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	<title>economia &#8211; FIAB Ciclocittà Varese</title>
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	<title>economia &#8211; FIAB Ciclocittà Varese</title>
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		<title>TEMPI MODERNI: APP, BICI, FAME</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 08 Sep 2019 15:19:02 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[Abitualmente noi attivisti pro-bici associamo l&#8217;uso della bicicletta a parole chiave come &#8220;benessere&#8221;, &#8220;risparmio&#8221;, &#8220;divertimento&#8221;, &#8220;ecologia&#8221;. Ma da qualche tempo c&#8217;è in mezzo a noi un fenomeno sociale di povertà e marginalità in cui la bici è protagonista, naturalmente incolpevole. Si tratta dei Rider che consegnano cibo a domicilio. E&#8217; un fenomeno più metropolitano che di provincia, più Milano che...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Abitualmente noi attivisti pro-bici associamo l&#8217;uso della bicicletta a parole chiave come &#8220;benessere&#8221;, &#8220;risparmio&#8221;, &#8220;divertimento&#8221;, &#8220;ecologia&#8221;. Ma da qualche tempo c&#8217;è in mezzo a noi un fenomeno sociale di povertà e marginalità in cui la bici è protagonista, naturalmente incolpevole. Si tratta dei Rider che consegnano cibo a domicilio. E&#8217; un fenomeno più metropolitano che di provincia, più Milano che Varese o Busto Arsizio. Un&#8217; inchiesta compare sulla cronaca milanese de <strong>La Repubblica </strong>di<strong> domenica 8 settembre</strong>, dal titolo &#8220;<strong>La fame di chi ci sfama, I Rider alla  mensa dei poveri&#8221;, di Alessandra Corica</strong>. Trascrivo qui sotto alcuni passaggi e l&#8217;intervista a Massimo Bonini (Cgil).</p>
<p><span style="color: #0000ff;">&#8211; Consegnano il cibo a domicilio ma poi sono costretti ad andare a mangiare alla mensa dei poveri. E&#8217; il destino dei Rider in bicicletta che lavorano per le applicazioni delle multinazionali su cui è possibile prenotare sushi, hamburger e altri manicaretti da farsi recapitare a casa. In tanti si vedono in fila alla mensa di corso Concordia per racimolare un pasto:  la paga, un euro a chilometro o tre euro a consegna, non permette di mettere insieme più di 300/400 euro al mese.  (&#8230;) Paul sistema lo zaino termico sulle spalle, inizia a sganciare la bici. L&#8217;ha attaccata alla cancellata di corso Concordia, &#8220;non posso farmela rubare, non sai che investimento è stata. Questa e lo smartphone&#8221;, e agita il telefonino davanti al viso. &#8220;Io con questi ci lavoro&#8221;, aggiunge. Ma qui in corso Concordia quanto spesso vieni ? &#8220;Tutti i giorni, almeno una volta in certi casi anche due. Io pedalo, mi serve energia. E mi serve mangiare&#8221;. (&#8230;) I Rider raccontano, ma &#8220;niente foto e niente video, mi raccomando&#8221;: Paul è in Italia da tre anni, e pedala per consegnare a domicilio da uno e mezzo. &#8220;In Nigeria facevo l&#8217;ingegnere, qui non ho trovato nulla: non ho documenti, non posso chiedere il riconoscimento del titolo. (&#8230;)  dal mio paese sono dovuto andare via, impossibile viverci per ragioni politiche (&#8230;) Lawrence, 28 anni, in Italia da due anni e tre mesi, nigeriano anche lui ma con meno voglia di parlare &#8220;in inverno si guadagna di più, la gente sta a casa e ordina (&#8230;)  Secondo una ricerca fatta sul campo, l&#8217;anno scorso, dagli studenti della statale, e presentata insieme con il Comune, a Milano i Rider sarebbero a occhio e croce 3 mila: solo nel 15% dei casi sono italiani, giovani universitari che fanno questo lavoro per arrotondare tra un esame e l&#8217;altro. La maggior parte sono stranieri, in oltre sei casi su dieci non hanno la cittadinanza, spesso  non parlano italiano, talvolta sono stati messi per strada dal decreto Salvini. Arrivano a pedalare tra le 40 e le 50 ore a settimana, e sono pagati talvolta a consegna, come Paul, in altri casi a chilometri percorsi, come Lawrence. La costante ? Guadagnano un miseria, zero tutele. &#8211;</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;"><em>L &#8216;intervista &#8211;</em> <strong>Bonini (Cgil): Ingaggiati su WhatsApp senza un vero contratto, paghe fantasma&#8221;</strong> . </span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;">&#8220;Sono estremamente diffidenti, non è facile convincerli a fidarsi. Quando ci riusciamo, è sopratutto grazie ad altri servizi che offriamo: l&#8217;aiuto con le pratiche per il permesso dei soggiorno o i ricongiungimenti familiari, per esempio&#8221;. <em>Massimo Bonini, segretario della Camera del Lavoro, non è per niente stupito di fronte all&#8217;immagine dei rider che, prima di consegnare cibo a domicilio, per sfamarsi vanno alla mensa dei poveri. &#8220;</em>Ogni giorno passo davanti all&#8217;ex Cie di Via Corelli. Ed è da lì che li vedo partire, in sella alla bicicletta.&#8221;  </span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;"><strong>Come Cgil avete avviato la campagna NoEasyRider</strong>. </span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;">&#8220;E&#8217; partita giovedì scorso, prosegue fino stasera. L&#8217;idea è di cercare di intercettare questi lavoratori dove si ritrovano, appunto, per lavorare: siamo stati in piazza Duca d&#8217;Aosta, in XXV Aprile, in Porta Genova. Sono i luoghi dove si ritrovano nell&#8217;attesa di fare una consegna.&#8221;</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;"><strong>Cosa avete notato ?</strong> </span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;">&#8220;Siamo riusciti a intercettarne una quarantina. Ma non è stato facile: sono quasi tutti stranieri, spesso vengono da paesi nei quali parole come sindacato o diritti sindacali sono inesistenti. Diverse volte sono persone che avevano fatto richiesta di asilo ma sono stati mandati per strada dal Decreto Salvini e ora cercano di andare avanti come possono. Come siano pagati vorremmo cercare di capirlo. Così come in che modo sono inquadrati dal punto di vista contrattuale. Che, attenzione, non sempre c&#8217;è: ci sono capitati diversi casi di freelance, pagati con la ritenuta d&#8217;acconto. Per questo non mi stupisce che alcuni siano così in difficoltà da rivolgersi alla mensa di corso Concordia.&#8221;</span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;"><strong>Ma quali sono le cause di queste condizioni ?</strong> </span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;">&#8220;C&#8217;è una disintemediazione del rapporto di lavoro. Mi spiego in modo pratico: molti di questi lavoratori non sono mai stati visti in faccia dall&#8217;azienda di delivery per cui lavorano. Si scambiano il contratto, qualunque forma esso sia, su Whatsapp. E la piattaforma per cui lavorano ha con loro un rapporto solo virtuale: è una caratteristica della cosiddetta gig economy. In Italia da questo punto di vista c&#8217;è un totale arretramento. Di Maio, come ministro del Lavoro, ha tentato di fare qualcosa. Ma troppo poco &#8220;. </span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;"><strong>E sul fronte dell&#8217;assistenza ?</strong> <strong>L&#8217;anno scorso un rider, impegnato in una corsa, venne investito da un tram e perse una gamba,</strong> </span></p>
<p style="text-align: center;"><span style="color: #0000ff;">&#8220;Per quello che sappiamo solo Deliveroo offre una forma di assistenza, attraverso un&#8217;assicurazione privata. Anche su questo fronte, c&#8217;è molto da fare</span>&#8220;</p>
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<p>Sono questi tempi di cinismo e miopia generata da un misto di egoismo e di stordimento da eccesso di informazione, che, diceva Umberto Eco, è la forma moderna della censura. Tuttavia dovremmo saper riconoscere la fatica, la fame, la povertà, la sofferenza quando si manifestano sotto i nostri occhi, soprattutto quando sono una componente delle merci e dei servizi che acquistiamo.  I Rider non sono un fenomeno &#8220;letterario&#8221;:  li vediamo sui treni, dove i  ciclisti pendolari  appartengono a due categorie: ceto medio istruito oppure poveri (<em>solitamente extracomunitari</em>) che possono permettersi solo vecchie bici come mezzo di trasporto.  Poi li vediamo anche per strada: spesso senza casco e senza luci, nonostante stiano lavorando. Pensiamo, quindi, che come associazione di promozione sociale dovremo insistere sulla sicurezza passiva. Servirà a tutti noi ciclisti urbani, non di meno a chi ha come problema prioritario quello di mangiare a sufficienza.</p>
<p>LS</p>
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		<title>Il nuovo ciclismo di una volta &#8230;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Feb 2017 21:18:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cicloturismo]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[Eroica]]></category>
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					<description><![CDATA[Siamo abituati, noi ciclisti, a considerarci divisi in tribù, assai poco comunicanti fra loro. Gli stradisti, gli MTBikers, i cicloturisti, i ciclisti urbani, gli &#8220;scattofisso&#8221; etc.   Tra ciclismo agonistico e quello &#8220;lento&#8221; &#8211; o &#8220;ricreativo&#8221; &#8211; poi, c&#8217;è sempre stata una certa distanza. Ma qualcosa sta cambiando:  da quando la bici è tornata di moda, e da quando si è consapevoli che...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo abituati, noi ciclisti, a considerarci divisi in tribù, assai poco comunicanti fra loro. Gli stradisti, gli MTBikers, i cicloturisti, i ciclisti urbani, gli &#8220;scattofisso&#8221; etc.   Tra ciclismo agonistico e quello &#8220;lento&#8221; &#8211; o &#8220;ricreativo&#8221; &#8211; poi, c&#8217;è sempre stata una certa distanza. Ma qualcosa sta cambiando:  da quando la bici è tornata di moda, e da quando si è consapevoli che il ciclismo inteso in senso ampio, sportivo e non, rappresenta una nicchia economica interessante.</p>
<p>In alcune regioni (Trentino e Toscana, in primis) si propongono eventi rivolti a chi ama collezionare le emozioni del pedalare in percorsi affascinanti. Si elimina l&#8217;ansia agonistica ma si evoca il gesto sportivo, oppure si cerca di accontentare allo stesso tempo sia il ciclista competitivo che i suoi familiari al seguito.</p>
<p>Qualche &#8220;criticone&#8221; potrà forse lamentare una dose  eccessiva di &#8220;glamour&#8221; o di  &#8220;business&#8221; in certi eventi; in realtà proposte come <a href="https://www.eroicamontalcino.it/#home">l&#8217;Eroica Montalcino</a>, o il <a href="http://www.tuscanytrail.it/it">Tuscanytrail</a>, o il <a href="http://www.tuscanyroad.it/it">Tuscanyroad</a>  sono in grado di soddisfare sia gli amanti delle due ruote che gli operatori economici di un territorio.  C&#8217;è solo da sperare che facciano scuola per tante altre regioni italiane.</p>
<p>ls</p>
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		<title>SE UN EURO VI PARE TANTO &#8230;</title>
		<link>https://fiabciclocittavarese.it/2016/08/16/se-un-euro-vi-pare-tanto/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Aug 2016 20:10:25 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[I Bike Varese]]></category>
		<category><![CDATA[Treno + Bici]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[PARCHEGGIO]]></category>
		<category><![CDATA[PENDOLARISMO]]></category>
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					<description><![CDATA[Abbiamo criticato la nuova Giunta Comunale per l&#8217;eliminazione della tariffa di sosta oraria di 1 euro in Varese, in pausa pranzo e nelle ore serali. Non perchè sottovalutiamo il peso di 1 euro per le tasche delle persone (tutt&#8217;altro !!!) Non solo perchè ci si chiede dove si andrà a prendere il gettito mancante. E nemmeno solo perchè ci sono, per...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Abbiamo criticato la nuova Giunta Comunale per l&#8217;eliminazione della tariffa di sosta oraria di 1 euro in Varese, in pausa pranzo e nelle ore serali.<br />
Non perchè sottovalutiamo il peso di 1 euro per le tasche delle persone (<em>tutt&#8217;altro !!!</em>)<br />
Non solo perchè ci si chiede dove si andrà a prendere il gettito mancante.<br />
E nemmeno solo perchè ci sono, per usare un termine economico, delle &#8220;esternalità negative&#8221; (inquinamento acustico e atmosferico, occupazione di suolo pubblico) che giustificano l&#8217;applicazione di una tale tariffa.<br />
Ma anche e soprattutto perchè pensiamo che una politica vera di aiuto al <strong>risparmio familiare</strong> alla voce &#8220;trasporti&#8221; passi dalla <strong>promozione di mezzi alternativi all&#8217;auto di proprietà</strong>. Tra questi la bicicletta, naturalmente.</p>
<p>Per molti di noi la bici è passione, divertimento, poesia, e anche ideologia: ovvero un potenziale pericolo per il portafoglio.</p>
<p>Proviamo però a guardarla con gli occhi impassibili del ragioniere, e confrontiamola con l&#8217;auto, come mezzo di trasporto di uso quotidiano per andare a lavoro, ad esempio.</p>
<p>Mi sono fatto, da impiegato pendolare, due conti in tasca   <a href="https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2016/08/AUTO-vs-TRENO-BICI.pdf">(vedi QUI)</a>    ma ciascuno può simulare il proprio caso su un foglio Excel.<br />
Da alcuni anni viaggio 5 giorni alla settimana tra Varese e Busto Arsizio e agli inizi mi sono posto il problema della modalità di spostamento migliore, sperimentando soluzioni alternative.<br />
Scegliendo la bici, oggi, ho un risparmio diretto di circa 1.000 euro all&#8217;anno rispetto all&#8217;uso quotidiano dell&#8217;auto e di ulteriori 1.400 se considero che ciò mi permette di non avere la seconda auto di famiglia.  Ma è una stima per difetto: nel calcolo non ho considerato il rischio multe, ho ipotizzato pari a zero il costo del parcheggio, il prezzo del gasolio a 1,20 euro al litro, ho calcolato il costo auto solo per i giorni lavorativi (235) ed il costo treno+bici invece per tutto l&#8217;anno, ho ipotizzato l&#8217;uso di una utilitaria risparmiosa,  e di una bici di qualità.<br />
Ed il rischio incidenti, secondo me, segna ancora un vantaggio della bici: l&#8217;auto rilassa, addormenta, annoia, in bici sei costretto a stare ben sveglio e più pedali più sei esperto dei rischi.  Solo il rischio furto vede sfavorita la due ruote.</p>
<p>Fin qui il calcolo del ciclista-pendolare può bastare &#8230; per giustificare alla moglie l&#8217;acquisto di una nuova bici che, ai suoi occhi, risulti del tutto incompatibile con il budget familiare, oppure &#8230; per concedersi con tutta la famiglia una piccola vacanza, grazie ai soldi risparmiati !<br />
Se però dal calcolo ragionieristico si passa al calcolo più politico, ci sono i vantaggi sociali: seri studi inglesi mostrano che 1 sterlina investita in mobilità ciclabile ne frutta 3 per minori costi della <strong>sanità pubblica</strong>. Aria più pulita e meno rumore significa città più vivibile, e questo non può che portare beneficio al <strong>piccolo commercio</strong>. La mia esperienza personale dice che con l&#8217;auto sei portato inevitabilmente verso il centro commerciale, con la bici puoi fare agevolmente una sosta per acquisti nel centro della città, anzi più di una nello stesso percorso ufficio-casa.</p>
<p>leonardo savelli</p>
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		<title>IVAN ILLICH E LA SOCIETA&#8217; DEL &#8220;TROPPO&#8221;</title>
		<link>https://fiabciclocittavarese.it/2016/07/10/ivan-illich-e-la-societa-del-troppo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 10 Jul 2016 20:39:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pedalo&Penso]]></category>
		<category><![CDATA[economia]]></category>
		<category><![CDATA[energia]]></category>
		<category><![CDATA[illico]]></category>
		<category><![CDATA[traffico]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;Elogio della bicicletta&#8220; (*) di Ivan Illich (1924-2002, libero pensatore, &#8220;anti-sistema&#8221; diremmo oggi) è uno di quei libri che ho letto molto tempo dopo l&#8217;acquisto in libreria. Ne ero un po&#8217; diffidente, ma sbagliavo.  Scritto nel 1973 (titolo: Energie et équité), tratta in modo profetico di problemi con i quali siamo ancora oggi drammaticamente alle prese, ovvero le interconnessioni tra libertà...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;<strong>Elogio della bicicletta</strong>&#8220;<strong> (*)</strong> di Ivan Illich (<em>1924-2002, libero pensatore, &#8220;anti-sistema&#8221; diremmo oggi</em>) è uno di quei libri che ho letto molto tempo dopo l&#8217;acquisto in libreria. Ne ero un po&#8217; diffidente, ma sbagliavo.  Scritto nel 1973 (<em>titolo: Energie et équité</em>), tratta in modo profetico di problemi con i quali siamo ancora oggi drammaticamente alle prese, ovvero le interconnessioni tra libertà individuali, diseguaglianza sociale, tecnologie dominanti, modello economico, immaginario collettivo.</p>
<p>La sua tesi è che oltre un certo livello di consumo energetico, una comunità va incontro non solo al degrado ambientale ma anche a quello relazionale.<br />
&#8220;Un popolo può essere altrettano pericolosamente ipernutrito dalla potenza dei propri strumenti quanto dal contenuto calorico dei propri cibi, ma è assai più difficile riconoscere un debole nazionale per i watt che non per una dieta malsana&#8221;, afferma.</p>
<p>Illich supporta la sua tesi anche con un riferimento ad una terribile guerra, quella del Vietnam, per ricordare che un esercito superindustrializzato era appena stato sconfitto da un popolo che che &#8220;<em>si muoveva alla velocità della bicicletta</em>&#8220;.</p>
<p>Per spiegare il suo concetto di &#8220;<strong>eccesso di consumo energetico</strong>&#8221; che rovina la comunità fa come esempio specifico quello della mobilità, e ricorda che l&#8217;invenzione della bicicletta e dell&#8217;auto sono contemporanee, come conseguenza della messa a punto del cuscinetto (oltre che del pneumatico e della ruota a raggi tangenti). Solo che le bici sono termodinamicamente efficienti, costano poco, non richiedono infrastrutture costose, invece le automobili consumano energia non rinnovabile, saturano le strade e richiedono la costruzione di nuove infrastrutture dedicate che stravolgono il territorio, espropriano i tempi di vita in nome della velocità.<br />
Nonostante ciò nell&#8217;immaginario collettivo l&#8217;automobile è simbolo di libertà e possibilità, e questa convinzione resiste alla prova quotidiana di code, inquinamento, stress del pendolare.</p>
<p>Dal punto di vista sociale il &#8220;passeggero abituale&#8221; ( <em>o pendolare)</em> è abituato a considerare indispensabile il veicolo a motore e ritiene addirittura che il livello della democrazia sia in correlazione con la potenza dei sistemi di trasporto e di comunicazione; se è bloccato in treno sogna una automobile, se è in coda in auto immagina nuove strade o corsie più veloci da costruire. Ma l&#8217;inganno è che più velocità porta alla fine ad un maggior tempo personale complessivo speso per spostarsi e anche per creare reddito per pagare i mezzi &#8220;veloci&#8221; di spostamento.</p>
<p>Lo stimolo al pensiero critico che dà questo saggio di Illich mi pare davvero prezioso, soprattutto per l&#8217;invito a pensare ad una soglia oltre la quale il miglioramento tecnologico è inutile, anzi dannoso. Queste soglie a ben guardare si presentano nella nostra vita quotidiana come piccole o grandi scelte da fare, ammesso però che le riconosciamo invece di aderire acriticamente al pensiero dominante della società dei consumi.  Quella, per dire, che ti spinge a comprare l&#8217;ultimo, fantasmagorico, tipo di rasoio per la barba anche se quello vecchio funziona ancora benissimo &#8230;..</p>
<p>LS</p>
<p><strong>(*) Ivan Illich &#8211; Elogio della Bicicletta &#8211; a cura di Franco La Cecla &#8211; Bollati Boringhieri 2006.</strong></p>
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