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	<title>GRAVEL &#8211; FIAB Ciclocittà Varese</title>
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		<title>LA GRAVEL DA MILANO AL TICINO</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Nov 2018 21:24:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cicloturismo]]></category>
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					<description><![CDATA[“It&#8217;a a Ride not a Race”  &#8211;  “Far not Fast”.   Troppo spesso gli anglismi si infiltrano nel nostro comunicare, ma in qualche caso forniscono una sintesi efficace.  Una pedalata impegnativa ma senza l&#8217;ansia della classifica:  questa definizione, per usare l&#8217;italiano,  ha stimolato la mia curiosità di ciclista e mi ha spinto a partecipare  alla MILANO GRAVEL ROADS    di sabato 27 ottobre. Certo...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“<strong><em>It&#8217;a a Ride not a Race</em></strong>”  &#8211;  “<strong><em>Far not Fast</em></strong>”.   Troppo spesso gli anglismi si infiltrano nel nostro comunicare, ma in qualche caso forniscono una sintesi efficace.  <em>Una pedalata impegnativa ma senza l&#8217;ansia della classifica</em>:  questa definizione, per usare l&#8217;italiano,  ha stimolato la mia curiosità di ciclista e mi ha spinto a partecipare  alla <a href="http://blog.turbolento.net/project/milano-gravel-roads/">MILANO GRAVEL ROADS</a>    di sabato 27 ottobre.</p>
<p>Certo ho dovuto prendere il treno delle 5.36 da Varese e non dar troppo credito alle minacciose previsioni del tempo, ma ne è valsa la pena.</p>
<p>Arrivo alla stazione di Milano-Garibaldi che è ancora buio, ma alla metropoli  medio-padana non mancano le luci e il movimento della grande città operosa. Il ritrovo è alla sede della <strong>Canottieri S.Cristoforo</strong> sul <strong>Naviglio Grande</strong>, perciò devo attraversare la città. Arrivato in centro, mi infilo in Galleria, soprattutto per fare un prelievo bancomat che eseguo stando attento a non calpestare un vagabondo cencioso  che dorme al calduccio del locale chiuso.  Milano è cosi: ricchezza e disperazione, insieme.</p>
<p>Quando esco dalla Galleria  però piove forte e devo indossare la mantellina. Ad un certo punto mi superano 4 ciclisti con degli zaini:  vanno forte e li inseguo con qualche rischio (<em>binari del tram &#8230;</em>) convintissimo che siano diretti al ritrovo ma quando si fermano e rivolgo loro una domanda, capisco che partecipano ad un’altra manifestazione &#8230;</p>
<p>Comunque il Naviglio Grande alla fine lo trovo lo stesso e di conseguenza anche la sede della Canottieri. Alla  partenza tutto è puntuale e preciso, la spunta dei nomi, la consegna dei numeri, poi si parte a gruppetti, ora non è più buio.  Io e qualcun altro ci accodiamo a  quelli che sembrano più preparati sulla conoscenza del percorso.</p>
<p>I primi chilometri lungo il naviglio, nella periferia di Milano, sono di chiacchiere allegre, per farsi coraggio, per conoscersi e perché ha smesso di piovere. Poi comincia la campagna e siamo più silenziosi, tenendo su asfalto i 30 all’ora di media. I colori dell’autunno, sotto il grigio del cielo, ci sono tutti: i marroni i verdi i gialli, l’acqua dei canali in certi punti pare liscia come una lama d’acciaio, ma più spesso  la superficie è increspata da un venticello leggero.</p>
<p><strong>Cusago</strong>, <strong>Cisliano</strong>, <strong>Cassinetta di Lugagnano</strong>, <strong>Boffalora</strong>, <strong>Bernate</strong>; cascine e campi, corvi, un airone, allevamenti di cavalli. Poi entriamo in un bosco umido e all&#8217;uscita si presentano davanti a noi,  come gambi di funghi giganti ma &#8220;scappellati&#8221;,  le ciminiere di <strong>Turbigo</strong>.  Si passa il  <strong>Ticino</strong> sul ponte di ferro e siamo in <strong>Piemonte</strong>.</p>
<p>Il bello di questo modo di pedalare, privo di ansia agonistica, è che si socializza. Al 50esimo chilometro circa faccio parte di un gruppo di sei pedalatori, e uno di questi è Gianni, il più giovane e dotato di gran barba, che va sicuro nello zig-zag dei sentieri come fosse a casa sua. Mi spiega che conosce bene la zona &#8230; però il suo accento mi pare decisamente pugliese …. infatti lo è ! Finiamo così a parlare non di risotti, ma di olio, olivi, taralli al finocchio &#8230;</p>
<p>Si comincia ad aver fame: al 65 km il primo ristoro ufficiale ed il timbro di controllo. Solo a queso punto decido di attivare la traccia sul mio orologio GPS Tom Tom, e devo dire che per i quasi 100 km successivi non mi deluderà (<em>temevo,  sinceramente,  per la tenuta della batteria</em>) …</p>
<p>Dai campi passiamo alla elegante <strong>Piazza Ducale di Vigevano</strong>: anche qui sosta per timbro e mettere giù qualche altra caloria,  e anche per qualche foto.</p>
<p>Ripartiamo in tre, questa volta, e con Antonio e Paolo pedaliamo e parliamo di ciclismo, come quelli che nei pranzi delle feste parlano di ricette prelibate.  Loro sono ciclisti con molti chilometri nelle gambe, ci scambiamo pareri sulle Granfondo in Italia e all’estero (<em>Antonio quest&#8217;anno è stato nelle Fiandre</em>), sui luoghi italiani più ospitali per gli amanti delle due ruote, della rivista Cyclist (<em>di cui Paolo è un collaboratore</em>) e delle tribù di ciclisti che non sempre dialogano tra di loro. Strade e sentieri regalano  silenzi e armonia con la natura, vicino a numerosi corsi d’acqua, vecchi rami secondari del fiume. Qui non è piovuto, i sentieri sono polverosi.</p>
<p>Vicino al punto di controllo Il Boscaccio, troviamo il ponte di barche di <strong>Bereguardo: </strong> ferro e legno e rumoracci proporzionati al peso dei mezzi che passano. Di là ricominciano i campi coltivati, strade ben tenute e alcune con filari di alberi (salici) appena piantati. Superiamo Cascina Caremma, con maialini che, in ampio e comodo recinto, pigramente attendono vicino al ristorante il loro turno a tavola. Poi appare improvvisamente, in alto,  maestosa, l&#8217;<strong>Abbazia di Morimondo</strong>, dove ci tocca una sosta imprevista per la rottura di una catena, peraltro risolta in pochi minuti. Poi <b>Naviglio</b> (Comune, si legge in un cartello stradale, munito di &#8220;Osservatori Civici&#8221;) e &#8211; tramite il parco Sud di Milano che attraversiamo mentre inizia a piovigginare &#8211;  riconquistiamo il Naviglio Grande.</p>
<p>Abbiamo il vento contro ma io e Antonio non cediamo e facciamo un’andatura discreta in coppia, a <strong>Corsico</strong> superiamo il centro culturale buddista Ikeda, un edificio tutto dorato che mi riprometto di visitare, poi è tutto &#8211; quasi &#8211; diritto sino al civico 122 della Canottieri S. Cristoforo, dove ci aspetta il timbro di Finisher (<em>saremo in 70, a conti fatti</em>) sul cartoncino, per la giusta gratifica morale, e birra e panino, per il dovuto ristoro del corpo; il mio computerino segna 4.700 calorie consumate dalla partenza, (<em>e meno male che era un grave &#8220;flat&#8221; &#8230;</em>)</p>
<p>Ci salutiamo con i compagni di giornata con un cordiale e sincero:  “<em>alla prossima !</em>”</p>
<p><em>Leonardo Savelli</em></p>
<p>&nbsp;</p>
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