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	<title>Alemanni &#8211; FIAB Ciclocittà Varese</title>
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		<title>VELOCISSIMA, STORIA DELL&#8217;  AUTOMOBILE</title>
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		<pubDate>Tue, 01 Jul 2025 17:22:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pedalo&Penso]]></category>
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		<category><![CDATA[automobile]]></category>
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					<description><![CDATA[VELOCISSIMA, l&#8217;industria&#160;dell&#8217;auto da Henry Ford a Elon Musk,&#160; LUISS University Press, 2025, euro 18,00. Cesare Alemanni è scrittore e consulente, si interessa di temi all&#8217;intersezione tra tecnologia&#160;e politica internazionale,&#160;economia e cultura. Per Luiss University&#160;Press ha pubblicato La signora delle&#160;merci (2023) e Il re invisibile (2024). Cura la newsletter&#160;Macro su Substack &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211; Alemanni riassume la storia dell&#8217;automobile intesa non come oggetto,...]]></description>
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<p><a href="https://luissuniversitypress.it/pubblicazioni/velocissima-industria-della-auto-da-henry-ford-a-elon-musk-luiss-university-press/">VELOCISSIMA</a>, <strong>l&#8217;industria&nbsp;dell&#8217;auto da Henry Ford a Elon Musk</strong>,&nbsp; LUISS University Press, 2025, euro 18,00.</p>



<p><strong>Cesare Alemanni</strong> è scrittore e consulente, si interessa di temi all&#8217;intersezione tra tecnologia&nbsp;e politica internazionale,&nbsp;economia e cultura. Per Luiss University&nbsp;Press ha pubblicato La signora delle&nbsp;merci (2023) e Il re invisibile (2024).  Cura la <a href="https://open.substack.com/pub/macroo/p/macro-lindustria-delle-industrie?r=2ao5ow&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web">newsletter&nbsp;Macro su Substack</a></p>
</div>



<p class="has-text-align-center">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>



<p>Alemanni riassume la storia dell&#8217;automobile intesa non come oggetto, ma come industria automobilistica&nbsp;che  <strong>&#8220;&#8230; è stata l&#8217;espressione&nbsp;più compiuta della società&nbsp;dei consumi. L&#8217;auto non&nbsp;era solo un mezzo di trasporto, ma un&#8217;icona culturale, un linguaggio&nbsp;attraverso cui l&#8217;Occidente (e soprattutto&nbsp;l&#8217;America) raccontava&nbsp;la propria&nbsp;supremazia al&nbsp;mondo. Dalla Ford Model T alla <em>golden age</em> dell&#8217;auto americana, dalla Wolkswagen&nbsp;del miracolo tedesco alle Fiat di quello italiano,&nbsp;l&#8217;auto ha rappresentato&nbsp;l&#8217;idea stessa di modernità&#8221;</strong> (pag.211).</p>



<p>Deve essere ben chiaro che <strong>&#8220;Come forse nessuna altra industria, la sua vicenda è intrecciata con il ruolo dello Stato nell&#8217;economia. Dall&#8217;intervento pubblico nei primi esperimenti produttivi (..) all&#8217;attuale geopolitica delle batterie, l&#8217;auto ha sempre rappresentato un punto di convergenza &#8211; e dialogo reciproco &#8211; tra mercato e potere&#8221;</strong> (pag.7).</p>



<p>Uno degli elementi più gustosi per il lettore è osservare&nbsp; i pregiudizi culturali verso l&#8217;adozione di nuove tecnologie, nel dispiegarsi dei fatti storici, poi&nbsp;il loro superamento, e infine, magari, la comparsa&nbsp; di valutazioni critiche minoritarie , una volta che la tecnologia inizialmente&nbsp;avversata è adottata in modo&nbsp;massivo e diventa culturalmente&nbsp;&#8220;mainstream&#8221; .</p>



<p>Curioso che alla fine del diciannovesimo secolo fossero i primi ciclisti e loro associazioni a reclamare pubblicamente un&nbsp;miglioramento delle strade, per la sostituzione dei vecchi&nbsp;ciottolati con lisci superfici asfaltate, funzionali anche alle &#8211; poco diffuse &#8211; quattro ruote.</p>



<p>All&#8217;inizio della storia dell&#8217;auto ci sono i pionieri, e tra loro i tedeschi <strong>Otto</strong>, <strong>Daimler</strong>,<strong> Benz </strong>attivi nel perfezionamente del motore a scoppio; negli <strong>USA</strong> <strong>Henry&nbsp;Ford</strong> che nasce in un villaggio agricolo in MIchigan durante la Guerra Civile, primo di sei fratelli. Non gli piaceva né lavorare nei campi né studiare. &#8220;Non&nbsp;mi piace leggere i libri, mi confondono le idee&#8221; è uno degli aforismi a lui attribuiti.</p>



<p><strong>Henry</strong> da ragazzo si fece una reputazione nel suo villaggio riparando l&#8217;orologio di un vicino; poi a <strong>Detroit</strong> trovò lavoro in fabbrica, e fece carriera sino a poter realizzare la sua idea: un veicolo a motore che non fosse un gingillo&nbsp;per i ricchi&nbsp;ma un mezzo di trasporto alla portata di tutti, facile da usare e riparare, durevole nel tempo.</p>



<p>Questa idea si realizzò&nbsp;in sinergia con altre idee ingegneristiche e organizzative (il taylorismo) e prese forma mentre nella storia si presentavano la crisi del 1929 e&nbsp;la depressione dei primi anni trenta, poi il New Deal, la guerra e, dopo, la società dei consumi.&nbsp; Quello che accadde negli<strong>&nbsp;USA</strong> fu anche in relazione alle vicende europee, e le singole Nazioni coltivarono&nbsp;l&#8217;industria dell&#8217;auto anche per scopi bellici, poi come elemento&nbsp;chiave delle politiche economiche e sociali: occupazione, salari import-export.</p>



<p>L&#8217;auto non possedeva&nbsp;solo la forza dura dell&#8217;hardware industriale (come veniva principalmente concepita dall&#8217;<strong>URSS</strong>) ma anche quella&nbsp;suadente del <em>soft powe</em>r socio-culturale.</p>



<p>Negli <strong>USA</strong> in particolare <strong>&#8220;<em>Nuove</em> automobili raggiungevano <em>nuove</em> abitazioni viaggiando&nbsp;su <em>nuove&nbsp;</em>strade&nbsp;verso <em>nuovi</em> centri commerciali, la cui costruzione&nbsp;richiedeva <em>nuovo</em> acciaio, <em>nuovo </em>cemento,&nbsp;<em>nuova</em> gomma e, ovviamente,&nbsp;<em>nuovi</em> servizi finanziari e <em>nuovo</em> credito</strong>. (pag.87) </p>



<p>All&#8217;apice delle relative statistiche, un americano ogni sei doveva il suo impiego,&nbsp;direttamente o indirettamente, all&#8217;industria dell&#8217;auto. In Italia si attribuisce&nbsp;ad <strong>Agnelli</strong> l&#8217;adagio <strong>&#8221; Ciò che fa bene alla Fiat,&nbsp;fa bene all&#8217;Italia&#8221;.</strong></p>



<p>In questo quadro arrivano delle &#8220;crepe&#8221;: il giovane avvocato <strong>Ralph Nade</strong>r pubblica nel 1965<strong> &#8220;Unsafe at Any Speed: the Designed-In Dangers of the American Automobile&#8221;</strong> un bestseller che suscitò clamore e costrinse i grandi marchi a rispondere  (ad esempio l&#8217;introduzione della cintura di sicurezza).&nbsp;</p>



<p>Meno noti i lavori&nbsp;di <strong>Jane Jacobs</strong> <strong>&#8220;The Death and Life of Great America Cities&#8221;</strong>&nbsp;e <strong>Lewis Mumford</strong>  <strong>&#8220;The City in History &#8221; </strong>e <strong>&#8220;The Highway and the City&#8221;</strong>&nbsp;sulle conseguenze nefaste del traffico motorizzato sulla pianificazione delle città.  </p>



<p>Insomma già sul finire degli anni Sessanta <strong>&#8220;l&#8217;automobile&nbsp;divenne un emblema dei problemi e dei nuovi rischi creati dalla modernità industriale e tecnologica&#8221;</strong> (pag.104).   Inoltre&nbsp;<strong>&#8220;Idee come&nbsp;l&#8217;obsolescenza&nbsp;programmata&nbsp;o la manipolazione del desiderio per scopi di marketing&nbsp;cominciarono ad essere guardate con sospetto&#8221; </strong>(pag.105).</p>



<p>Il libro prosegue nella&nbsp;descrizione&nbsp;di crisi e trasformazioni, sino ad arrivare alle sfide odierne, con il grande balzo industriale della <strong>Cina</strong>, inaspettato, verrebbe da dire, ma lungamente preparato e voluto a livello&nbsp;governativo.</p>



<p>In <strong>Cina</strong> è avvenuto un nuovo inizio per l&#8217;<em>automotive</em>: si sono cominciate a costruire auto &#8220;intorno&#8221; a delle batterie. Qui l&#8217;uomo&nbsp;della leggenda è <strong>Wang Chuanfu</strong>, nato nel 1966 in una famiglia modesta e presto rimasto&nbsp;orfano, settimo&nbsp;di otto tra fratelli e sorelle.  Ma è un talento, si laurea&nbsp;in chimica, diventa manager poi imprenditore. Si mette in testa di costruire auto non inquinanti e &#8211; soprattutto &#8211; a basso costo. <strong>&#8220;Era il 2003 a Shenzen,&nbsp;ma, di colpo,&nbsp;sembrava&nbsp;il 1903 a Detroit&#8221; </strong>(pag.189). </p>



<p><strong>Shenzen</strong>,&nbsp;per la cronaca, in quarant&#8217;anni è passata&nbsp;da essere&nbsp;cittadina di pescatori di 25 mila abitanti a megalopoli di 18 mln di abitanti ! A <strong>Shenzen</strong> nel 1992 <strong>Deng Xiaoping</strong> tenne uno storico&nbsp;discorso in cui esortava&nbsp;gli imprenditori&nbsp;ad essere audaci, prendersi dei rischi, testare&nbsp;idee nuove e non demordere, se convinti delle loro&nbsp;intuizioni.&nbsp;</p>



<p>Siamo arrivati ad oggi e si può certamente dire che l&#8217;<em>automotive</em> occidentale, e l&#8217;Occidente nel suo complesso, soffre l&#8217;emergere di nuovi sistemi industriali e di nuove superpotenze.&nbsp;</p>



<p>A proposito di questa perdita di centralità culturale e tecnologica<strong> Alemanni</strong> nell&#8217; Epilogo del suo libro scrive<strong> &#8221; &#8230;. e se la vera innovazione non fosse solo nel cambiamento del come e del dove si producono le auto, ma del come e del perchè ci muoviamo&nbsp;?  La crisi dell&#8217;industria automobilistica mondiale&nbsp; potrebbe essere&nbsp;l&#8217;occasione per immaginare,&nbsp;in anticipo sul resto del mondo, un futuro della mobilità&nbsp;completamente diverso, che vada oltre le pesanti&nbsp;eredità (anche politiche) del Novecento&#8221;</strong>.</p>



<p>E&#8217; uno spunto prezioso per i lettori, in particolare&nbsp;per quelli già impegnati&nbsp;in questo sforzo di immaginazione e attivi nel faticoso tentativo di cambiare la cultura e la pratica della mobilità.</p>



<p>LS</p>



<p><em>Spigolature: </em></p>



<p>Una reclame del 1932 <strong>&#8220;Non è più un sogno: Fiat Balilla&#8221;</strong> su <a href="https://youtu.be/DkdTkOVLbow?feature=shared">Youtube QUI</a>  (durata 4 min 36 sec)</p>



<p>Un editoriale del giugno 2025 sulle <strong>dimissioni del CEO di Renault, Luca de Meo</strong>:   <a href="https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2025/07/QUATTRORUOTE.pdf">QUI</a></p>
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