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	<title>Milano &#8211; FIAB Ciclocittà Varese</title>
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	<title>Milano &#8211; FIAB Ciclocittà Varese</title>
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		<title>LA GRAVEL DA MILANO AL TICINO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 02 Nov 2018 21:24:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cicloturismo]]></category>
		<category><![CDATA[GRAVEL]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
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					<description><![CDATA[“It&#8217;a a Ride not a Race”  &#8211;  “Far not Fast”.   Troppo spesso gli anglismi si infiltrano nel nostro comunicare, ma in qualche caso forniscono una sintesi efficace.  Una pedalata impegnativa ma senza l&#8217;ansia della classifica:  questa definizione, per usare l&#8217;italiano,  ha stimolato la mia curiosità di ciclista e mi ha spinto a partecipare  alla MILANO GRAVEL ROADS    di sabato 27 ottobre. Certo...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“<strong><em>It&#8217;a a Ride not a Race</em></strong>”  &#8211;  “<strong><em>Far not Fast</em></strong>”.   Troppo spesso gli anglismi si infiltrano nel nostro comunicare, ma in qualche caso forniscono una sintesi efficace.  <em>Una pedalata impegnativa ma senza l&#8217;ansia della classifica</em>:  questa definizione, per usare l&#8217;italiano,  ha stimolato la mia curiosità di ciclista e mi ha spinto a partecipare  alla <a href="http://blog.turbolento.net/project/milano-gravel-roads/">MILANO GRAVEL ROADS</a>    di sabato 27 ottobre.</p>
<p>Certo ho dovuto prendere il treno delle 5.36 da Varese e non dar troppo credito alle minacciose previsioni del tempo, ma ne è valsa la pena.</p>
<p>Arrivo alla stazione di Milano-Garibaldi che è ancora buio, ma alla metropoli  medio-padana non mancano le luci e il movimento della grande città operosa. Il ritrovo è alla sede della <strong>Canottieri S.Cristoforo</strong> sul <strong>Naviglio Grande</strong>, perciò devo attraversare la città. Arrivato in centro, mi infilo in Galleria, soprattutto per fare un prelievo bancomat che eseguo stando attento a non calpestare un vagabondo cencioso  che dorme al calduccio del locale chiuso.  Milano è cosi: ricchezza e disperazione, insieme.</p>
<p>Quando esco dalla Galleria  però piove forte e devo indossare la mantellina. Ad un certo punto mi superano 4 ciclisti con degli zaini:  vanno forte e li inseguo con qualche rischio (<em>binari del tram &#8230;</em>) convintissimo che siano diretti al ritrovo ma quando si fermano e rivolgo loro una domanda, capisco che partecipano ad un’altra manifestazione &#8230;</p>
<p>Comunque il Naviglio Grande alla fine lo trovo lo stesso e di conseguenza anche la sede della Canottieri. Alla  partenza tutto è puntuale e preciso, la spunta dei nomi, la consegna dei numeri, poi si parte a gruppetti, ora non è più buio.  Io e qualcun altro ci accodiamo a  quelli che sembrano più preparati sulla conoscenza del percorso.</p>
<p>I primi chilometri lungo il naviglio, nella periferia di Milano, sono di chiacchiere allegre, per farsi coraggio, per conoscersi e perché ha smesso di piovere. Poi comincia la campagna e siamo più silenziosi, tenendo su asfalto i 30 all’ora di media. I colori dell’autunno, sotto il grigio del cielo, ci sono tutti: i marroni i verdi i gialli, l’acqua dei canali in certi punti pare liscia come una lama d’acciaio, ma più spesso  la superficie è increspata da un venticello leggero.</p>
<p><strong>Cusago</strong>, <strong>Cisliano</strong>, <strong>Cassinetta di Lugagnano</strong>, <strong>Boffalora</strong>, <strong>Bernate</strong>; cascine e campi, corvi, un airone, allevamenti di cavalli. Poi entriamo in un bosco umido e all&#8217;uscita si presentano davanti a noi,  come gambi di funghi giganti ma &#8220;scappellati&#8221;,  le ciminiere di <strong>Turbigo</strong>.  Si passa il  <strong>Ticino</strong> sul ponte di ferro e siamo in <strong>Piemonte</strong>.</p>
<p>Il bello di questo modo di pedalare, privo di ansia agonistica, è che si socializza. Al 50esimo chilometro circa faccio parte di un gruppo di sei pedalatori, e uno di questi è Gianni, il più giovane e dotato di gran barba, che va sicuro nello zig-zag dei sentieri come fosse a casa sua. Mi spiega che conosce bene la zona &#8230; però il suo accento mi pare decisamente pugliese …. infatti lo è ! Finiamo così a parlare non di risotti, ma di olio, olivi, taralli al finocchio &#8230;</p>
<p>Si comincia ad aver fame: al 65 km il primo ristoro ufficiale ed il timbro di controllo. Solo a queso punto decido di attivare la traccia sul mio orologio GPS Tom Tom, e devo dire che per i quasi 100 km successivi non mi deluderà (<em>temevo,  sinceramente,  per la tenuta della batteria</em>) …</p>
<p>Dai campi passiamo alla elegante <strong>Piazza Ducale di Vigevano</strong>: anche qui sosta per timbro e mettere giù qualche altra caloria,  e anche per qualche foto.</p>
<p>Ripartiamo in tre, questa volta, e con Antonio e Paolo pedaliamo e parliamo di ciclismo, come quelli che nei pranzi delle feste parlano di ricette prelibate.  Loro sono ciclisti con molti chilometri nelle gambe, ci scambiamo pareri sulle Granfondo in Italia e all’estero (<em>Antonio quest&#8217;anno è stato nelle Fiandre</em>), sui luoghi italiani più ospitali per gli amanti delle due ruote, della rivista Cyclist (<em>di cui Paolo è un collaboratore</em>) e delle tribù di ciclisti che non sempre dialogano tra di loro. Strade e sentieri regalano  silenzi e armonia con la natura, vicino a numerosi corsi d’acqua, vecchi rami secondari del fiume. Qui non è piovuto, i sentieri sono polverosi.</p>
<p>Vicino al punto di controllo Il Boscaccio, troviamo il ponte di barche di <strong>Bereguardo: </strong> ferro e legno e rumoracci proporzionati al peso dei mezzi che passano. Di là ricominciano i campi coltivati, strade ben tenute e alcune con filari di alberi (salici) appena piantati. Superiamo Cascina Caremma, con maialini che, in ampio e comodo recinto, pigramente attendono vicino al ristorante il loro turno a tavola. Poi appare improvvisamente, in alto,  maestosa, l&#8217;<strong>Abbazia di Morimondo</strong>, dove ci tocca una sosta imprevista per la rottura di una catena, peraltro risolta in pochi minuti. Poi <b>Naviglio</b> (Comune, si legge in un cartello stradale, munito di &#8220;Osservatori Civici&#8221;) e &#8211; tramite il parco Sud di Milano che attraversiamo mentre inizia a piovigginare &#8211;  riconquistiamo il Naviglio Grande.</p>
<p>Abbiamo il vento contro ma io e Antonio non cediamo e facciamo un’andatura discreta in coppia, a <strong>Corsico</strong> superiamo il centro culturale buddista Ikeda, un edificio tutto dorato che mi riprometto di visitare, poi è tutto &#8211; quasi &#8211; diritto sino al civico 122 della Canottieri S. Cristoforo, dove ci aspetta il timbro di Finisher (<em>saremo in 70, a conti fatti</em>) sul cartoncino, per la giusta gratifica morale, e birra e panino, per il dovuto ristoro del corpo; il mio computerino segna 4.700 calorie consumate dalla partenza, (<em>e meno male che era un grave &#8220;flat&#8221; &#8230;</em>)</p>
<p>Ci salutiamo con i compagni di giornata con un cordiale e sincero:  “<em>alla prossima !</em>”</p>
<p><em>Leonardo Savelli</em></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><img decoding="async" fetchpriority="high" class="alignnone size-medium wp-image-2608" src="https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2018/11/GRAVEL-300x168.jpg" alt="GRAVEL" width="300" height="168" srcset="https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2018/11/GRAVEL-300x168.jpg 300w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2018/11/GRAVEL-1024x575.jpg 1024w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2018/11/GRAVEL-150x84.jpg 150w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2018/11/GRAVEL-768x431.jpg 768w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2018/11/GRAVEL-1536x862.jpg 1536w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2018/11/GRAVEL-330x185.jpg 330w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2018/11/GRAVEL-690x387.jpg 690w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2018/11/GRAVEL-1050x589.jpg 1050w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2018/11/GRAVEL-1033x580.jpg 1033w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2018/11/GRAVEL.jpg 1632w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></p>
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		<title>AIDA &#8211; Alta Italia Da Attraversare</title>
		<link>https://fiabciclocittavarese.it/2018/09/30/aida-alta-italia-da-attraversare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 30 Sep 2018 19:57:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cicloturismo]]></category>
		<category><![CDATA[ADDA]]></category>
		<category><![CDATA[AIDA]]></category>
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		<category><![CDATA[CICLOTURISMO]]></category>
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					<description><![CDATA[Alla edizione 2018 della Bicistaffetta hanno partecipato anche alcuni soci di Fiab Varese: Franca per il tratto Susa-Verona, Elio per quello Trieste-Verona, il sottoscritto e  Pina per la singola tappa da Garbagnate a Treviglio. La BICISTAFFETTA 2018 è stata dedicata ad un itinerario di collegamento tra l&#8217;Est e l&#8217;Ovest dell&#8217;Italia del nord, per strade secondarie e ciclabili che attraversano la pianura padana a...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Alla edizione 2018 della Bicistaffetta hanno partecipato anche alcuni soci di Fiab Varese: Franca per il tratto Susa-Verona, Elio per quello Trieste-Verona, il sottoscritto e  Pina per la singola tappa da <strong>Garbagnate a Treviglio.</strong></p>
<p>La <a href="http://bicistaffetta.it/b/bicistaffetta-2018">BICISTAFFETTA 2018</a> è stata dedicata ad un itinerario di collegamento tra l&#8217;Est e l&#8217;Ovest dell&#8217;Italia del nord, per strade secondarie e ciclabili che attraversano la pianura padana a metà strada tra il Po e le Alpi, attraverso campi e centri abitati.</p>
<p>Le foto qui pubblicate sono relative all&#8217;attraversamento dell&#8217;area milanese: con Pina ci siamo uniti al gruppo di circa 40 ciclisti di molte Fiab italiane (Torino, Brescia, Cremona, Lodi, Ravenna, Genova, Arezzo, Milano &#8230;) presso la stazione di <strong>Garbagnate-Parco Groane</strong>. Da lì si percorre una ciclabile costruita per Expo 2015, tra canali d&#8217;acqua e alberi da poco piantati che accompagnano i viandanti. Giunti a <strong>Rho</strong> rimane un breve tratto prima di entrare in Milano, dove la nostra guida, Alessandro di Fiab Lodi, ha scelto un percorso un po&#8217; più lungo ma sicuro per un gruppo di ciclisti urbani, con attraversamento di <strong>City  Life</strong> con i suoi grattacieli e sosta al <strong>Parco Sempione</strong>. Prima  però  abbiamo incontrato l&#8217;assessore alla mobilità del comune di Milano, Marco Granelli, per un saluto istituzionale di auspicio per una <strong>Milano</strong> sempre più amica dei ciclisti.</p>
<p>Dal Parco Sempione abbiamo raggiunto l&#8217;inizio della ciclabile della <strong>Martesana,</strong> dove arriva in Milano l&#8217;omonimo canale che proviene dall&#8217;<strong>Adda</strong> e dove si trova la targa che commemora <strong>Luigi Riccardi</strong>, fondatore di Ciclobby Milano e ispiratore dell&#8217;azione della Fiab dalla fondazione e fin oltre la sua scomparsa, avvenuta 10 anni fa.</p>
<p>Sulla Martesana si pedala tranquilli, attraversando borghi che evocano un passato di genti laboriose e geni al lavoro (Leonardo da Vinci ha lasciato qualche traccia del suo ingegno).</p>
<p>A <strong>Cernusco sul Naviglio</strong>, che ha aderito a <a href="http://www.comuniciclabili.it">ComuniCiclabili</a> grazie anche all&#8217;azione della locale Fiab,  sosta per il pranzo e ad accoglierci ci sono il Sindaco, con l&#8217;Assessora alla mobilità e il Comandante della Polizia Locale. Dopo un ottimo risotto, e qualche sana risata, si riparte per l&#8217;ultimo tratto della tappa. Il paesaggio si fa più campestre, si arriva all&#8217;<strong>Adda</strong> che attraversiamo su un ponte pedonale ma non ciclabile, nel senso che si deve sollevare le bici sopra ostacoli posti alle due estremità.</p>
<p>Ma ci vuole ben altro per fermare un gruppo di cicloturisti determinati, e alla fine si arriva a<strong> Treviglio</strong>: io e  Pina salutiamo il gruppo, è stata davvero una bella giornata in compagnia. Per loro una notte di riposo prima di proseguire verso <strong>Verona</strong>, per me e Pina, un paio di orette di treno sul S5 Treviglio-Varese.</p>
<p>Leonardo S.</p>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>IL SIGNORE DELLE BICI</title>
		<link>https://fiabciclocittavarese.it/2018/08/12/il-signore-delle-bici/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Aug 2018 15:53:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pedalo&Penso]]></category>
		<category><![CDATA[ACCETTURA]]></category>
		<category><![CDATA[ciclabili]]></category>
		<category><![CDATA[città]]></category>
		<category><![CDATA[COLVILLE ANDERSEN]]></category>
		<category><![CDATA[COPENHAGEN]]></category>
		<category><![CDATA[LA REPUBBLICA]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
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					<description><![CDATA[Qui sotto riportiamo il testo di una intervista di Mara Accettura a Mikael Coalville-Andersen che ha creato la società Copenhagenize per diffondere nel mondo il modello di traffico sostenibile a due ruote. L&#8217;intervista è comparsa sul supplemento  D de La Repubblica di sabato 4 agosto 2018, nella rubrica &#8220;Futuro Urbano&#8221; ******* &#8220; Mikael Colville-Andersen ha attraversato 65 città del mondo in bicicletta....]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000080;">Qui sotto riportiamo il testo di una intervista di Mara Accettura a Mikael Coalville-Andersen che ha creato la società Copenhagenize per diffondere nel mondo il modello di traffico sostenibile a due ruote.</span></p>
<p><span style="color: #000080;">L&#8217;intervista è comparsa sul supplemento  D de La Repubblica di sabato 4 agosto 2018, nella rubrica &#8220;Futuro Urbano&#8221;</span></p>
<p style="text-align: center;">*******</p>
<p><strong>&#8220;</strong> Mikael Colville-Andersen ha attraversato 65 città del mondo in bicicletta. Se fosse per lui, designer urbano mezzo danese e mezzo canadese, la bici dovrebbe essere messa sul piedistallo, invece di essere considerata un accessorio, maltrattato dal traffico automobilistico. Per questo il fondatore di Copenhagenize Design Company è consulente di governi cittadini e nazionali per lo sviluppo urbano sostenibile.</p>
<p>La sua esperienza ventennale è adesso concentrata in un libro: Copenhagenize: The Definitive Guide to Global Bycicle Urbanism. “L’esperienza di Copenhagen è esportabile ovunque” dice. &#8220;Voglio che questo libro diventi la bibbia dell’urbanesimo in bici”. Lo incontriamo in un bar di Milano dove è venuto a girare una puntata di <i>Racconti dalle Città del Futuro</i> (Life-sized cities, serie che sarà trasmessa la prossima stagione tv su laEffe, canale Sky 135).</p>
<p><b>Perché è così importante andare in bici in città ?</b></p>
<p>“Innanzitutto è lo strumento più efficiente per muoversi da A a B, per collegare centro e periferia. Dal 1996 chiediamo ai cittadini di Copenhagen<span class="Apple-converted-space">  </span>“Perchè usate la bici ?” e la risposta è sempre la stessa: ”Perchè è veloce”. Noi danesi siamo pragmatici, ci piace anche misurarle queste cose, per cui abbiamo voluto verificare se lo è più della macchina. Bene. Una pista ciclabile di 2 , 3 metri a senso unico sposta 5.900 persone all’ora, la corsia 1.300 auto e se c’è traffico questo numero si riduce. Certo, la metro è più veloce, ma a livello strada la bici è imbattibile. Poi è uno strepitoso collante sociale. In sella siamo più connessi a ciò che succede intorno a noi perché notiamo il bar appena aperto, la svendita in quel negozio, l’amico che attraversa la strada. La bici è umana, è muscoli e sorrisi. Ai semafori si può sentire il profumo di chi ci sta accanto, notare le sue scarpe, pensare di flirtarci. E’ interessante. Per non contare i soldi che ci fa risparmiare in salute pubblica. Sono tutte cose che noi misuriamo<span class="Apple-converted-space">  </span>con numeri, e per questo motivo non c’è mai opposizione politica a quello che facciamo. La bici è un modello di business, la macchina no: è un grande buco nero in cui finiscono un sacco di soldi”.</p>
<p><b>Perché Copenhagen è un modello per molte città del mondo, e dove ha visto le pratiche migliori ?</b></p>
<p>“A Copenhagen abbiamo iniziato tanto tempo fa. Inoltre è una città che si può “copiare e incollare”: un centro medievale poi grandi viali. Amsterdam è altrettanto virtuosa e mi piace molto, ma è poco esportabile per via dei canali. A Bordeaux avevano il 2% di bici, da quando hanno reintrodotto il tram sono arrivati al 10% e le auto si sono ridotte. Parigi è molto interessante: ha il 5% del traffico su due ruote e 20mila bici in sharing. Devono solo migliorare po’ il design. Londra invece è ridicola, il 2%. Le loro famose <i>superhigway</i> sono semplicemente segnalate da pittura blu, come fosse un campo di forza invisibile che protegge i ciclisti. Ma sono inglesi, e fanno un sacco di rumore in proposito. New York è ancora al 2%, ma molte città americane si stanno muovendo da quando hanno scoperto che i Millennial vogliono vivere in quartieri cool con start-up, buoni caffè e piste ciclabili. Molti di loro non guidano e non sono interessati a prendere la patente”.</p>
<p><b>In Cina e altri paesi in via di sviluppo però succede il contrario. Come lo spiega ?</b></p>
<p>“Nel 1998 Pechino aveva il 60% di traffico su bici e Copenhagen il 15%, l’anno scorso le cifre si sono invertite ma il 15% è comunque un numero enorme e visibile per strada. Ora i cinesi si stanno rendendo conto dell’errore e spero possano rimediare perché in 20 anni hanno fatto i danni che noi abbiamo fatto in 70. Pechino vuole tornare indietro a causa del folle inquinamento. A Guangzhou hanno costruito mille chilometri di piste ciclabili, anche Shanghai adesso lo sta facendo”.</p>
<p><b>Che tipo di infrastrutture consiglia ai governi ?</b></p>
<p>“Prima faccio due<span class="Apple-converted-space">  </span>domande: quante macchine ci sono al giorno su strada e quale è il limite di velocità. La prima infrastruttura è una non infrastruttura, perché se il volume del traffico è basso e la strada residenziale non ne hai bisogno. Se il limite è di 40 km all’ora o il volume incrementa in certe ore del giorno, è necessario dipingere una corsia unidirezionale di 2 o 3 metri su entrambi i lati della strada. Se è di 50 o 60 km, bisogna separare fisicamente le piste da passanti ed auto, con un marciapiede o altre barriere. Se il limite è di 70 km le bici devono stare proprio lontane dalle auto. Le ciclabili devono essere sempre unidirezionali, perché quelle a doppio senso sono pericolose.</p>
<p><b>E quali sono gli errori più comuni ?</b></p>
<p>“Quello universale è fare passi da bambini. Pensare che una pista ciclabile su una strada significhi promuovere la cultura della bici. Bisogna avere un progetto in testa come si fa per i tram o le metropolitane. A Buenos Aires e a Siviglia si sono inventati tutto da zero e l’incremento del traffico in bici è stato eccezionale.</p>
<p><b>In questi giorni ha girato per Milano in bicicletta. Che idea si è fatto ?</b></p>
<p>“Ho pedalato<span class="Apple-converted-space">  </span>con Massa Marmocchi<span class="Apple-converted-space"> </span><i> (gruppo di genitori che porta i figli a scuola in bici, ndr) </i>fermando il traffico. Sono rimasto sorpreso perché ho visto più gente in bici di quanto mi aspettassi: giovani, vecchi, mamme, bambini. Ci sono anche chioschi su due ruote. La percentuale di ciclisti va dal 6 all’8%, che è un buon numero, e inoltre ci sono infrastrutture ben disegnate, come le intersezioni protette agli incroci. Molte città non separano fisicamente corsie per le auto e piste ciclabili, qui invece accade. Il problema è che non c’è un<span class="Apple-converted-space">  </span>network ma spezzoni sparsi. Quindi si è poco invogliati. Se questo cambia il volume del traffico potrebbe facilmente schizzare dal 6 al 20% in soli cinque anni. Milano è una città perfetta per questo mezzo.</p>
<p><b>Secondo lei Milano è una life-sized city, una città a misura d’uomo ?</b></p>
<p>“Tutte le città italiane lo sono state prima dell’avvento dell’auto. C’è un cliché su Milano: i brand, la moda e le banche, ma non è così. Sono accadute molte cose dalla mia ultima visita nel 2006: c’è una cultura imprenditoriale. Ho visto una città europea con bei quartieri e gente interessante da tutto il mondo. Qui l’amministrazione e i cittadini si danno da fare per recuperare spazi abbandonati come la cascina Cuccagna, trasformare quartieri popolari come Nolo, creare eventi in periferia, coinvolgere gli immigrati. Non aspettano le istituzioni con i loro noiosi ingegneri e urbanisti per cambiare le cose, ma spingono dal basso. Questo modello è supercool”.</p>
<p><b>Però avrà notato anche l’onnipresenza delle auto.</b></p>
<p>“Sì. Ho letto che il 50% delle auto è di proprietà. La stessa proporzione di Berlino e New York. Non è male, considerato che molto di<span class="Apple-converted-space">  </span>questo traffico è di passaggio e la sera le strade tornano silenziose. Qualche anno fa ero a Ferrara,a discutere con gli urbanisti della città su un progetto. Uno di loro guardando la mappa e il centro della città, indicava le strade e diceva: “Qui abbiamo un sacco di parassiti” e poi: “Parassiti anche qui”. Gli ho chiesto cosa intendesse e mi ha risposto che i parassiti sono quelli che attraversano la città senza fermarsi al mercato o dal parrucchiere. E’ vero: molti guidatori non vivono a Milano, sono i residenti a pagare per il loro traffico. E poi c’è un’altra cosa. Sabato notte, su una di queste strade, c’era una lunga colonna di macchine parcheggiate in mezzo alla corsia delle auto. i proprietari erano tutti al ristorante. Non capisco. E’ normale ?”</p>
<p><b>Quindi c’è ancora molto da fare ?</b></p>
<p>“Nella classifica di Copenhagize, Milano occupa il 54esimo posto su 136 città. La <i>congestion charge<span class="Apple-converted-space"> </span></i> non è abbastanza per sconfiggere la cultura dell’auto. Occorre ridistribuire lo spazio, ridemocratizzarlo e costruire un network per le bici, cosa piuttosto facile perché non mancano i viali. Sfortunatamente questo è uno dei casi in cui il modello <i>bottom-up</i> non funziona: serve la volontà politica. In tutte le città del mondo che hanno reintrodotto la bicicletta come Siviglia, Bordeaux, Minneapolis, Buenos Aires, gli attivisti hanno stimolato il processo ma c’è voluto il sindaco o l’assessore ai trasporti per renderle ciclabili”.</p>
<p><b>Come si è appassionato alle biciclette ?</b></p>
<p>“A me non importa nulla della bici in sé. Non sono un ciclista e tanto meno un <i>nerd:</i> non so nemmeno ripararle. Pedalo su una vecchia due ruote, non uso tutine elasticizzate per girare e sono contrario ai caschi. Mi interessa l’aspetto poetico”.</p>
<p><b>Quando ha scoperto quello che voleva fare ?</b></p>
<p>“Nel 2006 stavo andando a lavorare, per un’emittente tv danese, quando mi fermai ad un semaforo. Davanti a me c’era una ragazza. Al verde una massa di auto e bici è scattata correndo, ma lei non si muoveva. Ho fatto una foto e l’ho pubblicata su Flickr con la didascalia: “Un pilastro di calma in un mondo caotico”.<span class="Apple-converted-space">  </span>All’improvviso ho ricevuto un diluvio di commenti. Gli americani scrivevano: “Ma come fa a pedalare con gli stivali ? Con la gonna ?”. A me sembravano domande stupide, ma per un sacco di gente non avvezza alla cultura del ciclismo, quell’immagine non era normale. Avevo intercettato un interesse. Così ho continuato a fotografare immagini urbane cool per il blog Copenhagen Cycle Chic e poi <a href="http://copenhagenize.com">copenhagenize.com</a>. Così sono diventato il tipo che parla delle bici. Adesso siamo una grande famiglia che sta cambiando il modo di vivere la città. <strong>&#8220;</strong></p>
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		<item>
		<title>SICUREZZA, A MILANO E NELLE CITTA&#8217; TRAFFICATE &#8230;</title>
		<link>https://fiabciclocittavarese.it/2017/07/23/sicurezza-a-milano-e-nelle-citta-trafficate/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Jul 2017 13:29:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[A Milano il 7 luglio scorso un (altro) ciclista è morto in un incidente.  Come reazione c&#8217;è stato un Flash-Mob di centinaia di ciclisti sotto Palazzo Marino e la solita abbondanza di commenti. Qui segnaliamo due interventi ben ragionati, quindi utili per chi vuole farsi una opinione solida: quello di Guia Biscaro, presidente di Fiab Milano &#8211; Ciclobby, e quello...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em>A Milano il 7 luglio scorso un (altro) ciclista è morto in un incidente.  Come reazione c&#8217;è stato un Flash-Mob di centinaia di ciclisti sotto Palazzo Marino e la solita abbondanza di commenti. Qui segnaliamo due interventi ben ragionati, quindi utili per chi vuole farsi una opinione solida: quello di Guia Biscaro, presidente di Fiab Milano &#8211; Ciclobby, e quello di Paolo Pinzuti, blogger fondatore del sito www.bikeitalia.it.</em></p>
<p><strong>Pinzuti</strong><em>, nel suo</em> <a href="http://www.bikeitalia.it/2017/07/09/milano-ciclista-muore-non-passato-col-rosso/">Ciclista muore per non essere passato con il rosso</a>, <em>utilizza un apparente paradosso per dire una grande verità: troppo spesso il ciclista per salvarsi deve ignorare la segnaletica, pensata per i soli veicoli a motore.</em></p>
<p><strong>Biscaro</strong><em>  replica invece ad un giornalista che nel titolo ha troppo semplificato a sfavore dei ciclisti: qui sotto le sue considerazioni. </em></p>
<p><em>Resta aperta ed appassionante la ricerca della quadratura del cerchio, ovvero del rispetto dei diritti e della sicurezza di tutti gli utenti della strada. </em><em>LS</em></p>
<p>Buongiorno Giannattasio,<br />
leggo ora sul Corriere on line  <a href="http://milano.corriere.it/notizie/cronaca/17_luglio_18/multe-ciclisti-milano-bilancio-sei-mesi-verbali-contromano-strisce-pedonali-infrazioni-79f74032-6b7c-11e7-9094-d21d151198e9.shtml">questo tuo articolo </a> dal titolo a mio parere fazioso. Dico titolo fazioso perchè:<br />
&#8211; di multe per contromano non c&#8217;è menzione nell&#8217;articolo;<br />
&#8211; nel sommario, i due morti sembra siano vittime dei ciclisti.</p>
<p>Quello che si legge successivamente è invece che gli incidenti ben più gravi e numerosi sono quelli provocati da auto e moto (di cui, appunto, i due mortali che vedono vittime i ciclisti). Ciò detto, 28 incidenti a pedoni provocati dai ciclisti non sono un bel segno.</p>
<p>Però se in una evidente arretratezza in tema di educazione, cultura, strategia, visione forte per una mobilità sostenibile, invece di aiutare a creare clima adatto alla diffusione di una ciclabilità sicura e consapevole, si continuano a fomentare queste contrapposizioni, non faremo nessun passo avanti, anzi contribuiremo solo a incattivire le parti.</p>
<p>I comportamenti scorretti sono da condannare, ma credo che la stampa e la politica debbano piuttosto contribuire a creare un clima di comprensione, accettazione, distensione.<br />
A dispetto di quello che continua ad essere la nostra città, i ciclisti sono tantissimi e sono aumentati in modo esponenziale negli ultimi anni (v. censimento dei ciclisti di FIAB Milano Ciclobby, gli unici dati esistenti insieme a quelli dell&#8217;ingegnere Drufuca di Polinomia).<br />
È evidente anche che le condizioni delle strade &#8211; traffico intenso, velocità, veicoli in doppia fila, occupazione impropria di marciapiedi e ciclabili, pavimentazioni sconnesse, rotaie dismesse, guidatori distratti dall&#8217;uso del cellulare, gesti di prepotenza e insofferenza nei confronti del ciclista in strada &#8211; non facciano sentire il ciclista al sicuro.<br />
Allora lavoriamo sulle cause (mobilità caotica non gestita) e non su alcuni degli effetti (ciclisti indisciplinati).<br />
Facciamo capire ai potenti utilizzatori di strade che è finito per loro il tempo di spadroneggiare così come gli è stato permesso di fare per decenni.<br />
Cominciamo a dire a chi guida veicoli e scooter che la strada non è a disposizione solo loro; che ci sono altri nuovi utenti che, se hanno il dovere di percorrere le strade nel rispetto del (vetusto autocentrico) CdS, come cittadini hanno il diritto di poterlo fare in sicurezza.<br />
Ricordiamo sempre che questi nuovi utenti &#8211; in equilibrio su quattro centimetri delle ruote di un mezzo di pochi chili mosso dalla loro forza muscolare &#8211; mettono il proprio corpo in mezzo a scatole metalliche, corazze del peso di quintali, della potenza di centinaia di cavalli, che raggiungono anche in città velocità ben superiori ai 50 km orari.<br />
Raccontiamo intanto quanto è bello andare in bicicletta perchè è più veloce, più economico, più divertente e più salutare.<br />
Diciamo a tutti che non è più possibile ignorare questi utenti fragili ma nobili, che proprio per questo devono essere sostenuti e incentivati, trattati con cura e attenzione, come qualcosa di prezioso, perchè presto sarà chiaro a tutti quanto la loro presenza non può che giovare a tutta la città.<br />
Per qualsiasi approfondimento, chiarimento, confronto, sono a disposizione, anche come presidente di FIAB Milano Ciclobby<br />
un caro saluto<br />
guia biscaro</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>NOTTURNA: da VARESE a MILANO</title>
		<link>https://fiabciclocittavarese.it/2017/06/04/notturna-da-varese-a-milano/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 04 Jun 2017 16:46:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mete&Luoghi]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Naviglio Grande]]></category>
		<category><![CDATA[Nero]]></category>
		<category><![CDATA[Notturna]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;L&#8217;essere umano ha sempre avuto paura del buio. Non è un animale notturno, non lo è mai stato, e anche se nel corso dei secoli ha più o meno addomesticato la notte e l&#8217;oscurità è restato un essere diurno, rassicurato dalla luce, la luminosità e i colori vivaci. Fin dall&#8217;antichità i poeti, seguendo l&#8217;esempio di Orfeo, hanno cantato la notte,...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em>&#8220;L&#8217;essere umano ha sempre avuto paura del buio. Non è un animale notturno, non lo è mai stato, e anche se nel corso dei secoli ha più o meno addomesticato la notte e l&#8217;oscurità è restato un essere diurno, rassicurato dalla luce, la luminosità e i colori vivaci. Fin dall&#8217;antichità i poeti, seguendo l&#8217;esempio di Orfeo, hanno cantato la notte, &#8220;madre degli dei e degli uomini, origine di tutte le cose create&#8221;, ma i comuni mortali ne hanno avuto a lungo paura: paura dell&#8217;oscurità e dei pericoli che vi si nascondono, paura degli esseri che vivono e si aggirano nel buio, paura degli animali il cui pelo o il cui piumaggio sono del colore delle tenebre, paura della notte, fonte di incubi e perdizione. Non c&#8217;è bisogno di andare alla ricerca di archetipi per capire che queste paure vengono da lontano, da molto lontano, da epoche in cui l&#8217;uomo non sapeva ancora come padroneggiare il fuoco e con esso, in parte, la luce.&#8221;(1)</em></span></p>
<p>Gigio, Fabrizio, Leonardo, Nando, Carlo, Virgilio, Alessandro, Massimiliano, Enrico, Patrizia, Elena e Anna: in 12, alcuni varesini altri milanesi, la notte tra 1 e 2 giugno abbiamo condiviso la Notturna Varese &#8211; Milano. Ognuno, di sicuro, con un suo rapporto personale con la notte, ma formando un gruppo reso coeso dall&#8217;essere ciclisti nel buio della notte. L&#8217;abbiamo presa larga, da Varese a Schiranna e poi a Gavirate lungo la ciclabile, ma i cicloturisti spesso preferiscono la strada più lunga.<br />
Va detto che il buio totale non l&#8217;abbiamo mai trovato: sempre qualche luce di casa o di strada o di fabbrica è stata nel campo visivo. Anche gli aerei di Malpensa di notte non dormono. Però con l&#8217;oscurità anche le strade note sembrano più lunghe e quelle meno conosciute inducono un po&#8217; d&#8217;ansia e qualche piccolo errore di percorso. Ma arrivati a Sesto Calende verso mezzanotte ci siamo concessi il primo caffè con muffin al pistacchio (grazie a Nando e Patrizia), cui seguirà alla Madonna del Binda, verso le 2.30, thè, altro caffè e dolcetti (grazie a Gigio e altri). Da Sesto sino a Milano la presenza della massa di acqua del fiume e del canale è stata a volte silenziosa e completamente oscura, a tratti gorgogliante e frusciante e con flebili riflessi di luce. La luna, a metà circa del suo ciclo, ci ha fatto buona compagnia sin oltre le 2. Davvero rari gli incontri di persone: qualche pescatore e Lorenzo, che abbiamo appena intravisto ma poi lui ci ha rintracciato sul web e scritto queste <a href="https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2017/06/Lorenzo.pdf">belle righe</a>. Di notte si ha l&#8217;illusione di essere pochi in uno spazio grande e allora scaturisce, complice l&#8217;esser ciclisti, un senso di fratellanza. Il ciclista notturno: una nuova specie o solo una variante (appena un po&#8217;più curiosa del mondo) del cicloturista ?<br />
La crisi, almeno per me, è arrivata tra le 4 e le 5: bisogna non domandarsi se quello che fai ha senso e pedalare un po&#8217; discosti dal ciglio del naviglio (non si sa mai &#8230;). Ma addormentarsi mentre si pedala secondo me non è possibile. Sulla durata delle soste non tutti avevamo la stessa opinione, anche sentir freddo e umido è dipeso dalle scelte di abbigliamento. Quando la ciclabile prende direzione Milano, con una svolta a sinistra che segue il naviglio, nel cielo c&#8217;è già chiarore. Il Naviglio Grande generosamente rilascia acqua ai campi del Parco Sud Milano: una ricchezza per i tempi antichi, ma da non sottovalutare nemmeno ai tempi d&#8217;oggi.<br />
Quando arriviamo a Milano la città è già sveglia, o forse è appena andata a letto. Siamo tutti d&#8217;accordo che cappuccio e brioche (magari più di una) è un premio che ci meritiamo dopo 110 km e oltre 6 ore di pedalare, e in Via Torino troviamo un locale giusto. &#8220;Street food&#8221; dice una scritta, ma anche senza scomodare l&#8217;inglese ci si poteva capire benissimo.<br />
E Milano è per me anche una bella ragazza dal passo svelto che fermiamo e che con grande gentilezza accetta di farci la irrinunciabile foto di gruppo con il Duomo sullo sfondo. Adesso inizia la giornata: il gruppo si scioglie, ognuno farà da sè i conti col proprio bioritmo, ma per un po&#8217; rimarrà in ciascuno una piacevole sensazione di complicità.<br />
leonardo s.</p>
<h5><em>(1) M.Pastoreaud &#8211; Nero, Storia di un colore &#8211; Ponte alle Grazie &#8211; 2016</em></h5>
<p>&nbsp;</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>DA VARESE A MILANO, PEDALANDO LUNGO IL NAVIGLIO GRANDE</title>
		<link>https://fiabciclocittavarese.it/2016/01/25/da-varese-a-milano-pedalando-lungo-il-naviglio-grande/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 Jan 2016 22:07:51 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Mete&Luoghi]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[famiglia]]></category>
		<category><![CDATA[Milano]]></category>
		<category><![CDATA[Naviglio]]></category>
		<category><![CDATA[Ticino]]></category>
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					<description><![CDATA[L&#8217;escursione che abbiamo fatto nei giorni 1.2.3 maggio 2015 ci è talmente piaciuta che la replicheremo, nel prossimo mese di maggio. Non proprio  alla stessa maniera, vista anche la facilità con cui abbiamo pedalato nelle tre tappe di circa 30 km al giorno. Certamente sarà un viaggio che ci consentirà ancora di scoprire cose nuove, come è stato quello dello scorso anno....]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;escursione che abbiamo fatto nei giorni 1.2.3 maggio 2015 ci è talmente piaciuta che la replicheremo, nel prossimo mese di maggio.<br />
Non proprio  alla stessa maniera, vista anche la facilità con cui abbiamo pedalato nelle tre tappe di circa 30 km al giorno.<br />
Certamente sarà un viaggio che ci consentirà ancora di scoprire cose nuove, come è stato quello dello scorso anno.</p>
<p>Alla partenza del Primo Maggio 2015 eravamo un gruppo piccolo ma ben composto: Fabrizio e Rosa con le figlie Lara e Clelia, l&#8217;amico Enzo, il sottoscritto con la figlia Laura. Affiatate soprattutto le tre bimbe, che pedalando pedalando hanno anche ideato il &#8220;ciclismo sincronizzato&#8221; che consiste nel cambiare nello stesso istante la medesima corona e/o il medesimo pignone.</p>
<p>La prima tappa – da Gavirate a Golasecca – si è svolta sulle ciclabili del Lago di Varese e Lago di Comabbio, poi da Mercallo a Sesto Calende su strade secondarie ed infine lungo il primo pezzo di ciclabile del Ticino. Nonostante una leggera pioggia è stata una bellissima pedalata con lo sguardo sulle verdi colline moreniche e i laghi in assoluta sicurezza visto che praticamente tutto il percorso era su ciclabile.<br />
L’unica salita – di tutto il viaggio – è stata quella per raggiungere la Tenuta Tovaglieri a Golasecca, ma ne è valsa la pena perchè il luogo è davvero bello ed organizzato come fattoria didattica, interessante per grandi e piccini.<br />
Per evitare la salita lungo la strada principale abbiamo utilizato un sentiero che sale direttamente dalla ciclabile lungo il ticino al centro di Golasecca, non era proprio agevole per tutti ma ha dato un pizzico d&#8217;avventura al viaggio dopo tutti i km fatti su strada comoda e pianeggiante.<br />
Lì abbiamo cenato, pernottato, e fatto colazione la mattina dopo.</p>
<p><img decoding="async" class="wp-image-671 alignleft" src="https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm5-225x300.jpg" alt="vm5" width="177" height="236" srcset="https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm5-225x300.jpg 225w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm5-768x1024.jpg 768w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm5-113x150.jpg 113w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm5-1152x1536.jpg 1152w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm5-1536x2048.jpg 1536w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm5-330x440.jpg 330w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm5-690x920.jpg 690w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm5-1050x1400.jpg 1050w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm5-435x580.jpg 435w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm5-scaled.jpg 1920w" sizes="(max-width: 177px) 100vw, 177px" />Il 2 maggio è stato tutto su ciclabile lungo il Ticino prima ed il Naviglio Grande poi. Alla partenza abbiamo notato nel fiume un gommone con bandiera svizzera e con circa 10 persone a bordo, lo stesso che poi avremmo rivisto navigare sul Naviglio alle porte di Milano.<br />
Questa seconda tappa è stata senza pendenze, in pieno parco del Ticino, incontrando i tanti ciclisti e pedoni che abitualmente sfruttano la tranquillità della ciclabile, anche se certamente la presenza dell&#8217;aereoporto di Malpensa non lo rende un luogo &#8220;incontaminato&#8221;.<br />
Molto gradevole l&#8217;area di sosta di cui fa parte il Binda Bar, vicino alla chiesetta di origine longobarda della Madonna del Binda (Nosate) dove una targa ricorda il passaggio nel XVI secolo del primo contingente di guardie svizzere dirette al Vaticano.<br />
Da lì pochi in pochi chilometri si raggiunge Boffalora, e questo &#8220;pezzetto di tappa&#8221; è stato per noi, per dirla all&#8217;inglese, &#8220;from cake to cake&#8221;, perchè alla colazione fatta al Binda Bar abbiamo aggiunto un gelato <em>made</em> in Boffalora. Un noto vantaggio delle escursioni in bici: nessun senso di colpa alimentare, perchè il cibo è il carburante necessario per pedalare &#8230;<br />
A proposito di cibo abbiamo notato, attraversando i paesi di quella zona, la densa presenza di Kebab nelle diverse versioni (<em>Pizza, Turkish, etc</em>.) segno di una evidente affermazione di questa economica formula di ristorazione in terre padane.<img decoding="async" class="wp-image-672 alignright" src="https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm6-225x300.jpg" alt="vm6" width="185" height="247" srcset="https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm6-225x300.jpg 225w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm6-768x1024.jpg 768w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm6-113x150.jpg 113w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm6-1152x1536.jpg 1152w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm6-1536x2048.jpg 1536w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm6-330x440.jpg 330w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm6-690x920.jpg 690w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm6-1050x1400.jpg 1050w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm6-435x580.jpg 435w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm6-scaled.jpg 1920w" sizes="(max-width: 185px) 100vw, 185px" /></p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="wp-image-673 alignleft" src="https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm7-300x225.jpg" alt="vm7" width="247" height="185" srcset="https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm7-300x225.jpg 300w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm7-1024x768.jpg 1024w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm7-150x113.jpg 150w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm7-768x576.jpg 768w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm7-1536x1152.jpg 1536w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm7-2048x1536.jpg 2048w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm7-330x248.jpg 330w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm7-690x518.jpg 690w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm7-1050x788.jpg 1050w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm7-773x580.jpg 773w" sizes="(max-width: 247px) 100vw, 247px" />La nostra meta però era la cascina Salazzara di Pontevecchio di Magenta, dove un arrivo nel primo pomeriggio ha consentito: alle bambine di visitare la stalla (anche qui organizzata in versione didattica) e familiarizzare con capre, pecore, mucche, galline, asini, conigli; a me di cambiare i tamponi dei freni nella grande aia in mezzo ai tre edifici adibiti a camere per la notte, ristorante, bar con tavolini all&#8217;aperto; a tutti noi adulti un giro di birra e un rilassato chiaccherare. Aggiungo, come pensiero a margine, che il trinomio bici-birra-chiaccherata tra amici sarebbe meritevole di una iniziativa ufficiale di Ciclocittà, dove abbondano i pedalatori-gastronauti.</p>
<p>Al mattino del 3 maggio, ricomposto il gruppo che per la notte si era diviso nella più classica delle modalità (<em>ovvero: maschi / femmine)</em> per ragioni di logistica alberghiera, si riparte, muniti anche di panini per il pranzo.</p>
<p><img decoding="async" loading="lazy" class="wp-image-674 alignleft" src="https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm9-225x300.jpg" alt="vm9" width="165" height="220" srcset="https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm9-225x300.jpg 225w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm9-768x1024.jpg 768w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm9-113x150.jpg 113w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm9-1152x1536.jpg 1152w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm9-1536x2048.jpg 1536w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm9-330x440.jpg 330w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm9-690x920.jpg 690w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm9-1050x1400.jpg 1050w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm9-435x580.jpg 435w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm9-scaled.jpg 1920w" sizes="(max-width: 165px) 100vw, 165px" />Il tratto ciclabile di avvicinamento a Milano non è stato sempre idilliaco, causa tratti di fondo dissestato e panorama a volte monotono; in senso opposto, cioè da Milano, viaggiavano gruppi compatti e organizzati, nel nostro senso ciclisti solitari più veloci di noi.<br />
Ma il passaggio lento dalla periferia verso il centro è interessante per l&#8217; osservazione dell&#8217;assetto urbanistico e per i singoli edifici. Tra questi si fa notare il centro culturale Ikeda di Corsico, il più grande edificio buddista d&#8217;Europa voluto dall&#8217;istituto Soka Gokkai: è un maestoso &#8220;kaikan&#8221; (castello) con sala da mille posti, ricoperto di rame, che si dice sia costato 15 mln di euro, costruito dove prima sorgeva una antico borgo rurale dei tempi degli Sforza e dei Visconti.<img decoding="async" loading="lazy" class="wp-image-675 alignright" src="https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm11-300x225.jpg" alt="vm11" width="224" height="168" srcset="https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm11-300x225.jpg 300w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm11-1024x768.jpg 1024w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm11-150x113.jpg 150w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm11-768x576.jpg 768w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm11-1536x1152.jpg 1536w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm11-2048x1536.jpg 2048w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm11-330x248.jpg 330w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm11-690x518.jpg 690w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm11-1050x788.jpg 1050w, https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/01/vm11-773x580.jpg 773w" sizes="(max-width: 224px) 100vw, 224px" /></p>
<p>Il tratto urbano vicino alla Darsena, nostra meta finale, pieno di locali e di gente a spasso, ricorda un po&#8217; Venezia. Sulle banchine del ritrovato porto di Milano pranziamo e condividiamo le riflessioni finali di un viaggio piacevole ed intrigante, una mini vacanza in bicicletta alla portata di tutti, che, come dicevo all&#8217;inizio, vogliamo ripetere nel prossimo maggio, con qualche variante.</p>
<p>Aspettiamo con piacere altri compagni di viaggio, e magari utili suggerimenti ed indicazioni storiche e geografiche.<br />
leonardo savelli</p>
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