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	<title>motori &#8211; FIAB Ciclocittà Varese</title>
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		<title>TRAFFIC</title>
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		<pubDate>Tue, 28 Apr 2026 21:26:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Quello che segue è il primo dei 28 scritti di Mattia Torre (1972-2019) raccolti nel libro &#8220;A questo poi ci pensiamo&#8221;, Mondadori, 2021. Il suo titolo è &#8220;TRAFFIC&#8221; e risale al 2013. Oltre un decennio dopo il tasso di motorizzazione in Italia è aumentato e la popolazione è invecchiata, ma resta immutata la capacità evocativa del racconto, che ci ricorda...]]></description>
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<p></p>



<p></p>



<p><em>Quello che segue è il primo dei 28 scritti di <a href="https://it.wikipedia.org/wiki/Mattia_Torre">Mattia Torre</a> (1972-2019) raccolti nel libro <strong>&#8220;A questo poi ci pensiamo&#8221;</strong>, Mondadori, 2021.  Il suo titolo è &#8220;TRAFFIC&#8221; e risale al 2013. Oltre un decennio dopo il tasso di motorizzazione in Italia è aumentato e la popolazione è invecchiata, ma resta immutata la capacità evocativa del racconto, che ci ricorda chi siamo stati, e ci lascia con il dubbio di cosa saremo capaci di diventare.</em></p>



<p></p>



<p><strong>&#8220;</strong>L’Italia è questo paese (pieno di colline verdeggianti e città d’arte eccetera) dove in una certa fase di sviluppo si poteva decidere se puntare sui mezzi di trasporto pubblico, sulle biciclette o sulle macchine, e alla fine noi si è optato diciamo abbastanza per le macchine.</p>



<p>Che nel 2008 l’Italia, siccome c’era una crisi economica tremenda e nessuno c’aveva una lira, allora ha prodotto solo un milione di macchine – dice c’è la crisi, un milione solo? Che l’Italia – ora bisogna rimanere un momento concentrati – è al sesto posto nel mondo come tasso di motorizzazione con 36 milioni di macchine, ossia 595 macchine per 1000 abitanti. E qui veniamo al punto; e cioè ci sono 595 macchine su 1000 abitanti tenendo presente che sugli stessi 1000 abitanti 250 hanno più di sessant’anni.</p>



<p>Vecchi al volante.</p>



<p>E triangolare i dati dà un brivido, perché ne emerge una giungla d’asfalto, una città di rincoglioniti, e un traffico pericolosissimo.</p>



<p>Che in Italia c’è il traffico.</p>



<p>A Milano, a Torino, persino a Pienza c’è il traffico, a Roma c’è il traffico.</p>



<p>Che io nel traffico posso dire di esserci nato e cresciuto, poiché ho alle spalle trent’anni di esperienza nel traffico e quando scendo in strada, che sia in macchina o con il mio SH 150, questi trent’anni, ebbene: li sento e li faccio sentire.</p>



<p>Li sento.</p>



<p>Li faccio pesare.</p>



<p>E cioè come un adulto maori affronta le asprezze della foresta, ogni giorno io mi inoltro, per dire, sul Muro Torto col mio SH 150.</p>



<p>E cioè, con cognizione di causa.</p>



<p>Col valore dell’esperienza nella giungla d’asfalto.</p>



<p>Che la vita nel traffico di Roma certe giornate è una specie di continua esplosione di nervosismo, la temperatura è alta, il furore è alle stelle.</p>



<p>Che nel traffico si vive: ma si può anche morire.</p>



<p>“A stronzo” puoi sentire, per dire, come frase, per esempio “a testa de cazzo”, “io t’ammazzo”… oppure “ma io t’ammazzo” col MA avversativo, come a dire sarebbe pure tutto regolamentato in teoria, semafori incroci precedenze e divieti, MA io me ne sbatto di tutte queste leggi. Io t’ammazzo.</p>



<p>Perché si può anche morire nel traffico. Si può morire in un incidente… si può morire percuotendosi a vicenda con un altro automobilista e si può morire come si muore in genere, cioè che un attimo prima eri vivo e un attimo dopo sei morto in quanto appunto: sei deceduto.</p>



<p>Coltivando quindi, nel frattempo, negli anni, quel senso di morte che hanno i toreri. Quando stai per iniziare, una parte di te pensa, come i toreri, come i poliziotti, oggi potrei rimetterci le zampe.</p>



<p>E infatti al semaforo ci si guarda e inconsciamente si pensa: siamo ancora vivi, eeeeessì, eeeevvai. E subito dopo: te voi ingarellà?</p>



<p>T’apro il culo, cazzo, c’ho una mandria di cavalli sotto al culo.</p>



<p>Perché ci sono quelli miti, con pochi cavalli, poche velleità. Ebbene io mi ci appoggio sopra al semaforo, per me sono come poltrone.</p>



<p>Il traffico di Roma è uno stato della mente, c’è gente per esempio che fa finta che il traffico non ci sia – li vedi sorridenti, tranquilli, che fingono di stare a casa; poi ci sono quelli che mordono il volante, che c’hanno sul volante il segno di mozzichi affondati in viale della Letteratura all’EUR.</p>



<p>E tuttavia il traffico è anche espressione di codici morali, di regole e leggi… lo Stato ha proposto delle leggi, le ha proposte, molte non sono state accolte, piuttosto sono state accettate una serie di consuetudini unanimemente condivise, e poi ognuno ha elaborato un proprio sinistro e pericoloso codice diciamo samurai, ognuno ha il proprio… “famme passà, no? Che te costa… sto pezzo de merda…”.</p>



<p>Il traffico è libertà di pensiero: ognuno ha una sua idea; il traffico è anarchia, il traffico è la vera democrazia.</p>



<p>Che in Africa il bambino nasce e cresce in un villaggio che sta a due ore da una sorgente eccetera e invece io sono nato e cresciuto in strade tipo via Cola di Rienzo, per dire, o sul lungotevere.</p>



<p>Che il lungotevere il sabato sera hanno scoperto di recente che si vede anche dalla luna, ossia che prima si pensava la muraglia cinese si vedesse dalla luna e invece non è vero; l’unica cosa creata dall’uomo visibile a occhio nudo dalla luna è il lungotevere il sabato sera.</p>



<p>E in molti infatti sostengono che l’uomo sia nato per vivere nel traffico e che il buon Dio ci abbia creati per misurarci con viale Marconi: ossia che queste migliaia di anni di storia che abbiamo alle spalle siano solo una fase diciamo costituente della vera, fondamentale prova, che è il raccordo anulare alle 19 di un qualsiasi mercoledì: che io sono di quelli nevrastenici che fanno piccoli balzi in avanti per stressare quello davanti appunto; e il mio sogno erotico è di colpirlo proprio.</p>



<p>Che io che nella vita sociale devo rispondere alla etichetta di intellettuale di sinistra, viceversa nel traffico io sono un animale.</p>



<p>Io li sento questi trent’anni di giungla d’asfalto – e in un certo senso li faccio sentire – sin da quando accendo il motore. E suppongo si noti in qualche misura, se appena mi avvio nei flussi delle strade della città ho lo sguardo e l’aria – e come ovvio l’andatura – di chi veramente la sa lunga.</p>



<p>Io quando avevo quattordici anni mi serviva di truccare il motorino che allora era un Ciao detto “ciaetto” per la sua speciale agilità, andava a 44 km/h ma si narrava potesse arrivare a 100 e per farlo sono andato da mia madre che è sempre stata sognatrice pittrice e le ho detto mamma, voglio modificare il motorino per renderlo, siediti… ecologico; e mi servono tre piotte per la causa.</p>



<p>E poiché eravamo negli anni Ottanta e il pianeta godeva ancora di una salute diciamo scoppiettante, mia madre pensò che io fossi un visionario, un piccolo cristo obamiano lungimirante di rara sensibilità e mi diede i soldi, mi disse tieni figlio, trucca il motorino per renderlo ecologico, e ne venne fuori questo motorino che lei credeva appunto ecologico e che invece era potente rumoroso e ultrainquinante, rumoroso di un rumore, mamma, che è il prezzo da pagare per salvare il pianeta.</p>



<p>Così potei scorrazzare con la mia Proma attacco a cerniera e il 65 eurocilindro dai travasi MOLTO grandi e prestazioni da brivido! È il miglior GT prodotto per Ciao di diametro 43! Sicuramente batte senza problemi i GT Polini/Malossi da 75cc.</p>



<p>Estrema facilità di montaggio! Si può montare sia sui carter originali, sia su carter di altre marche. Materiale: alluminio, quindi molto più potente! Diametro: 43mm; spinotto: 10mm; scarico: 22mm; e con il carburatore 16 a ben 80 all’ora con un peso di kg 79, ossia una specie di missile!</p>



<p>E pinnavo, pinnavo, e pinnare, ossia percorrere con una ruota sola la maggiore distanza possibile – traguardo ultimo: corso Francia su una ruota, che feci una fredda e assolata domenica di febbraio – era l’obiettivo della mia vita…</p>



<p>Ed ero così contento di poter uscire di casa e andare in motorino che un paio di volte scendendo le scale troppo veloce mi sono rotto una caviglia.</p>



<p>Sentirsi vivi, era.</p>



<p>C’erano quelli che non sapevano pinnare e io sapevo pinnare, quelli che per mille motivi tra cui il buonsenso non pinnavano e io invece pinnavo, e mai mi ha sfiorato la paura di cappottarmi, che se adesso penso a quella roba mi devo sedere, mi viene il mal di testa dalla paura e invece allora io me ne fottevo, e pinnavo, gli occhi al cielo come un vero sognatore figlio di pittrice sognatrice.<strong>&#8220;</strong></p>



<p></p>
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