e anche per i trascorsi positivi (l&#8217;anno scorso giro delle Langhe in MTB e in precedenza la via Francisca). Anche se per il prossimo tour ci stiamo organizzando con tenda e sacco a pelo, per trasformare il viaggio in un &#8220;Vero Viaggio e per essere meno vincolati ai posti in cui soffermarsi.Concludo con un bravissimo a mio figlio che nonostante i soli 12 anni è riuscito ad arrivare a Venezia senza troppa fatica. &#8220;Bravo Lore, sei pronto per la prossima sfida, Roma!&#8221;. E un ulteriore grazie a mia moglie che come ogni anno cura le prenotazioni a mio nome dei B&amp;B per il pernottamento e la colazione: grazie!</span></p>
<p><span style="font-size: small;">Allego alcune immagini del viaggio ma lascio a voi cicloviaggiatori la curiosità di scoprire le bellezze che l&#8217;Italia offre .</span></p>
<p class="gmail_default"><span style="font-size: small;"><em>Alessandro Moia, Comerio (VA)</em></span></p>
</div>
<div class="gmail_default">
<p>&nbsp;</p>
<div class="gmail_default"><em><span style="color: #000000; font-size: large;"> </span></em></div>
<p>&nbsp;</p>
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<div class="gmail_default"><em><span style="color: #000000; font-size: large;"> </span></em></div>
<p>&nbsp;</p>
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