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	<title>SIENA &#8211; FIAB Ciclocittà Varese</title>
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	<title>SIENA &#8211; FIAB Ciclocittà Varese</title>
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		<title>TUSCANY TRAIL (1): DA RANDONNEUR</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Sep 2023 13:44:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cicloturismo]]></category>
		<category><![CDATA[2023]]></category>
		<category><![CDATA[CASTIGLIONE PESCAIA]]></category>
		<category><![CDATA[CICLOTURISMO]]></category>
		<category><![CDATA[DONORATICO]]></category>
		<category><![CDATA[randonnee]]></category>
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		<category><![CDATA[TUSCANY TRAIL]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8211; Gigio, che ne dici di fare il Tuscany Trail il prossimo anno ? &#8211; Leo, sai che non amo le manifestazioni troppo affollate, pedalare come se fossimo ad una gran fondo proprio non mi fa impazzire. Ma ormai il tarlo cominciava a lavorare… la data era perfetta (partenza 1 o 2 giugno), il percorso finalmente ad anello, InterCity comodo...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>&#8211; Gigio, che ne dici di fare il Tuscany Trail il prossimo anno ?</em></p>
<p><em>&#8211; Leo, sai che non amo le manifestazioni troppo affollate, pedalare come se fossimo ad una gran fondo proprio non mi fa impazzire.</em></p>
<p>Ma ormai il tarlo cominciava a lavorare… la data era perfetta (partenza 1 o 2 giugno), il percorso finalmente ad anello, InterCity comodo anche per il trasporto bici e soprattutto la possibilità di un buon allenamento e testare il <em>bivy bag</em> ed il nuovo materiale da bikepacking.</p>
<p>Al click-day ero pronto per l’iscrizione così come altre migliaia di persone. Quest’anno gli iscritti saranno oltre 5000 &#8211; un record per un evento bikepacking unsupported &#8211; provenienti da tutto il mondo.</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">giovedì 1 giugno:</span><br />
alle 7 sono già in coda per sbrigare le formalità della partenza in mezzo a centinaia di bici di tutti i tipi ma MTB e gravel la facevano da padrone, alle 8 sono pronto per partire.</p>
<p>Complice la possibilità di partenze molto scaglionate, solo i primi chilometri sono stati affollati ma dopo un’oretta il “traffico” comincia a dissolversi e si entra in una dimensione più consona al mio modo di pedalare. I paesaggi toscani si rivelano un metodo infallibile per non sentire la stanchezza ed i primi 180 km passano veloci e, contrariamente alle mie intenzioni, mi concedo una notte in un comodo letto alle porte di Siena: il test del materiale da campeggio è rimandato a domani!</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">venerdì 2 giugno:</span><br />
Drrrriiiiiiiiin! Sveglia ore 5, in sella alle 5,30 ma le prime pedalate hanno lo scopo di trovare un locale aperto per la colazione. Dopo qualche chilometro vedo alcune bici in assetto da Tuscany parcheggiate all’esterno di un bar, ecco come iniziare bene la giornata!<br />
Dopo la colazione abbiamo deciso di proseguire insieme per un breve tratto, talmente breve che abbiamo<br />
pedalato per quasi 200 km e l’intenzione era di arrivare a Castiglione della Pescaia, dormire in spiaggia con la luna ed il suono delle onde a conciliare il sonno…non che ne avessimo bisogno perché la stanchezza era comunque tanta. Piccolo inconveniente, una foratura verso mezzanotte proprio quando mi ero attardato per godermi il buio e la solitudine della Riserva di Daccia Botrona, fortunatamente grazie all’aiuto di 4000 zanzare ho fatto un cambio gomme in tempo record!</p>
<p><span style="text-decoration: underline;">sabato 3 giugno:</span><br />
Ben prima dell’alba siamo già svegli ad armeggiare sulle nostre bici e pronti per affrontare gli ultimi 60 km di questa avventura…con le ultime energie arrivo a Castagneto Carducci, foto di rito, mi lavo e cambio velocemente e sono in stazione per il treno di ritorno.<br />
Sicuramente i borghi toscani meritano una visita ben più approfondita, ma nonostante la modalità “race”<br />
adottata non posso dire di non essermi goduto a fondo questo TuscanyTrail2023…che cosa<br />
meravigliosa la bici!!   P.S. Grazie Leo!</p>
<p>Gigio</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>FRANCIGENA: breve pellegrinaggio nell&#8217;anno del virus</title>
		<link>https://fiabciclocittavarese.it/2020/09/23/francigena-breve-pellegrinaggio-nellanno-del-virus/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Sep 2020 17:07:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cicloturismo]]></category>
		<category><![CDATA[bikepacking]]></category>
		<category><![CDATA[Cisa]]></category>
		<category><![CDATA[francigena]]></category>
		<category><![CDATA[Lucca]]></category>
		<category><![CDATA[Pontremoli]]></category>
		<category><![CDATA[SIENA]]></category>
		<category><![CDATA[TRENO]]></category>
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					<description><![CDATA[Nel mese di luglio, da sabato 25 a lunedì 27, in tre giorni, ho percorso in bici la Francigena. Ma solo un pezzettino dei 1.600 km dell&#8217;itinerario di Sigerico (Canterbury-Roma), e solo un pezzo dei 1.000  tra il passo S.Bernardo e Roma. E, a dirla tutta, nemmeno tutto il percorso da casa mia &#8211;  Varese, Lombardia &#8211; alla casa dei...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div><span style="font-size: large;">Nel mese di luglio, da sabato 25 a lunedì 27, in tre giorni, ho percorso in bici <strong>la Francigena</strong>. Ma solo un pezzettino dei 1.600 km dell&#8217;itinerario di Sigerico (Canterbury-Roma), e solo un pezzo dei 1.000  tra il passo S.Bernardo e Roma. E, a dirla tutta, nemmeno tutto il percorso da casa mia &#8211;  Varese, Lombardia &#8211; alla casa dei miei &#8211; Monteroni d&#8217;Arbia, Toscana.<br />
</span></div>
<div><span style="font-size: large;">Però quei <strong>350 km</strong> &#8211; pedalati sulla mia Trek Crockett 5 CX in modalità <em>backpacking</em> &#8211; mi sono comunque piaciuti parecchio.<br />
</span></div>
<div><span style="font-size: large;"> </span></div>
<div><span style="font-size: large;"><b>Varese &#8211; Parma, in treno</b>.  I cicloturisti amano il treno, ma non sempre sono ricambiati. La parte in treno del viaggio non è stata la più rilassante, causa nuove regole anti assembramento (Covid).<br />
</span></div>
<div><span style="font-size: large;">Partenza alla <strong>5:15</strong> da Varese. Scendo a Milano Repubblica, sottosuolo di <strong>Milano</strong>, e ho 4 minuti (sulla carta dovevano essere 7) per prendere un <strong>6:38</strong> a Centrale, per <strong>Rimini</strong>: &#8220;<em>mission impossible</em>&#8220;,  infatti arrivo al binario alle 6:40 e lo trovo ormai deserto.<br />
</span></div>
<div><span style="font-size: large;">Attendo il <strong>7:20</strong>, in teoria non accessibile causa posti prenotabili esauriti. Ma sono tra i primi quando aprono le porte e ho l&#8217; Ok a salire da un ferroviere addetto;  mi prendo lo strapuntino per non separarmi dalla bici. Sembrava troppo bello ! Quando il treno si è ormai riempito di giovani ragazze e ragazzi e di famiglie litigiose con bambini, tutti desiderosi di mare, e di tante valigie,  il capotreno, un giovane inflessibile al limite dell&#8217;ottusità,  decide che siamo in troppi. <em>&#8220;Non si parte se ci sono persone in più rispetto alla metà dei posti a sedere&#8221;</em>. <em>&#8220;A non far partire un treno sono capaci tutti</em>&#8220;, gli dirò io con stizza quando capisco che davvero non si parte.<br />
</span></div>
<div><span style="font-size: large;">Terzo tentativo: <strong>8:15</strong> Milano-<strong>Piacenza</strong>. Va meglio, questo parte. Il controllore passa e butta lì con un lamentoso accento emiliano<em> &#8220;siamo troppi, prendete lo straordinario che parte dopo&#8221;</em> ma nessuno si fida, restiamo tutti. Però a Piacenza si cambia perchè la maggior parte è diretta verso la costa romagnola e si aspetta il Piacenza-<strong>Ancona.</strong> <em>&#8220;Ma dov&#8217;è Ancona ? Siamo sicure che questo treno passa da Rimini ?&#8221;</em>  ho sentito domandare da una ragazza alle amiche. E mi chiedo:  chissà se alla ministra che ha umiliato la geografia a scuola fischiano &#8211; ogni tanto &#8211; le orecchie.</span></div>
<div><span style="font-size: large;"> </span></div>
<div><span style="font-size: large;"><b>Parma &#8211; Pontremoli.</b> Scavalcando con qualche acrobazia giovani e valigie annesse a Parma riesco a scendere e a guadagnarmi la solitudine. In ritardo sul previsto, ma sollevato per la mèta (in realtà la partenza) raggiunta, mi concedo panino e bibita al bar della stazione, poi attraverso il centro elegante di <strong>Parma</strong>, che meriterebbe molto più che uno sguardo fugace. Quindi prendo la strada dritta per <strong>Collecchio</strong> e lì incontro la<strong> SS62</strong>, la strada per andare a La Spezia che passa per la <strong>Cisa</strong>. Vedo in lontananza gli Appennini e attraverso e i primi paesi della Francigena. Seguo le indicazioni della mia guida cartacea e per un tratto devio dalla SS per una SP. Il caldo è tanto, in una salita breve ma ripida in zona <strong>Pieve di Bardone</strong> vado in crisi, forse si sommano stanchezza, qualche negatività della giornata lavorativa precedente, scarsa condizione (menisco operato da un mese), anche una sottovalutazione degli Appennini.   Ma il mal di testa che mi assale non mi pare normale. Quindi mi fermo in uno spiazzo, all&#8217;ombra di un noce, e dò fondo alle barrette energetiche e alla borraccia; mi stendo a riposare, quanto basta.</span></div>
<div><span style="font-size: large;">La sosta fa il suo buon effetto, riprendo la strada, cioè la salita verso il passo, ora di nuovo sulla <strong>SS62</strong>. La guida la definisce tranquilla e senza traffico: vero se parliamo di auto, pochissime, ma le moto sono tantissime, per lo più rombanti e il &#8220;Brum-Brum&#8221; dei motori mi entra nella testa e mi stanca più della salita.</span></div>
<div><span style="font-size: large;">Mi fermo ad un baretto in curva, parcheggio la mia bici tra decine di moto, chiedo torta e latte caldo, tra decine di boccali di birra. Prima del Passo mi fermo a guardare l&#8217;autostrada là sotto: l&#8217;ho percorsa tante volte in auto, in questi casi dicevo, arrivato in Toscana da amici e parenti,  <em>&#8220;ho fatto la Cisa&#8221;.</em> Ma ora che sto pedalando mi rendo davvero conto:  no, non è vero, io non ho mai fatto la Cisa prima d&#8217;ora, perchè un Passo non lo fai veramente se usi un comodo tunnel scavato sotto. Solo a piedi, in bici, in moto, apprezzi la soddisfazione di &#8220;fare il Passo&#8221;. E infatti altri motociclisti li ritrovo ancora  attorno al bar, lassù a 1.041 mt slm, dove la strada spiana per qualche metro prima della discesa che si lascia l&#8217;Emilia alle spalle. Tendo l&#8217;orecchio, fingendo indifferenza, sorseggiando una bibita: i <em>bikers a motore</em> parlano di questioni meccaniche e di strade belle, fatte o da fare.<br />
</span></div>
<div><span style="font-size: large;">Dopo il Passo la facile discesa porta in un attimo a <strong>Pontremoli.</strong> Qui trovo subito il <strong>convento S.Lorenzo</strong> dei frati cappuccini dove ho prenotato un letto per la notte. Una gentile signora mi dà chiavi e spiegazioni. Non ho più un soldo per l&#8217;offerta minima di 10 euro, ma mi concede di lasciarli in stanza il mattino dopo. La stanza è piccola e confortevole. Le 100 camere del convento, che non ha più frati, ora causa Covid sono disponibili per la metà,  ma pochissime sono occupate e non  incontro nessuno nei corridoi. Faccio due passi in città, che subito mi affascina con le strade antiche e i diversi ponti sul fiume che scorre diviso in rami. La fame è tanta ma non mi fermo alla prima possibilità e non mi scoraggio nemmeno per un ponte chiuso, pur di raggiungere l&#8217; <strong>Osteria san Francesco e il lupo,</strong> di cui ho preso un bigliettino da visita al convento. L&#8217;intuizione si rivela giusta ! Una cena più che abbondante, allietata da deliziosa birra artigianale in bottiglia da 75cc, tutto per soli 30 euro: basta questo per compensare la fatica del giorno.</span></div>
<div><span style="font-size: large;">Mentre mangio di gusto osservo i 4 commensali al tavolo di fronte: una giovane bionda tedesca insieme ad una ragazza adolescente, una bambina e un bambino. Capisco che il bimbo è suo figlio, gli altri, forse, nipoti. Sono sereni ed allegri, molto educati (la signora si scusa con il cameriere per il modo un po&#8217; spiccio con cui la ragazza lo ha chiamato al tavolo). Ripenso alla scritta che ho visto su un ponte li vicino poco  prima:  <em>&#8220;Ponte Cesare Battisti distrutto da cieco furore teutonico il 25.04.1945, ricostruito da geniale lavoro italiano nel luglio 1947&#8221;</em>.   Bene che l&#8217;acqua sia passata sotto i ponti, penso. La vista dell&#8217;allegra combriccola teutonica del tavolo di fronte mi dà una certa felicità (complice la birra ben luppolata, naturalmente !).<br />
</span></div>
<div><span style="font-size: large;">In convento notte tranquilla, riposo ottimo.<br />
</span></div>
<div><span style="font-size: large;"> </span></div>
<div><b><span style="font-size: large;">Pontremoli &#8211; Lucca.</span></b></div>
<div><span style="font-size: large;"> Riparto al mattino sul presto, indugiando un po&#8217; nel centro storico per la prima di svariate colazioni. La <strong>SS2</strong> ora è discesa dolce fino al mare,  a <strong>La Spezia</strong>. Il clima è frescolino al punto giusto, il traffico di auto (e anche di moto) assente. Invece tanti i ciclisti, in solitaria e in gruppo, e con tutti ci salutiamo vicendevolmente. Mi fermo alla <strong>pieve di Sorano</strong> e le note storiche mi fanno riflettere sulla storia che ha visto alternarsi periodi buoni e meno buoni, abbandoni e restauri. Mi imbatto anche in un monumento dedicato al paradiso di <strong>Dante</strong>, che anche in queste zone fu ospite illustre. Preso dall&#8217;entusiasmo, dopo <strong>Aulla</strong>, non scelgo la via facile. Il tempo di notare un cartello che segnala la via per il <strong>valico del Cerreto </strong>verso<strong> Reggio nell&#8217; Emilia</strong>, (<em>interessante per un prossimo giro, penso &#8230;</em>), e poi prendo una deviazione che fu utilizzata dai pellegrini quando le vallate divennero impraticabili pantani. Strada minore, di bosco, si passa da <strong>Ponzanello</strong>, ma la pendenza non è banale ! Dopo, però, il panorama in cresta ripaga, con vista mare  sul <strong>golfo di La Spezia</strong>. Poi <strong>Fosdinovo</strong>, e dopo forte discesa. Ad un bivio ho duplice indicazione: a destra &#8220;itinerario ciclabile&#8221;  e a sinistra  &#8220;itinerario ciclabile&#8221;: prendo sinistra e poi scoprirò dopo qualche chilometro che la scelta è sbagliata, perchè taglia fuori <strong>Sarzana</strong>, che invece avrei voluto vedere. Passo però da <strong>Luni</strong>, con i resti della vecchia città romana che dà il nome a tutta la zona. Poi scelgo di tenermi vicino al mare: <strong>Marina di Carrara, Marina di Massa, Forte di Marmi, Pietrasanta</strong>. Zona di turismo di alto livello, auto di lusso, pinete ben tenute, con la coda dell&#8217;occhio vedo il <strong>Twiga</strong> di Briatore, mi fermo invece a guardare un colorato banchetto dell&#8217; <strong>ANPI,</strong> presidato da una giovane ed un anziano, e mi viene voglia di prendere la tessera. Inalo odori misti, di fritture, traffico, resina, e altri tipici delle località di mare molto antropizzate. A <strong>Marina di Pietrasanta</strong> una buona ciclabile porta verso l&#8217;interno, a <strong>Pietrasanta</strong>. Da qui in pochi chilometri si arriva a <strong>Camaiore</strong>, dove una salita dolce porta al <strong>passo di Montemagno</strong>, dove mi fermo in un bar che mi sembra attraente. Con le sete che ho (fa un gran caldo)  mi sarei fermato comunque, ma in effetti il bar ha sia un&#8217;interessante veranda esterna che una grande sala interna con cimeli ciclistici. In un angolo un tizio sta mangiando di gusto stinco di maiale con vino rosso (ma sono le 16:30 di una estiva domenica pomeriggio !). Io mi limito a scegliere una delle bevande in esposizione, del tipo specifiche per i ciclisti, colori fluo e scritte in tedesco. Azzardo una domanda alla gentile barista, ma mi rendo conto di averla messa in imbarazzo (in effetti perchè dovrebbe sapere il tedesco?) quindi mi affretto a pagare i 5 euro per i 33cc e bermi il liquido fluo al gusto di <em>&#8220;apfel&#8221;</em>.  Che &#8211; di fatto &#8211; disseta e chissenefrega degli ingredienti (Jovanotti docet). La discesa verso <strong>Lucca</strong> ha piacevoli tornanti, poi la ciclabile lungo il <strong>Serchio</strong> è una bellezza, vedo tanta gente che fa il bagno. Incrocio una coppia di giovani cicloturisti e ci scambio qualche parola. Si arriva a <strong>Lucca</strong> in un attimo e qui è piacevole sostare tra la gente che passeggia. Ma non ho prenotato nulla: le prime ricerche sono un buco nell&#8217;acqua perchè le strutture dell&#8217;ospitalità &#8220;spartana&#8221; sono chiuse, i B&amp;B mi sembrano un (bel) po&#8217; cari, alla fine trovo una stanza  <strong><a href="https://www.affittacamerecasaanita.com/anita.html">DA ANITA</a></strong>, molto gentile e che al telefono mi fa il prezzo base di 25 euro per una doppia usa singolo colazione compresa; poi vedendo la qualità del suo B&amp;B, che ha anche la piscina, devo riconoscere che mi è andata &#8220;di lusso&#8221;. Anita abita qualche chilometro fuori<strong> Lucca,</strong> al n°1775 (sono i metri da inizio strada !) di via Tempagnano . Qui ha ristrutturato la vecchia casa di famiglia per il B&amp;B e ora risiede poco distante in una casa nuova. Racconta volentieri della sua passione, è una artista che lavora i tessuti per creare immagini, e delle vicende della ristrutturazione del B&amp;B. Io la ascolto volentieri. Prima di congedarci (devo urgentemente fare cena e andrò nella pizzeria che lei mi consiglia) mi offre anche la &#8220;pasticchina&#8221; per il fornello anti zanzare.  Anche stasera cena abbondante, da ciclista (birra e pizza in quantità &#8230; ) e dopo non rinuncio ad un giro notturno a Lucca. Atmosfera magica, molti turisti stranieri e giovani nelle piazze, sulle mura passeggio di famigliole e gruppi di amici; cerco e trovo Piazza Anfiteatro, e la ammiro con calma e con piacere.</span></div>
<div><span style="font-size: large;"> </span></div>
<div><span style="font-size: large;"><strong>Lucca &#8211; Siena</strong> <em>(poi</em> <i>Monteroni d&#8217;Arbia,  11 km più a sud</i>)<br />
</span></div>
<div><span style="font-size: large;">Il tratto in uscita da <strong>Lucca</strong> verso <strong>Altopascio</strong> è un po&#8217; caotico per il traffico e per lo più pianeggiante. <strong>Capannori, Altopascio, Fucecchio:</strong> seguo la strada principale perchè non mi trovo con la mappa, non uso il GpS, non ci sono i cartelli ufficiali della Francigena che servirebbero. A <strong>S.Miniato</strong> si sale in alto: è un borgo delizioso con edifici di grande interesse storico e architettonico. Qui trovo Farmacia (crema protettiva 50, ma ormai è tardi, sono già &#8220;bruciato&#8221;) e Bar (colazione doppia) affiancate nella via centrale. Incontro anche un altro ciclista e ripartiamo insieme. E&#8217; un giovane professore di italiano che lavora in francia e torna dalla sua famiglia, in Umbria, dopo il <em>confinement</em> dei lunghi mesi da marzo all&#8217;estate. Dopo un disguido con il biglietto aereo, ha deciso di realizzare un pensiero che aveva da tempo, quello di fare la Francigena. Ha comprato una bici d&#8217;occasione a Genova sulla quale sta pedalando. Uno di quegli incontri casuali e piacevoli, ma alle prime salite dopo Castelfiorentino ci salutiamo, perchè la sua bici d&#8217;occasione richiede un&#8217;andatura più tranquilla di quella giusta per me. E la salita che porta a <strong>Gambassi Terme</strong>, e passa dalla suggestiva <strong>Pieve a Chianni</strong>, non scherza, e non finisce a Gambassi Terme! Attraverso colline poco abitate e poco boscose, arrivo a <strong>S.Gimignano</strong> placidamente invasa da turisti e lì mi prendo tutto il tempo di una sosta in piazza con gelato (anche qui, come a Lucca, i cartelli dicono che si vende il gelato più buono del mondo &#8230;). Dopo ci sono le strade e i paesi che conosco bene:<strong> Colle Val d&#8217;Elsa, Monteriggioni</strong> (<em>altra sosta in piazza, altro appassionato di bici che mi approccia e mi rivolge qualche domanda sulla mia Trek &#8230;</em>). La strada per <strong>Siena</strong> ha curve e pendenze che affronto con animo combattuto tra nostalgia, senso di appartenenza e di estraneità al tempo stesso, cercando di non perdere contatto con un altro <em>bikepacker</em> che mi ha superato di volata approfittando del mio pedalare troppo meditabondo.<br />
</span></div>
<div><span style="font-size: large;">Al semaforo di fronte a <strong>Porta Camollia,</strong> ormai <strong>Siena</strong> città, siamo affiancati e gli rivolgo un saluto e qualche indicazione. Poi attraversare il centro, a piedi con calma, è una soddisfazione. Alla Costarella, entrando in Piazza, mi affianca un altro giovane <em>bikpacker</em> e stavolta lui parla a me e stiamo un po&#8217; a confrontarci su km percorsi, attrezzatura usata, mèta del giorno dopo. <em>&#8220;Ma io sono quasi arrivato, mi fermo a casa di mia madre a soli 11 km più a sud&#8221; </em>dico.  Esco da Siena da Porta S.Marco, la zona (contrada della Chiocciola) dove abitavo, andavo a scuola, giocavo all&#8217;aperto con gli amici, quando ero bambino, negli anni &#8217;70. Mi rivedo come in tanti flashback:  per un po&#8217; rimango a guardare questo film. Poi, con tanta calma, oggi ultimo lunedì di luglio dell&#8217;<em>anno covidico</em> 2020, faccio gli ultimi chilometri. Volendo potrei percorrerli ad occhi chiusi.<br />
</span></div>
<div><span style="font-size: large;"> </span></div>
<div><span style="font-size: large;">Questo breve viaggio mi ha ben chiarito che <em>(ma si sapeva già)</em>:<br />
</span></div>
<ul>
<li><span style="font-size: large;">meglio avere la traccia gpx, anche in territorio &#8220;amico&#8221;;</span></li>
<li><span style="font-size: large;">le indicazioni &#8220;itinerario ciclabile&#8221; non servono a chi viaggia, ma solo a chi porta a spasso il cane;<br />
</span></li>
<li><span style="font-size: large;">la mia Trek da Ciclocross non sarà bella, ma è un tipo sexy: tanti la guardano e fanno domande;<br />
</span></li>
<li><span style="font-size: large;">il <em>bikepacking</em> richiede un po&#8217; di esperienza: non basta attaccare una borsetta alla bici <em>&#8220;dove ci sta&#8221;;</em></span></li>
<li><span style="font-size: large;">viaggiare da soli stimola l&#8217;osservazione, ma parlare con gli sconosciuti ti apre mondi nuovi.<br />
</span></li>
</ul>
<div></div>
<div><em>Leonardo Savelli</em></div>
<div></div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>LA MIA &#8220;STRADE BIANCHE&#8221;</title>
		<link>https://fiabciclocittavarese.it/2017/03/12/la-mia-strade-bianche/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Mar 2017 21:12:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cicloturismo]]></category>
		<category><![CDATA[GRANFONDO]]></category>
		<category><![CDATA[SIENA]]></category>
		<category><![CDATA[STRADE BIANCHE]]></category>
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					<description><![CDATA[&#160; Ho fatto la mia prima GranFondo a quasi 50 anni, lo scorso 5 marzo. Era la terza edizione della  Strade Bianche, preceduta il sabato dalla gara di livello mondiale dei professionisti. Eravamo tanti, quasi 5.000, segno che lo Storytelling di questo evento funziona. LO &#8220;STORYTELLING&#8221; UFFICIALE . Per un appassionato di bici esisteva più di una buona ragione per esserci, sul...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>Ho fatto la mia prima GranFondo a quasi 50 anni, lo scorso 5 marzo. Era la terza edizione della  <a href="http://gfstradebianche.it">Strade Bianche</a>, preceduta il sabato dalla gara di livello mondiale dei professionisti. Eravamo tanti, quasi 5.000, segno che lo Storytelling di questo evento funziona.</p>
<p><strong>LO &#8220;STORYTELLING&#8221; UFFICIALE</strong> .</p>
<p>Per un appassionato di bici esisteva più di una buona ragione per esserci, sul circuito di 129 o 77 km: il paesaggio unico, il contatto ravvicinato con i campioni, il fondo particolare perchè misto asfalto e sterrato, l&#8217;arrivo in una delle più belle piazze italiane.</p>
<p>Poi ci sono gli sponsor importanti (Trek <em>in primis</em>) e una comunicazione che corrobora l&#8217;Ego Ciclistico: lo slogan &#8220;you are in the legend&#8221;, l&#8217;SmS dopo l&#8217;arrivo (<em>&#8220;Ciao LEONARDO, BRAVO! Il tuo tempo alla Medio Fondo è di 03.18.42&#8221;</em> è quello apparso sul mio telefonino), il diploma in PDF che mi è arrivato via email, e graficamente devo ammettere che è più bello di quello della mia laurea !<br />
E se piove, come è piovuto, il concetto è che <em>&#8220;è proprio un clima da grande classica del nord&#8221;</em>, che sottointende &#8220;<em>evviva il freddo e l&#8217;acqua, che ci rendono più eroici&#8221;</em>.</p>
<p>Poi ci sono i giornali locali, che enfatizzano anche loro, magari gli aspetti meno eroici.<em> &#8220;Follia sulla Granfondo: chiodi e filo spinato per fermare i ciclisti. L&#8217;assessore Tafani: una vergogna</em>&#8220;, titolava il giorno dopo a tutta prima pagina il Corriere di Siena. Non ne sapevo nulla,  ho comprato una copia, ma &#8211; come a volte accade &#8211; nell&#8217;articolo sotto il  titolone notizie dettagliate non ne ho trovate.</p>
<p><strong>COME E&#8217; ANDATA, CON PAROLE MIE.</strong><br />
Io c&#8217;ero un po&#8217; per curiosità (<em>&#8220;ce la farò ?&#8221;</em>), un po&#8217; per nostalgia del pedalare sui saliscendi sterrati della mia gioventù, un po&#8217; per sentirmi eroe al modico prezzo di 50 euro di iscrizione, essendo vitto e alloggio gratis presso la casa materna.<br />
Raccolgo qui sotto qualche fatto, e qualche riflessione.</p>
<p>STRADE BIANCHE ? Una precisazione cromatica: bianche lo sono se il tempo è asciutto. Altrimenti, se piove, il colore è beige, e quando lavi i panni a mano nel dopo-gara l&#8217;acqua diventa una cremina di un bel nocciola chiaro. Quando la fanghiglia si asciuga, sulla bici ad esempio, il residuo in parte è polvere fine, in parte sabbiolina. Con la mia Trek da ciclocross con freni a disco, comunque, me la sono cavata bene.<br />
IL SABATO: corrono donne ed uomini professionisti, gli amatori fanno la fila nella fortezza medicea per prendere il pacco-gara ed il numero e curiosare tra gli stand degli sponsor. In città tanta gente, alberghi e ristoranti pieni, gli &#8220;amatori&#8221; e i loro amici e parenti si riconoscono a prima vista. Qualche senese indifferente, oppure insofferente a transenne e blocchi del traffico, si poteva facilmente incontrare.<br />
DOMENICA: SI PARTE ! Non lo nego: la tensione ce l&#8217;ho, la sera e la notte prima, nonostante il mio spirito cicloturistico, più che agonistico.<br />
E poi le previsioni danno freddo e pioggia alla mattina presto, poi miglioramento. Come mi vesto ? Ci penso bene e decido di mettere su un po&#8217; di strati: 6 per la precisione. &#8220;Ok, ora la scimmia nuda è vestita e può andare a pedalare&#8221; mi dico uscendo di casa, per sdrammatizzare il momento. Arrivo in fortezza con largo anticipo e già un&#8217;ora prima della partenza sono in griglia, ho il n°636 quindi sarò tra i primi a partire. Vedo i volontari e le volontarie a presidiare i punti critici con l&#8217;ombrello e penso: <em>&#8220;ma forse i veri eroi sono loro, prendono freddo e acqua e non credo si divertano&#8221;</em>. Lo speaker fa il suo mestiere, incoraggia ed intervista i campioni venuti a fare una passeggiata: Bettini, Cancellara, Basso, etc. Questa storia che il clima nordico è un tocco di fortuna non pare convincere tutti, a giudicare dall&#8217;espressione scettica sul volto del mio vicino, che viene da Sorrento. Poco più in là un tipo elegantemente abbigliato Rapha, barba lunga ma curata, seduto sulla bici e appoggiato alla transenna ha accanto una donna bionda che lo tiene al riparo sotto un ombrello, mentre tutti noi altri ci prendiamo la pioggia. Strano modo di distinguersi nella massa.<br />
Intanto anche la Torre del Mangia scompare, in parte, dietro una nuvola violacea.<br />
Qualcuno fa pipì contro le antiche mura medicee: una partenza di gara ciclistica non è un pranzo di gala, va bene, ma sono contento che a me non &#8220;scappa&#8221;.  Se dio vuole arrivano le 9.00: si parte, in discesa, già bagnati fradici, con la prospettiva di infangarci ben bene tra pochi km.<br />
IL FATTACCIO: ormai sono in un gruppo grande di gente che pedala, qualcuno parecchio forte. Quindi pedalo anch&#8217;io, forte quanto posso: conformismo, penso, più che eroismo. Bello vedere la gente, sotto l&#8217;ombrello, ai lati della strada nei piccoli borghi di periferia che incoraggia. Brutto vedere un incidente: un ciclista schiena a terra e gambe piegate che si lamenta a voce alta. Un monito per chi pedala e non si ferma.<br />
L&#8217;ODORE: dalla Val di Merse si risale per un lungo sterrato in mezzo ai boschi verso le colline &#8220;cretesi&#8221; come è scappato di dire alla speaker in partenza. Odore umido di macchia mediterranea, familiare e benefico, almeno per me. Qualcuno ha bucato, altri si fermano per la pipì (ancora?): comunque stavolta anch&#8217;io.<br />
IL BIVIO: ai 30 km, poco dopo un ristoro, il bivio tra percorso lungo e medio. Per me il medio, come prestabilito, però il prossimo anno &#8230;<br />
LA SOFFERENZA: il lungo tratto di asfalto pianeggiante lo soffro, passano gruppetti veloci, io faccio il mio passo, da solo. Decine mi sorpassano, pochi sono quelli che invece sorpasso io. Poi arrivano gli strappetti in salita, i muscoli mi fanno davvero male, se potessero parlare mi direbbero: <em>&#8220;ma in che situazione ti sei andato ad infilare, disgraziato</em> !&#8221; La zona tra crete senesi e Chianti la conosco meno, belle stradine che meriterebbero lentezza, ma non ho intenzione di cercare scuse. Sono andato persino in palestra, questo inverno, per prepararmi a questo giorno!<br />
IL FINALE: ultimo ristoro a 7/8 km dall&#8217;arrivo, banana e tè caldo, volontari gentili e numerosi. I miei muscoli si sono rassegnati a soffrire, e c&#8217;è pure chi sta peggio: davanti a me uno scalcia di lato una gamba e poi l&#8217;altra, crampi sicuramente. Finalmente il cielo si è aperto, pedalo in zona Cappuccini e vedo la Torre del Mangia. L&#8217;arrivo è lì a poca distanza, è fatta, mi dico, mi viene quasi voglia di rallentare. Per godermi il più possibile gli ultimi km ? Forse, ma anche perchè conosco bene l&#8217;ultima salita, quella di Santa Caterina, che  viene dopo il &#8220;canyon&#8221; di Via Pescaia, e mi preoccupa non poco la sua pendenza. Entro in città da Porta Fontebranda, qualche ricordo personale mi attraversa la mente come brevi flash, poi cerco dei tornanti immaginari per affrontare la via che ricorda la santa, che qui vicino aveva la casa. Su in cima la gente incita e dice &#8220;bravo&#8221; a tutti. Quindi penso: non posso mettere il piede a terra e non devo nemmeno tamponare quello davanti che forse ne ha di meno di me, e poi la strada si stringe in cima &#8230; spingi un pedale, spingi l&#8217;altro pedale &#8230; Fatta ! Via delle Terme, poi breve tratto in discesa che è come un tappeto di velluto rosso a questo punto e l&#8217;arrivo in Piazza. Soddisfazione &amp; Appagamento. Mi metto vicino a Fonte Gaia e tolgo qualcuno dei 6 strati. Un paio di persone fotografano la mia bici, fangosa in modo attraente, a quanto pare.</p>
<p>In conclusione: a quasi 50 anni la mia prima GF, forse solo per fare l&#8217;arrivo nella Piazza che ho calpestato tante volte da bambino ragazzo giovane.<br />
&#8220;<em>Ciao LEONARDO, BRAVO! Il tuo tempo alla Medio Fondo è di 03h.18m.42s</em>&#8221; mi dice l&#8217;SmS dell&#8217;organizzazione MySdam.<br />
&#8220;<em>Ciao Leo, sei tornato ancora una volta qui da me, bravo; non ti trovo male per l&#8217;età che hai &#8230; ti aspetto alla prossima</em> &#8221;  immagino &#8211; fantasticando &#8211; che mi sussurri la Torre del Mangia.</p>
<p>leonardo savelli</p>
<p><img decoding="async" fetchpriority="high" class="alignnone size-medium wp-image-1512" src="https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2017/03/SB3-1-300x197.jpg" alt="SB3 - 1" width="300" height="197" srcset="https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2017/03/SB3-1-300x197.jpg 300w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2017/03/SB3-1-150x98.jpg 150w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2017/03/SB3-1-330x217.jpg 330w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2017/03/SB3-1.jpg 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p><img decoding="async" class="alignnone size-medium wp-image-1511" src="https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2017/03/SB2-1-205x300.jpg" alt="SB2 - 1" width="205" height="300" srcset="https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2017/03/SB2-1-205x300.jpg 205w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2017/03/SB2-1-102x150.jpg 102w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2017/03/SB2-1-330x483.jpg 330w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2017/03/SB2-1-396x580.jpg 396w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2017/03/SB2-1.jpg 437w" sizes="(max-width: 205px) 100vw, 205px" /><br />
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		<title>GRAND TOUR DELLA VAL DI MERSE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Sep 2016 21:03:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cicloturismo]]></category>
		<category><![CDATA[CICLOTURISMO]]></category>
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					<description><![CDATA[Era da un po&#8217; di anni che il cartello marrone con la scritta: &#8220;Grand Tour della Val di Merse&#8221; nei pressi di Murlo (Siena) provocava le mia curiosità di ciclista, nei miei rari ritorni da emigrato al paese di Monteroni d&#8217;Arbia. L&#8217;ultimo sabato di luglio 2016 è stato per me il giorno giusto, finalmente, per fare questo &#8220;Tour&#8221;. Moglie e figli...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Era da un po&#8217; di anni che il cartello marrone con la scritta: &#8220;Grand Tour della Val di Merse&#8221; nei pressi di Murlo (Siena) provocava le mia curiosità di ciclista, nei miei rari ritorni da emigrato al paese di Monteroni d&#8217;Arbia.<br />
L&#8217;ultimo sabato di luglio 2016 è stato per me il giorno giusto, finalmente, per fare questo &#8220;Tour&#8221;. Moglie e figli al mare per conto loro, superate in qualche modo le obiezioni materne (&#8220;<em>se non fosse per questa fissa di stare in bici &#8220;a giornata&#8221;, per il resto saresti un ragazzo (!?) intelligente</em>&#8220;), un&#8217;occhiata al  <a href="http://www.grandtourvaldimerse.it">SITO</a> , un controllo alla meccanica della bici, non mi restava che seguire, appunto, i cartelli marroni.</p>
<p>Il mio Tour con partenza da Monteroni d&#8217;Arbia è stato un anello di 160 km percorso in 10 ore (comprese le soste) in senso antiorario e prevalentemente su asfalto (pochi ma belli i chilometri su strada bianca), pochissima pianura ma pendenze lievi (ad eccezione della salita da Petriolo a Casciano), passaggi in ambienti naturali molto variegati e in piccoli borghi fuori dagli itinerari del turismo frettoloso. Poi, certo, anche 7 litri di acqua bevuta, e pane e formaggio e dolciumi in quantità &#8230;</p>
<p>Non dico che il modo con cui ho fatto io il Tour sia quello ideale: troppo lento per uno sportivo, troppo veloce per un cicloturista. Ci sono numerose possibilità di brevi &#8211; e meritevoli &#8211; divagazioni dal percorso ufficiale e quindi l&#8217;ideale sarebbe compierlo in 2/3 giorni con pernottamenti in itinere. Il percorso è ottimamente segnalato, solo brevissimi tratti hanno traffico automobilistico un po&#8217; fastidioso, per lo più si pedala tranquilli in un paesaggio che non ti annoia mai.</p>
<p>I luoghi attraversati sono stati per me al tempo stesso familiari e nuovi, perchè presenti nella mia memoria, ma in ricordi slegati tra loro perché relativi a momenti diversi della mia vita. In alcuni luoghi ero stato da bambino con i miei genitori, in altri in Vespa con la fidanzata ai tempi del liceo, in altri ancora con gli amici dell&#8217;Università a bere e mangiare nelle sagre paesane.<img decoding="async" class="size-medium wp-image-1215 alignright" src="https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/09/DSC_2581-300x201.jpg" alt="DSC_2581" width="300" height="201" srcset="https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/09/DSC_2581-300x201.jpg 300w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/09/DSC_2581-1024x685.jpg 1024w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/09/DSC_2581-150x100.jpg 150w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/09/DSC_2581-768x514.jpg 768w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/09/DSC_2581-1536x1028.jpg 1536w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/09/DSC_2581-2048x1371.jpg 2048w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/09/DSC_2581-330x221.jpg 330w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/09/DSC_2581-296x197.jpg 296w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/09/DSC_2581-690x462.jpg 690w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/09/DSC_2581-1050x703.jpg 1050w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/09/DSC_2581-866x580.jpg 866w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
<p><strong>Monteroni &#8211; Sovicille:</strong> alle 7 del mattino il sole scalda già, le salite per arrivare a Ville di Corsano però non sono un problema, essendo ancora fresco di energie. Taglio &#8211; rispetto all&#8217;itinerario ufficiale &#8211; per Grotti e Bagnaia, poi la facile pianura di Rosia, l&#8217;unica pianura del Tour, lasciando sui colli a sinistra Orgia, Stigliano, Torri. Prima di Sovicille c&#8217;è la necropoli etrusca di Malignano. A Sovicille mi soffermo brevemente, nella piazza antica e davanti alla moderna sede della BCC locale, poi prendo la salita per Ancaiano.<br />
<img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-1216 alignleft" src="https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/09/GTVDM-5-300x201.jpg" alt="GTVDM - 5" width="300" height="201" srcset="https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/09/GTVDM-5-300x201.jpg 300w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/09/GTVDM-5-150x100.jpg 150w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/09/GTVDM-5-330x221.jpg 330w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/09/GTVDM-5-296x197.jpg 296w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/09/GTVDM-5.jpg 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /><strong>Sovicille &#8211; Pievescola</strong>: all&#8217;inizio questo tratto è una lunga, sinuosa, lieve salita asfaltata, come una serpe grigia stesa a prendere il sole sul fianco sud della Montagnola senese. Il paesaggio è, secondo me, quello più piacevole di tutto il percorso. In basso molti ulivi, fichi, susini, vigneti. Più in alto noci e boschi di leccio, e qualche castagno. Per me l&#8217;odore del bosco di leccio è un rimando all&#8217;infanzia, e immagino anche che buon odore ci sarà in autunno con i fichi maturi e poi l&#8217;uva da vendemmiare &#8230; Un po&#8217; di sterrato nel bosco e dopo il passo di Celsa lunga discesa sino a Pievescola, nota per la sua sagra autunnale del fungo, e ideale per una sosta ad un bar molto bike-friendly.</p>
<p><strong>Pievescola &#8211; Chiusino:  </strong>poco fuori al paese mi fermo incuriosito da una lapide con una bandiera <img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-1219 alignright" src="https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/09/GTVDM-15-201x300.jpg" alt="GTVDM - 15" width="201" height="300" srcset="https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/09/GTVDM-15-201x300.jpg 201w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/09/GTVDM-15-100x150.jpg 100w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/09/GTVDM-15-330x493.jpg 330w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/09/GTVDM-15-388x580.jpg 388w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/09/GTVDM-15.jpg 428w" sizes="(max-width: 201px) 100vw, 201px" />francese, che non ricordavo di avere mai visto: &#8220;<em> Ici ont repose 238 soldats francais tombes glorieusement 1943-1944. In Memoriam</em>&#8221; &#8221; si legge. Pochi giorni prima mi ero imbattuto vicino ad Asciano in una lapide a ricordo &#8220;<em>di una incomprensibile e inutile strage</em>&#8221; avvenuta il 10 aprile del 1944, con 20 morti, viaggiatori di un bus bombardato da un aereo americano. Anche in questi luoghi &#8211; ora tranquillissimi &#8211; è passata la follia della guerra e dell&#8217;odio, che si ripresenta oggi in altre forme e in altri luoghi d&#8217;Europa.<br />
Oltre Pievescola si prende la strada delle Galleraie e ci sono i primi cartelli che indicano località di mare (Follonica) . I cartelli indicano anche distanze da Colle Val d&#8217;Elsa, Casole e anche Firenze alla portata di un ciclista, ma &#8220;centrifughe&#8221; rispetto al Tour. Tengo in memoria per giri futuri.<br />
<img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-1221 alignleft" src="https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/09/GTVDM-20-201x300.jpg" alt="GTVDM - 20" width="201" height="300" srcset="https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/09/GTVDM-20-201x300.jpg 201w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/09/GTVDM-20-100x150.jpg 100w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/09/GTVDM-20-330x493.jpg 330w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/09/GTVDM-20-388x580.jpg 388w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/09/GTVDM-20.jpg 428w" sizes="(max-width: 201px) 100vw, 201px" />Non faccio deviazione nemmeno verso Radicondoli, mi limito a guardare i crinali dove compaiono i vapori dei soffioni sfruttati per produrre energia geotermica.<br />
Montalcinello e altri borghi mi ricordano i racconti di mio padre, che in questi posti remoti veniva come rappresentante di commercio a vendere casalinghi e piccoli elettrodomestici. Chiusdino compare dietro una curva come un centro di una certa importanza, con musei, in posizione elevata e a metà strada tra Siena e Massa Marittima. Qui la fantasia porterebbe verso la direzione del mare &#8230; ma non do&#8217; retta a questi pensieri divergenti e scendo per una ripida strada seguendo le frecce marroni, solo dopo, però, aver fatto il giusto rifornimento al bar della piazza.</p>
<p><strong>Chiusdino &#8211; Petriolo</strong>: il cartello marrone ora indica S. Galgano, e arrivo sulla strada che &#8211; ricordo &#8211; si faceva in auto con la famiglia tornando dalla gita domenicale al mare. Rivedo il cartello che indica il borgo chiamato Colordesoli, un toponimo che mi ha sempre messo allegria.<br />
S. Galgano la conosco bene, ma è sempre una soddisfazione ammirarla. Risalgo per il sentiero a Montesiepi, dove dentro una cappella c&#8217;è la famosa spada nella roccia della leggenda. Non mi lascio sfuggire una sosta-rifornimento al bar &#8220;Salendo&#8221; che ha, tra gli altri, questo cartello &#8220;<em>Qui non c&#8217;è WiFi, ma con il nostro vino navighi che è una bellezza&#8221;.</em><br />
Riprendo a pedalare sotto un sole che picchia, in giro non c&#8217;è nessuno. Adesso inizia una strada in mezzo a un bosco giovane di pini, l&#8217;odore ricorda il mare, ma l&#8217;effetto è solo blandamente balsamico perchè la mia gola è secca, il respiro e tutto il resto tengono un ritmo non blando.<br />
A Iesa il paese sembra deserto. Incrocio una Golf scassata che si ferma vicino a me: dentro due ragazze col piercing, e quella alla guida mi fa &#8220;<em>Sei italiano ?</em>&#8220;. &#8220;<em>Certamente</em>&#8221; rispondo, mentre mi chiedo cosa ci sia di esotico nel mio aspetto. &#8220;<em>Sai dove è un bar aperto ?&#8217;</em>&#8221; . Le spiego che sono appena arrivato e non conosco il paese. Loro sono gentili e mi augurano buona pedalata. Dopo mi accorgo che il bar era 50 mt più avanti &#8230; fossi stato più vispo avrei potuto offrire il caffè o farmelo offrire, e fare due parole con due persone all&#8217;apparenza simpatiche. Ma quando uno nasce schivo di carattere&#8230;.<img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-1222 alignright" src="https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/09/GTVDM-27-201x300.jpg" alt="GTVDM - 27" width="201" height="300" srcset="https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/09/GTVDM-27-201x300.jpg 201w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/09/GTVDM-27-100x150.jpg 100w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/09/GTVDM-27-330x493.jpg 330w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/09/GTVDM-27-388x580.jpg 388w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/09/GTVDM-27.jpg 428w" sizes="(max-width: 201px) 100vw, 201px" /><br />
Adesso i cartelli marroni indicano luoghi che conosco bene. Scendo da un soprapasso sulla Siena- Grosseto e al bivio l&#8217;indicazione è chiara: dice a sinistra.<br />
Ma giù in basso nella vallata c&#8217;è Petriolo, sorgente di acqua sulfurea a 38° conosciuta sin dai tempi antichi, sulla sponda sinistra del fresco e pulito torrente Farma. La memoria di bagni goduriosi e il desiderio di risentire il tipico odore di uova marce mi spingono verso il basso.<br />
Non me ne pento: ritrovo lì il solito ambiente umano assai variegato e un po&#8217; Hippie. Questo luogo è una sorta di &#8220;bene comune&#8221; aperto a tutti dove ci sono regole non scritte di condivisione e rispetto.<br />
<strong>Petriolo &#8211; Monteroni: </strong>dopo, però, la di salita al 20% non lo faccio in sella, scendo e spingo. Recupero il bivio, poi un po&#8217; di sali-scendi all&#8217;ombra di qualche sughera, e dopo il ponte sulla Merse solo tanta, ma tanta salita ripida. Ho finito acqua e cibo,  cerco di conservar un po&#8217; le forze. Passo oltre agriturismi con piscina con nessuno in giro e mi torna in mente la massima di un amico, atleta di valore: &#8220;<em>chi non fa fatica non sa apprezzare il riposo</em>&#8220;. Ecco io a questo punto sarei pronto ad apprezzare, penso. Arrivo a Casciano, su in alto, davvero in &#8220;riserva&#8221;, incrocio due auto di olandesi diretti al campeggio, mi salutano cordiali due bimbi che giocano in piazza e al bar chiedo &#8211; con voce assai fioca &#8211; acqua e Coca Cola, non freddi però. Per accontentarmi la barista deve andare in magazzino.<br />
<img decoding="async" loading="lazy" class="size-medium wp-image-1224 alignleft" src="https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/09/GTVDM-32-300x201.jpg" alt="GTVDM - 32" width="300" height="201" srcset="https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/09/GTVDM-32-300x201.jpg 300w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/09/GTVDM-32-150x100.jpg 150w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/09/GTVDM-32-330x221.jpg 330w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/09/GTVDM-32-296x197.jpg 296w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/09/GTVDM-32.jpg 640w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" />Dopo il valico del Rospatoio per arrivare a Monteroni è solo discesa, non proprio letteralmente, ma psicologicamente sì. Ora &#8220;volo&#8221;,  sfiorando la torre di Crevole diroccata dalla battaglia con gli spagnoli nel lontano 1555, e poi l&#8217;etrusca Murlo, poi Suvignano (<em>tenuta agricola e riserva di caccia degli editori milanesi Garzanti negli anni &#8217;50,poi finita in mani mafiose e solo recentemente confiscata dallo Stato</em> ) e arrivo a casa, in Val d&#8217;Arbia, con i muscoli vuoti ma con piena soddisfazione di cicloturista.</p>
<p>leonardo savelli</p>
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