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	<title>Pedalo&amp;Penso &#8211; FIAB Ciclocittà Varese</title>
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	<title>Pedalo&amp;Penso &#8211; FIAB Ciclocittà Varese</title>
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		<title>VELOCISSIMA, STORIA DELL&#8217;  AUTOMOBILE</title>
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		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Jul 2025 17:22:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pedalo&Penso]]></category>
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					<description><![CDATA[VELOCISSIMA, l&#8217;industria&#160;dell&#8217;auto da Henry Ford a Elon Musk,&#160; LUISS University Press, 2025, euro 18,00. Cesare Alemanni è scrittore e consulente, si interessa di temi all&#8217;intersezione tra tecnologia&#160;e politica internazionale,&#160;economia e cultura. Per Luiss University&#160;Press ha pubblicato La signora delle&#160;merci (2023) e Il re invisibile (2024). Cura la newsletter&#160;Macro su Substack &#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211; Alemanni riassume la storia dell&#8217;automobile intesa non come oggetto,...]]></description>
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<p></p>



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<p><a href="https://luissuniversitypress.it/pubblicazioni/velocissima-industria-della-auto-da-henry-ford-a-elon-musk-luiss-university-press/">VELOCISSIMA</a>, <strong>l&#8217;industria&nbsp;dell&#8217;auto da Henry Ford a Elon Musk</strong>,&nbsp; LUISS University Press, 2025, euro 18,00.</p>



<p><strong>Cesare Alemanni</strong> è scrittore e consulente, si interessa di temi all&#8217;intersezione tra tecnologia&nbsp;e politica internazionale,&nbsp;economia e cultura. Per Luiss University&nbsp;Press ha pubblicato La signora delle&nbsp;merci (2023) e Il re invisibile (2024).  Cura la <a href="https://open.substack.com/pub/macroo/p/macro-lindustria-delle-industrie?r=2ao5ow&amp;utm_campaign=post&amp;utm_medium=web">newsletter&nbsp;Macro su Substack</a></p>
</div>



<p class="has-text-align-center">&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8212;&#8211;</p>



<p>Alemanni riassume la storia dell&#8217;automobile intesa non come oggetto, ma come industria automobilistica&nbsp;che  <strong>&#8220;&#8230; è stata l&#8217;espressione&nbsp;più compiuta della società&nbsp;dei consumi. L&#8217;auto non&nbsp;era solo un mezzo di trasporto, ma un&#8217;icona culturale, un linguaggio&nbsp;attraverso cui l&#8217;Occidente (e soprattutto&nbsp;l&#8217;America) raccontava&nbsp;la propria&nbsp;supremazia al&nbsp;mondo. Dalla Ford Model T alla <em>golden age</em> dell&#8217;auto americana, dalla Wolkswagen&nbsp;del miracolo tedesco alle Fiat di quello italiano,&nbsp;l&#8217;auto ha rappresentato&nbsp;l&#8217;idea stessa di modernità&#8221;</strong> (pag.211).</p>



<p>Deve essere ben chiaro che <strong>&#8220;Come forse nessuna altra industria, la sua vicenda è intrecciata con il ruolo dello Stato nell&#8217;economia. Dall&#8217;intervento pubblico nei primi esperimenti produttivi (..) all&#8217;attuale geopolitica delle batterie, l&#8217;auto ha sempre rappresentato un punto di convergenza &#8211; e dialogo reciproco &#8211; tra mercato e potere&#8221;</strong> (pag.7).</p>



<p>Uno degli elementi più gustosi per il lettore è osservare&nbsp; i pregiudizi culturali verso l&#8217;adozione di nuove tecnologie, nel dispiegarsi dei fatti storici, poi&nbsp;il loro superamento, e infine, magari, la comparsa&nbsp; di valutazioni critiche minoritarie , una volta che la tecnologia inizialmente&nbsp;avversata è adottata in modo&nbsp;massivo e diventa culturalmente&nbsp;&#8220;mainstream&#8221; .</p>



<p>Curioso che alla fine del diciannovesimo secolo fossero i primi ciclisti e loro associazioni a reclamare pubblicamente un&nbsp;miglioramento delle strade, per la sostituzione dei vecchi&nbsp;ciottolati con lisci superfici asfaltate, funzionali anche alle &#8211; poco diffuse &#8211; quattro ruote.</p>



<p>All&#8217;inizio della storia dell&#8217;auto ci sono i pionieri, e tra loro i tedeschi <strong>Otto</strong>, <strong>Daimler</strong>,<strong> Benz </strong>attivi nel perfezionamente del motore a scoppio; negli <strong>USA</strong> <strong>Henry&nbsp;Ford</strong> che nasce in un villaggio agricolo in MIchigan durante la Guerra Civile, primo di sei fratelli. Non gli piaceva né lavorare nei campi né studiare. &#8220;Non&nbsp;mi piace leggere i libri, mi confondono le idee&#8221; è uno degli aforismi a lui attribuiti.</p>



<p><strong>Henry</strong> da ragazzo si fece una reputazione nel suo villaggio riparando l&#8217;orologio di un vicino; poi a <strong>Detroit</strong> trovò lavoro in fabbrica, e fece carriera sino a poter realizzare la sua idea: un veicolo a motore che non fosse un gingillo&nbsp;per i ricchi&nbsp;ma un mezzo di trasporto alla portata di tutti, facile da usare e riparare, durevole nel tempo.</p>



<p>Questa idea si realizzò&nbsp;in sinergia con altre idee ingegneristiche e organizzative (il taylorismo) e prese forma mentre nella storia si presentavano la crisi del 1929 e&nbsp;la depressione dei primi anni trenta, poi il New Deal, la guerra e, dopo, la società dei consumi.&nbsp; Quello che accadde negli<strong>&nbsp;USA</strong> fu anche in relazione alle vicende europee, e le singole Nazioni coltivarono&nbsp;l&#8217;industria dell&#8217;auto anche per scopi bellici, poi come elemento&nbsp;chiave delle politiche economiche e sociali: occupazione, salari import-export.</p>



<p>L&#8217;auto non possedeva&nbsp;solo la forza dura dell&#8217;hardware industriale (come veniva principalmente concepita dall&#8217;<strong>URSS</strong>) ma anche quella&nbsp;suadente del <em>soft powe</em>r socio-culturale.</p>



<p>Negli <strong>USA</strong> in particolare <strong>&#8220;<em>Nuove</em> automobili raggiungevano <em>nuove</em> abitazioni viaggiando&nbsp;su <em>nuove&nbsp;</em>strade&nbsp;verso <em>nuovi</em> centri commerciali, la cui costruzione&nbsp;richiedeva <em>nuovo</em> acciaio, <em>nuovo </em>cemento,&nbsp;<em>nuova</em> gomma e, ovviamente,&nbsp;<em>nuovi</em> servizi finanziari e <em>nuovo</em> credito</strong>. (pag.87) </p>



<p>All&#8217;apice delle relative statistiche, un americano ogni sei doveva il suo impiego,&nbsp;direttamente o indirettamente, all&#8217;industria dell&#8217;auto. In Italia si attribuisce&nbsp;ad <strong>Agnelli</strong> l&#8217;adagio <strong>&#8221; Ciò che fa bene alla Fiat,&nbsp;fa bene all&#8217;Italia&#8221;.</strong></p>



<p>In questo quadro arrivano delle &#8220;crepe&#8221;: il giovane avvocato <strong>Ralph Nade</strong>r pubblica nel 1965<strong> &#8220;Unsafe at Any Speed: the Designed-In Dangers of the American Automobile&#8221;</strong> un bestseller che suscitò clamore e costrinse i grandi marchi a rispondere  (ad esempio l&#8217;introduzione della cintura di sicurezza).&nbsp;</p>



<p>Meno noti i lavori&nbsp;di <strong>Jane Jacobs</strong> <strong>&#8220;The Death and Life of Great America Cities&#8221;</strong>&nbsp;e <strong>Lewis Mumford</strong>  <strong>&#8220;The City in History &#8221; </strong>e <strong>&#8220;The Highway and the City&#8221;</strong>&nbsp;sulle conseguenze nefaste del traffico motorizzato sulla pianificazione delle città.  </p>



<p>Insomma già sul finire degli anni Sessanta <strong>&#8220;l&#8217;automobile&nbsp;divenne un emblema dei problemi e dei nuovi rischi creati dalla modernità industriale e tecnologica&#8221;</strong> (pag.104).   Inoltre&nbsp;<strong>&#8220;Idee come&nbsp;l&#8217;obsolescenza&nbsp;programmata&nbsp;o la manipolazione del desiderio per scopi di marketing&nbsp;cominciarono ad essere guardate con sospetto&#8221; </strong>(pag.105).</p>



<p>Il libro prosegue nella&nbsp;descrizione&nbsp;di crisi e trasformazioni, sino ad arrivare alle sfide odierne, con il grande balzo industriale della <strong>Cina</strong>, inaspettato, verrebbe da dire, ma lungamente preparato e voluto a livello&nbsp;governativo.</p>



<p>In <strong>Cina</strong> è avvenuto un nuovo inizio per l&#8217;<em>automotive</em>: si sono cominciate a costruire auto &#8220;intorno&#8221; a delle batterie. Qui l&#8217;uomo&nbsp;della leggenda è <strong>Wang Chuanfu</strong>, nato nel 1966 in una famiglia modesta e presto rimasto&nbsp;orfano, settimo&nbsp;di otto tra fratelli e sorelle.  Ma è un talento, si laurea&nbsp;in chimica, diventa manager poi imprenditore. Si mette in testa di costruire auto non inquinanti e &#8211; soprattutto &#8211; a basso costo. <strong>&#8220;Era il 2003 a Shenzen,&nbsp;ma, di colpo,&nbsp;sembrava&nbsp;il 1903 a Detroit&#8221; </strong>(pag.189). </p>



<p><strong>Shenzen</strong>,&nbsp;per la cronaca, in quarant&#8217;anni è passata&nbsp;da essere&nbsp;cittadina di pescatori di 25 mila abitanti a megalopoli di 18 mln di abitanti ! A <strong>Shenzen</strong> nel 1992 <strong>Deng Xiaoping</strong> tenne uno storico&nbsp;discorso in cui esortava&nbsp;gli imprenditori&nbsp;ad essere audaci, prendersi dei rischi, testare&nbsp;idee nuove e non demordere, se convinti delle loro&nbsp;intuizioni.&nbsp;</p>



<p>Siamo arrivati ad oggi e si può certamente dire che l&#8217;<em>automotive</em> occidentale, e l&#8217;Occidente nel suo complesso, soffre l&#8217;emergere di nuovi sistemi industriali e di nuove superpotenze.&nbsp;</p>



<p>A proposito di questa perdita di centralità culturale e tecnologica<strong> Alemanni</strong> nell&#8217; Epilogo del suo libro scrive<strong> &#8221; &#8230;. e se la vera innovazione non fosse solo nel cambiamento del come e del dove si producono le auto, ma del come e del perchè ci muoviamo&nbsp;?  La crisi dell&#8217;industria automobilistica mondiale&nbsp; potrebbe essere&nbsp;l&#8217;occasione per immaginare,&nbsp;in anticipo sul resto del mondo, un futuro della mobilità&nbsp;completamente diverso, che vada oltre le pesanti&nbsp;eredità (anche politiche) del Novecento&#8221;</strong>.</p>



<p>E&#8217; uno spunto prezioso per i lettori, in particolare&nbsp;per quelli già impegnati&nbsp;in questo sforzo di immaginazione e attivi nel faticoso tentativo di cambiare la cultura e la pratica della mobilità.</p>



<p>LS</p>



<p><em>Spigolature: </em></p>



<p>Una reclame del 1932 <strong>&#8220;Non è più un sogno: Fiat Balilla&#8221;</strong> su <a href="https://youtu.be/DkdTkOVLbow?feature=shared">Youtube QUI</a>  (durata 4 min 36 sec)</p>



<p>Un editoriale del giugno 2025 sulle <strong>dimissioni del CEO di Renault, Luca de Meo</strong>:   <a href="https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2025/07/QUATTRORUOTE.pdf">QUI</a></p>
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		<title>IL MIRACOLO</title>
		<link>https://fiabciclocittavarese.it/2025/03/14/il-miracolo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Mar 2025 19:41:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pedalo&Penso]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[EQUILIBRIO]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;La bicicletta inizia sempre con un miracolo. Per giorni tremiamo, esitiamo, diciamo a noi stessi che non ci libereremo mai di quella mano che ci guida da sotto la sella.&#8221;La bicicletta inizia sempre con un miracolo. Per giorni tremiamo, esitiamo, diciamo a noi stessi che non ci libereremo mai di quella mano che ci guida da sotto la sella. Mio...]]></description>
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<p>&#8220;La bicicletta inizia sempre con un miracolo.  Per giorni tremiamo, esitiamo, diciamo a noi stessi che non ci libereremo mai di quella mano che ci guida da sotto la sella.&#8221;La bicicletta inizia sempre con un miracolo.  Per giorni tremiamo, esitiamo, diciamo a noi stessi che non ci libereremo mai di quella mano che ci guida da sotto la sella.</p>



<p>Mio padre e mia madre si davano il cambio per tenermi e di sicuro anche uno o l&#8217;altro dei miei cugini, quello o quella da cui avevo ereditato la biciclettina.</p>



<p>Avevano tolto le rotelle laterali dalla ruota di dietro e io imboccavo il prato davanti alla nostra catapecchia nel senso della leggera pendenza, per approfittare dello slancio.</p>



<p>Cercavo il punto magico in grado di far stare in piedi un armamento che normalmente starebbe disteso, facevo (già) dei ruzzoloni e rimontavo in sella.</p>



<p>E poi, una mattina, non ho sentito più il rumore dei passi di corsa dietro di me, né il respiro ritmato alle mie spalle.  Era successo il miracolo.  Andavo in bicicletta.  Avrei voluto non rimettere più piede a terra per paura che il miracolo non si ripetesse.  Esultavo.</p>



<p>Feci il giro della casa, dimostrando così a me stesso che ero capace di fare quattro svolte a destra (per alcune settimane ho preferito svoltare a destra). Non avevo più paura di niente. Passavo a tutta velocità accanto al cespo di ortiche che di solito mi faceva tanta paura e percorrevo senza panico il lungo sentiero solitario dietro casa, per poi tornare sul davanti, trionfante ma ancora incapace di alzare il braccio in segno di vittoria.</p>



<p>Da quel miracolo non mi sono più ripreso.</p>



<p>Imparare a nuotare non mi ha emozionato allo stesso modo e solo il saper leggere ha eguagliato per intensità il saper pedalare.  A pochi mesi di distanza ho imparato quindi, in quest&#8217;ordine, ad andare in bicicletta e a leggere. Per il Natale dei miei cinque anni ero un uomo fatto: sapevo già quale sarebbe stato il mio lavoro e quale il mio passatempo preferito.&#8221;</p>



<p></p>



<p><em>tratto da IO E LA MIA BICICLETTA di Paul Fournier (pag.33) edito da ALVENTO, e <a href="https://fiabciclocittavarese.it/2024/10/23/libri-per-ciclisti/">uno dei libri regalato alla Biblioteca di Varese</a> dalla nostra Associazione.</em></p>
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		<title>INVECCHIARE</title>
		<link>https://fiabciclocittavarese.it/2025/03/13/invecchiare/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Mar 2025 17:57:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pedalo&Penso]]></category>
		<category><![CDATA[Alvento]]></category>
		<category><![CDATA[Fournier]]></category>
		<category><![CDATA[INVECCHIARE]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;Invecchiare in bicicletta significa acquisire resistenza e saggezza. Significa avere la possibilità di andare più lontano, con più calma, di prepararsi meglio e, in generale, di trarne più soddisfazione. Ma invecchiare significa anche andare meno forte, fare scatti meno rapidi, presto non scattare per niente e presto infischiarsene del fatto che qualcuno scatti veloce sotto il vostro naso. Invecchiare per...]]></description>
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<p>&#8220;Invecchiare in bicicletta significa acquisire resistenza e saggezza. Significa avere la possibilità di andare più lontano, con più calma, di prepararsi meglio e, in generale, di trarne più soddisfazione.</p>



<p>Ma invecchiare significa anche andare meno forte, fare scatti meno rapidi, presto non scattare per niente e presto infischiarsene del fatto che qualcuno scatti veloce sotto il vostro naso.</p>



<p>Invecchiare per un ciclista è un po&#8217; come fare naufragio. Il momento in cui ho corso più veloce è stato fra i ventotto e i trentadue anni. Da allora sono in fase di declino, e la cosa non si aggiusterà.</p>



<p>Questo declino che avviene per gradi è sopportabile. Lo si può affrontare con fatalismo, lo si può affrontare in amicizia: invecchiare in gruppo. Le sole cose indispensabili son un vero amore per la bicicletta e una serenità accettabile.</p>



<p>Il grosso vantaggio esistenziale di questo invecchiamento delle cosce è che precede sempre l&#8217;invecchiamento globale e fatale dell&#8217;uomo ciclista.</p>



<p>Ho quindi affidato alla bici la missione di avvertirmi del mio invecchiamento.  Fa il suo dovere.&#8221;</p>



<p><em>tratto da IO E LA MIA BICICLETTA di Paul Fournier (pag.159) edito da ALVENTO, e <a href="https://fiabciclocittavarese.it/2024/10/23/libri-per-ciclisti/">uno dei libri regalato alla Biblioteca di Varese</a> dalla nostra Associazione.</em></p>
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		<title>LIBRI PER CICLISTI</title>
		<link>https://fiabciclocittavarese.it/2024/10/23/libri-per-ciclisti/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 23 Oct 2024 17:26:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pedalo&Penso]]></category>
		<category><![CDATA[biblioteca]]></category>
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					<description><![CDATA[La Biblioteca di Varese ha accettato una nostra donazione di 8 libri di editori e generi diversi, tutti molto &#8220;appetitosi&#8221; per chi ama il mondo della bici. Sono disponibili per il prestito, ma a molti verrà voglia di comprarli ! Questi sono i titoli, con link che rimanda a più ampia descrizione: VIAGGI LEGGENDARI IN BICICLETTA IN EUROPA   è una...]]></description>
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<p></p>



<p>La <strong>Biblioteca di Varese</strong> ha accettato una nostra donazione di 8 libri di editori e generi diversi,  tutti molto &#8220;appetitosi&#8221; per chi ama il mondo della bici. Sono disponibili per il prestito, ma a molti verrà voglia di comprarli !</p>



<p>Questi sono i titoli, con<em> link</em> che rimanda a più ampia descrizione: </p>



<p><br><a rel="noreferrer noopener" href="https://shop.lonelyplanetitalia.it/prodotto/viaggi-leggendari-in-bicicletta-in-europa" target="_blank">VIAGGI LEGGENDARI IN BICICLETTA IN EUROPA</a>   è una raccolta di itinerari epici &#8211; ed eventi ciclistici rinomati &#8211;  di tutta Europa, accompagnata da belle immagini.</p>



<p> <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.ediciclo.it/it/libri/dettaglio/il-manuale-delle-piste-ciclabili-e-della-ciclabilita/" target="_blank">IL MANUALE DELLE PISTE CICLABILI E DELLA CICLABILITA&#8217;</a> , è un testo basilare per conoscere e capire soprattutto gli aspetti tecnici, scritto da Sergio Deromedis, Ingegnere e funzionario della Provincia di Trento.</p>



<p> <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.bikeitalia.it/2024/03/26/ilaria-fiorillo-racconta-di-biciclette-e-altre-felicita/" target="_blank">DI BICI E ALTRE FELICITA&#8217; </a>,  un testo brillante, divulgativo, autobiografico della influencer milanese Ilaria Fiorillo, molto presente su Instagram ( @milano_in_bicicletta )</p>



<p> <a rel="noreferrer noopener" href="https://mulatero.it/prodotto/io-e-la-mia-bicicletta/" target="_blank">IO E LA MIA BICICLETTA</a> un delizioso testo diaristico dello scrittore francese Paul Fournel, che vi sorprenderà per ironia e qualità della scrittura. </p>



<p><a href="https://www.francoangeli.it/Libro/Bici-&amp;-Societ%C3%A0-Pratiche-e-culture-di-velomobilit%C3%A0?Id=29151">BICI E SOCIETA&#8217;</a> , <em>pratiche e culture di velomobilità</em>, una raccolta di saggi che intreccia storia, sociologia, economia, linguistica &#8230;.</p>



<p> <a rel="noreferrer noopener" href="https://ecommerce.ilsole24ore.com/shopping24/placemaking.html" target="_blank">PLACEMAKING</a> della Vicepresidente di Fiab Valeria Lorenzelli è una imperdibile riflessione per urbanisti, ma non solo, sul tema dello spazio urbano e della sua qualità.</p>



<p><a href="https://www.ibs.it/mappa-del-pirata-guida-sentimentale-libro-giacomo-pellizzari/e/9788830903364?srsltid=AfmBOoohWYdsVuKJ9hTX0KSQXygBqxH9oWvDaOl0jsE-SWmnT2RzOlM4"> LA MAPPA DEL PIRATA</a>, di Giacomo Pellizzari è un racconto di fatti e luoghi geografici che sono stati teatro delle imprese sportive di Pantani.</p>



<p>E poi la <a href="https://www.ediciclo.it/it/libri/dettaglio/ciclovia-aida-ovest/">Guida AIDA OVEST</a> , che affianca AIDA EST e completa la descrizione di <a href="https://www.aidainbici.it/">questa iniziativa</a> nata in casa FIAB,  realizzata da attiviti e dirigenti della nostra associaizione.</p>
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		<title>EDUCAZIONE SENTIMENTALE</title>
		<link>https://fiabciclocittavarese.it/2023/11/26/educazione-sentimentale/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Nov 2023 07:30:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pedalo&Penso]]></category>
		<category><![CDATA[DONNE]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[Lotte Kopecki]]></category>
		<category><![CDATA[Mark Cavendish]]></category>
		<category><![CDATA[rispetto]]></category>
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					<description><![CDATA[Una ciclista scambia un gesto (pugno contro pugno) e uno sguardo di complicità con un bambino. Siamo in un velodromo, lui ha un mazzo di fiori, lei ha un piede a terra, l&#8217;altro ancora sul pedale della bici, entrambi sorridono. L&#8217;immagine è sufficiente per fare una riflessione. Ma prima, siccome la curiosità è cosa umana e non tutti seguono il...]]></description>
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<p>Una ciclista scambia un gesto (pugno contro pugno) e uno sguardo di complicità con un bambino.</p>



<p>Siamo in un velodromo, lui ha un mazzo di fiori, lei ha un piede a terra, l&#8217;altro ancora sul pedale della bici, entrambi sorridono.<br></p>



<p>L&#8217;immagine è sufficiente per fare una riflessione.</p>



<p><br>Ma prima, siccome la curiosità è cosa umana e non tutti seguono il ciclismo, aggiungiamo che lei è Lotte Kopecky, professionista, 28 anni, belga, campionessa del mondo 2023.</p>



<p>La foto è tratta dal <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.instagram.com/p/CzyYuiTsfnW/?img_index=1" target="_blank">suo profilo Instagram</a> e scattata nel velodromo di Gent.  Alcune notizie biografiche le troviamo sul n.29 di Alvento (&#8220;Effetto Lotte&#8221;, pag.30-40): successi ma anche drammi familiari, eroina emergente in un mondo, il ciclismo belga tutto fango e sudore, di eroi.</p>



<p><br>Lui è il figlio di Mark Cavendish e Peta Todd. Su Netflix si trova un <a rel="noreferrer noopener" href="https://www.netflix.com/title/81568626" target="_blank">avvincente documentario biografico</a> su questo campione inglese: anche per lui successi strepitosi e vicende drammatiche da superare.</p>



<p>La riflessione è questa: Lotte è una donna, un&#8217;atleta, che ha saputo utilizzare il suo talento innato per raggiungere incontestabili traguardi di eccellenza, mentre il piccolo Cavendish diventerà un uomo che, anche da adulto, molto probabilmente troverà del tutto naturale vivere in una società dove le donne molto brave nel loro lavoro sono ammirate, oltre che rispettate.</p>



<p><em>Leonardo Savelli</em></p>



<p class="has-text-align-center"><mark style="background-color:rgba(0, 0, 0, 0)" class="has-inline-color has-vivid-purple-color"><strong>https://www.roadtoequality.it/</strong></mark></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
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		<title>SENTIERI METROPOLITANI di Gianni Biondillo</title>
		<link>https://fiabciclocittavarese.it/2023/02/15/sentieri-metropolitani-di-gianni-biondillo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Feb 2023 20:46:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pedalo&Penso]]></category>
		<category><![CDATA[Biondillo]]></category>
		<category><![CDATA[Camminare]]></category>
		<category><![CDATA[Doppiozero]]></category>
		<category><![CDATA[Molinari]]></category>
		<category><![CDATA[SENTIERI]]></category>
		<category><![CDATA[urbanistica]]></category>
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					<description><![CDATA[ Il testo che segue, sinossi e recensione del libro, è tratto dal sito:  www.doppiozero.com Il libro di Gianni Biondillo, &#8220;Sentieri Metropolitani&#8221; Scegliere di attraversare il territorio a piedi significa fare un’esperienza fisica, emotiva ed estetica, che permette di giungere a una nuova consapevolezza del paesaggio quotidiano, superando il pregiudizio nei confronti di spazi considerati scontati. Esplorare la città attraverso il...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><em> Il testo che segue, sinossi e recensione del libro, è tratto dal sito:  www.doppiozero.com</em></p>
<div>
<p><strong>Il libro di Gianni Biondillo, &#8220;Sentieri Metropolitani&#8221;</strong></p>
<p>Scegliere di attraversare il territorio a piedi significa fare un’esperienza fisica, emotiva ed estetica, che permette di giungere a una nuova consapevolezza del paesaggio quotidiano, superando il pregiudizio nei confronti di spazi considerati scontati. Esplorare la città attraverso il corpo è lo scopo della psicogeografia, una tecnica nata con le avanguardie artistiche, che diventa anche performance e atto politico. Grazie a questa pratica transdisciplinare siamo in grado di leggere il palinsesto urbano, in cui si stratificano i diversi significati di un luogo e le aspettative della gente che lo abita.<br />
Con lo stesso sguardo trasversale, Gianni <span class="il">Biondillo</span> percorre la città e la storia del pensiero urbanistico e architettonico, senza tralasciare incursioni nella filosofia, nell’arte, nell’antropologia e nella letteratura, offrendo suggestioni per comprendere il paesaggio contemporaneo fuori dai suoi luoghi comuni. I lettori vengono invitati a mettersi in cammino e a fare le proprie scoperte, restituendo identità ai luoghi mediante la narrazione. Questa inedita relazione con lo spazio può produrre effetti benefici: scoprire storie affascinanti, fare incontri imprevisti, rigenerare corpo e mente, creare nuove socialità e, soprattutto, prendersi cura del territorio.<br />
Un piccolo vademecum, che grazie a videoracconti metropolitani resi accessibili tramite codici QR, esorta ad avvicinarsi ai significati più reconditi delle città in modo partecipato e dinamico.</p>
</div>
<ul>
<li>ISBN: 8833940799 &#8211; Casa Editrice: Bollati Boringhieri &#8211; Pagine: 192 &#8211; Data di uscita: 08-11-2022</li>
</ul>
<p><strong>L’intelligenza dei piedi </strong></p>
<p>di <a href="https://www.doppiozero.com/luca-molinari" target="_blank" data-saferedirecturl="https://www.google.com/url?q=https://www.doppiozero.com/luca-molinari&amp;source=gmail&amp;ust=1676578394615000&amp;usg=AOvVaw3SYitgxVMFBZiO8K1NaOTE">Luca Molinari</a>  9 Dicembre 2022</p>
<div id="m_-4394628066969807736m_-885230182822700841gmail-audio-player"> Alcuni anni fa, Simone, uno dei miei tre figli, decise di fare un viaggio in solitaria in Giappone come regalo per la sua maturità classica. Ricordo che ero molto eccitato per lui, soprattutto perché il suo soggiorno sarebbe partito da Kyoto e io non avevo mai avuto la possibilità di visitare i famosi templi e la villa imperiale di Katsura con i suoi magnifici giardini. Lo caricai di mappe e informazioni perché non perdesse alcuno di questi monumenti così preziosi.</div>
<div>
<div>
<p>Al suo ritorno chiesi a Simone cosa lo aveva impressionato di più e lui mi rispose candido che, non solo aveva perduto la Villa imperiale, ma che si era soffermato solo su alcuni dei templi e neanche su quelli più noti. Mostrandomi il suo carnet di viaggio, le immagini fotografiche e i disegni mi raccontò che aveva preferito camminare a zonzo per la città antica, perdersi per trovare occasioni urbane e persone che il tragitto ben disegnato non gli avrebbe mai offerto.</p>
<p>Così si trovò in una corte di case basse dove alcuni bambini giocavano felici e la luce scivolava lieve tra le foglie degli alberi, offrendo frescura; poi incontrò uno strano signore anziano che non parlava una parola d’inglese ma che lo invitò a casa a bere un bicchiere di birra e a mostrargli alcuni libri con disegni di demoni giapponesi. E solo lungo il tragitto decise di entrare in alcuni edifici religiosi che lo attiravano per semplicità ed uso quotidiano dei suoi abitanti.</p>
<p>Alla fine ho dovuto contenere la mia frustrazione paterna perché avevo capito che il suo viaggio a piedi per Kyoto era stato unico, vero e aveva costruito nella sua mente una geografia necessaria ai suoi desideri nell’incontro con un mondo nuovo che andava svelato con grazia e semplicità.</p>
<p>Immagino che Gianni <span class="il">Biondillo</span>, l’autore di <i>Sentieri metropolitani. Narrare il territorio con la psicogeografia</i>, un bel libro appena pubblicato da Bollati Boringhieri, commenterebbe l’avventura di Simone come una forma piacevole di deriva urbana, piuttosto che l’applicazione della metodologia applicata nella costruzione di un Sentiero Metropolitano, per come è rigorosamente spiegato in uno degli ultimi capitoli del libro. Ma ogni età e momento della vita credo abbiano un modo diverso di camminare e scoprire i luoghi, quindi potremmo dire che la deriva sta a un adolescente quanto un Sentiero Metropolitano sta un adulto, anche se credo che molti di noi amino perdersi in un luogo ignoto la prima volta che lo incontrano.</p>
<p>Il tema vero, ed è uno degli argomenti più intriganti che <span class="il">Biondillo</span> sottolinea ripetutamente nel libro, è che la città e il paesaggio sono organismi vivi, inquieti, fluidi che si modificano costantemente sotto la pressione delle azioni e dei corpi di tutti i viventi che lo attraversano quotidianamente e che l’unico modo che abbiamo per comprenderli a fondo ed esserne parte attiva è quello di abitarli in movimento, attraversarli e possederli con i gesti, lo sguardo, i piedi e la nostra sensibilità. Senza queste azioni fondamentali, che comportano l’emergere di una forma di attenzione e consapevolezza critica dei luoghi, non possiamo pensare di essere parte agente attiva nella cura e trasformazione degli ambienti che abitiamo.</p>
<p>Camminare diventa una forma d’intelligenza progettuale che tutti possiamo esercitare e che aiuterebbe a migliorare gli ambienti che abitiamo. Noi tutti siamo dotati di una “mente paesaggistica” e, oltre a questo, noi e i luoghi che ci circondano viviamo di reciproche influenze che ne modificano la forma, il carattere e la storia.</p>
<p>Da questa necessaria premessa credo che la tesi centrale del libro di <span class="il">Biondillo</span> sia che, dopo due secoli in cui la cultura amministrativa ed economica occidentale ha costruito metropoli a misura d’automobile, relegando i pedoni ai marciapiedi sempre più stretti e ad abitazioni sempre più compresse e privatizzate, si tratta di riprendere in mano il proprio destino urbano e mettersi in marcia.</p>
<p>L’atto di camminare diventa un atto politico consapevole e progettuale che passa dal riconoscimento critico dei luoghi che ci circondano e arriva a una forma di consapevolezza che ti porta inevitabilmente a costruire comunità e forme attive di progetto che siano solidali, sostenibili e partecipate. Veniamo da due secoli in cui la città è stata pensata, progettata e costruita per parti separate funzionalmente che raccontavano la parcellizzazione della nostra vita privata e collettiva: nascere, abitare (alimentarsi, riposare, riprodursi), studiare, lavorare, divertirsi, curarsi, morire.</p>
<p>La zonizzazione della città occidentale corrisponde ad altrettante azioni e sfere di mercato in cui il cittadino-consumatore è immerso come parte di un meccanismo ben oliato di cui la macchina, rigorosamente individuale, è uno dei simboli più rappresentativi. Due secoli energivori, direi devastanti dal punto di vista ambientale e territoriale, in cui abbiamo realizzato l’80% delle costruzioni attualmente esistenti e in cui siamo passati dal 3% al 55% della popolazione abitante in aree metropolitane.</p>
<p>Il mondo è radicalmente cambiato e dobbiamo non solo accettarlo, ma rapidamente dotarci di strumenti, parole e pensieri che ci aiutino a costruire nuove narrazioni, forme di progetto e condivisione di strategie utili a una rapida inversione di rotta, perché è in gioco la stessa sopravvivenza del genere umano. Nell’Ottocento si teorizzava che una città era tale se si poteva attraversare a piedi in una giornata; le pianure europee sono state colonizzate dai benedettini sulla scorta di una geografia interna che permetteva a ogni monaco di raggiungere a piedi nella stessa giornata una delle sedi dell’ordine per poter pregare ed essere ospitato; il percorso per la Mecca o il cammino per Santiago de Campostela sono solo alcuni dei più noti esempi di legame tra cammino, mistica, paesaggio e comunità; la letteratura e la filosofia occidentale sono segnate da una relazione continua tra pensiero e cammino, come se uno e l’altro fossero intimamente legati.</p>
<p>La relazione naturale tra esistenza e passo di marcia è dentro di noi dall’alba dei tempi e supera la costruzione culturale che ci ha suggerito per anni che noi fossimo diventati un popolo stanziale avendo abbandonato la precedente identità nomade. Quello che invece stiamo finalmente riscoprendo è che, probabilmente, la stanzialità è un immaginario culturale e simbolico rafforzato dalla visione capitalistica e urbana degli ultimi due secoli ma non la condizione profonda, innata, che invece è dentro di noi e va riscoperta e coltivata attivamente. I meccanismi che hanno regolato la forma e i tempi della città occidentale moderna stanno saltando e le forme inquiete dei nostri paesaggi metropolitani ci stanno obbligando a trovare strumenti differenti per orientarsi e muoversi in geografie fisiche, umane e simboliche che chiedono sguardi e pensieri differenti.</p>
<p>È come se pre-modernità e post-modernità si fossero fuse in un unico scenario rappresentato dall’arcipelago metropolitano che ha rivestito il mondo in un continuum in cui siamo chiamati a muoverci per reagire a tutte quelle forme di paura e difesa conservativa che chiamano invece muri, diffidenza, paura dell’altro e che sono rappresentate da un’ondata di conservatorismo populista politico che in questo momento costituisce la maggioranza dei governi mondiali.</p>
<p>Camminare da soli e insieme, diventa allora un preciso atto politico e insieme una forma di narrazione diversa che si chiama condivisione, sguardo generoso, visione e comprensione.</p>
<p>Camminare insieme vuole dire non avere paura del tuo compagno di viaggio ma credere nel dialogo e nello scambio attivo di punti di vista che superano le differenze e che, soprattutto, ci consentono di abbattere quella odiosa distinzione tra luoghi importanti e spazi invisibili.</p>
<p>Il libro di <span class="il">Biondillo</span> è una precisa sollecitazione a tornare a osservare i luoghi per quello che sono nella loro ricchezza stratificata, complessa e contraddittoria e, oltre a questo, ci consegna alcuni strumenti per affrontare questa condizione consapevolmente.</p>
<p>Camminare e scoprire ammirati luoghi dei nostri paesaggi che chiedono di essere ascoltati e amati è il primo, fondamentale, passaggio per progettare e abitare le nostre metropoli come luoghi ricchi di potenzialità e risorse inattese che chiamano visioni generose e irriverenti perché diventino un patrimonio per tutti noi.</p>
<p>Nell’affermazione orgogliosa di una storia personale e generazionale di scrittori, architetti e intellettuali che sono tornati al cammino come forma concreta e metaforica di azione politica e culturale nel territorio, si ritrova anche la necessità di alzare la voce tra i tanti che parlano di città ma che non hanno la forza di chiarire gli strumenti da usare e le azioni da agire immediatamente.</p>
<p>In questo senso l’insegnamento di psico-geografia per gli studenti di architettura dell’Università di Mendrisio, le tante pubblicazioni, le azioni dirette con l’Accademia dei Sentieri Metropolitani e l’elaborazione della Carta Internazionale dei Sentieri Metropolitani attualmente in costruzione presso l’Unione Europea sono atti chiari e lucidi di un percorso di un autore che ha generosamente votato parte della propria identità personale e politica a questo percorso intellettuale e operativo.</p>
<p>A quella che <span class="il">Biondillo</span> definisce come “l’età dell’inesperienza”, ovvero l’incapacità dei più di vivere con il corpo, le emozioni e la mente i fatti e i luoghi che stanno formando questo periodo storico, seguendolo a distanza sicura e smart sui social e al telefono, l’autore contrappone la fatica del cammino e l’ebbrezza di uscire dalla comfort zone.</p>
<p>Cammino chiaro, tempo lento, sensi aperti, respiro bilanciato, scarpe comode, un taccuino in tasca, mente libera sono le materie che tutti possediamo e che possono aiutarci ad essere abitanti diversi, originali, felici, tonici per un mondo migliore, con sempre meno macchine intorno e una qualità ambientale sicuramente differente.</p>
<p>Siamo tutti nomadi, si tratta solo di riconoscerlo e di rimettersi in cammino.</p>
</div>
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</div>
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		<title>Valencia, città bike &#8211; friendly</title>
		<link>https://fiabciclocittavarese.it/2021/10/31/valencia-citta-bike-friendly/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 31 Oct 2021 12:24:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pedalo&Penso]]></category>
		<category><![CDATA[Alessandra Schepisi]]></category>
		<category><![CDATA[ciclabili]]></category>
		<category><![CDATA[Giuseppe Grezzi]]></category>
		<category><![CDATA[Pierpaolo Romio]]></category>
		<category><![CDATA[Sole24h]]></category>
		<category><![CDATA[Valencia]]></category>
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					<description><![CDATA[&#8220;24 Storie di bici&#8221; è un libro pubblicato da Il Sole 24 ORE nel maggio 2021. Gli autori sono Pierpaolo Romio, fondatore di Girolibero, e Alessandra Schepisi, giornalista e conduttrice di &#8220;A ruota libera&#8221;,  una rubrica di Radio 24 in onda tute le domeniche alle 16:00 (le puntate naturamente sono disponibili in Podcast). Il libro è composto da 24 storie...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div><span style="color: #000080;"><em>&#8220;24 Storie di bici&#8221; è un libro pubblicato da Il Sole 24 ORE nel maggio 2021. Gli autori sono Pierpaolo Romio, fondatore di Girolibero, e Alessandra Schepisi, giornalista e conduttrice di &#8220;A ruota libera&#8221;,  una rubrica di Radio 24 in onda tute le domeniche alle 16:00 (le puntate naturamente sono disponibili in Podcast).</em></span></div>
<div></div>
<div><span style="color: #000080;"><em>Il libro è composto da 24 storie &#8220;legate&#8221; da una finzione che è il personaggio narrante, cioè il meccanico di bici Beccaris, in attività da 50 anni, e il cui negozio è collocato a Mantova.</em></span></div>
<div><span style="color: #000080;"><em>Le storie sono divise in quattro tematiche: il Prodotto Bici, Bici e Città, Bici e Sport, Bici e Viaggi e sono interviste a personaggi noti e meno noti: Pinar Pinzuti, Paola Pezzo, Norma Gimondi, Enrico Durbano, Frans Timmermans, Mila Brollo e tanti altri.</em></span></div>
<div></div>
<div><span style="color: #000080;"><em>Qui riportiamo l&#8217;intervista n° 11: &#8221; Valencia, rivoluzione Made in Italy&#8221;  (pagg.119-123).</em></span></div>
<div><span style="color: #000080;"><em>LS</em> </span></div>
<div></div>
<div><strong><span style="font-size: large;">La città bike-friendly</span></strong></div>
<div></div>
<div><span style="font-size: large;">Giuseppe Grezzi,classe 1973 è l&#8217;artefice della trasformazione di Valencia in una delle città più bike-friendly d&#8217;Europa. Assessore alla mobilità sostenibile e allo Spazio pubblico dal 2015, Grezzi è teorico dell&#8217;urbanismo tattico, un modo di cambiare le città senza spendere troppi soldi e usando diversamente gli spazi.</span></div>
<div><span style="font-size: large;"> </span></div>
<div><span style="font-size: large;">Giuseppe Grezzi, lucano, quarantacinque anni a nato a Vico Equense, sulla costiera sorrentina. Ha vissuto a Latronico, vicino a Matera, ha studiato a Salerno fino all&#8217;Università, si è trasferito prima a New York e poi a Bologna, dove ha conosciuto quella che sarebbe diventata sua moglie. Con lei si trasferisce nel 2000 a Valencia, dove impara prima il castigliano e poi il valenciano, tanto da perdere completamente il suo accento italiano. A Valencia comincia ad appassionarsi alle vicende politiche della città in particolare alle tematiche ambientaliste, presentandosi nel 2015 alle elezioni amministrative con la coalizione <i>Compromis</i> (impegno in spagnolo), che stravince. Da allora è Assessore alla Mobilità sostenibile e allo Spazio pubblico Oggi è anche presidente di Emt, l&#8217;azienda dei trasporti di una città di un milione di abitanti.</span></div>
<div><span style="font-size: large;">Valencia è una città adagiata sul Mediterraneo e sulle sponde del fiume Turia. La sua storia assomiglia a quella di Amsterdam, oggi capitale mondiale della bici, ma negli anni Settanta intasata dal traffico delle automobili.Valencia era una città originariamente agricola in cui si usava la bici. Poi, dopo il franchismo, ci fu il cosiddetto &#8220;desarrollismo&#8221;, lo sviluppo che portò a una crescita esagerata di infrastrutture per le macchine. Si pensò persino di cambiare il corso del fiume Turia, affinché non si ripetesse quanto accaduto nel 1957 con la grande inondazione della città, un dramma rimasto nella memoria di tutti i valenciani. L&#8217;idea iniziale fu quella di deviarlo per lasciare uno spazio vuoto dove costruire un&#8217;autostrada in mezzo alla città ma alla fine, dopo una accesa sollevazione popolare, venne realizzato un parco che oggi è uno dei simboli cittadini, la colonna vertebrale dalla quale sono partite le prime piste ciclabili.</span></div>
<div><strong><span style="font-size: large;"> </span></strong></div>
<div><strong><span style="font-size: large;">Meglio puntare su piste ciclabili o sulla convivenza tra auto e bici ? Le piste ciclabili non rischiano di ghettizzare il ciclista ?</span></strong></div>
<div><span style="font-size: large;">Bisogna usare la bici come strumento per trasformare la città, ma prima c&#8217;è una necessaria fase di transizione, durante la quale bisogna far sì che ci siano sempre più ciclisti sulle strade, ma i ciclisti senza piste ciclabili non si sentono sicuri e sulle strade non ci vanno. Quindi, prima occorre recuperare spazio togliendolo alle macchine e realizzando piste ciclabili. L&#8217;obiettivo è avere una massa di ciclisti sempre più grande e dopo si potrà anche pensare che le piste non servano. Dal 2015 è quello che abbiamo fatto: avere più bici, ridurre lo spazio per le macchine, eliminare parcheggi per togliere i vantaggi che hanno avuto per tanto tempo: <i>push and pull</i>, <i>el baston y la zanahoria</i>, il bastone e la carota. Promuovere la bici e scoraggiare le auto. Fare pedonalizzazioni. A Valencia abbiamo 150mila metri quadrati di zone pedonali. Abbiamo applicato quello che viene definito &#8220;urbanismo tattico&#8221;, come a Time Square, dove si mettono giardiniere e vasi per impedire il passaggio delle macchine.</span></div>
<div><strong><span style="font-size: large;"> </span></strong></div>
<div><strong><span style="font-size: large;">Con la pandemia è cresciuto l&#8217;utilizzo della bici ?</span></strong></div>
<div><span style="font-size: large;">Abbiamo avuto dati interessanti sull&#8217;uso della bici prima e dopo la pandemia. Prima avevamo moltissimi turisti proprio per via della bici. Mille turisti ogni giorno d&#8217;estate con le bici affittate. Poi, con la pandemia, zero turisti, ma abbiamo avuto lo stesso utilizzo della bici se non di più. Da quando abbiamo inaugurato l&#8217;anello ciclabile, negli ultimi tre anni abbiamo avuto un aumento in tutta la città del 214% dell&#8217;uso della bici. In alcuni punti ne abbiamo più di cinque-seimila al giorno rispetto alle mille al giorno di tre anni fa. Sono molto aumentate le donne, del 39%, perchè la ciclabile dà una sicurezza che prima non c&#8217;era e il 15% ha più di 55 anni.</span></div>
<div><span style="font-size: large;"> </span></div>
<div><strong><span style="font-size: large;">Cos&#8217;è esattamente questo anello ?</span></strong></div>
<div><span style="font-size: large;">Un anello ciclabile circolare, che gira tutto intorno al centro storico della città, lungo solo cinque chilometri, ma che ha comunque generato un cambiamento quasi psicologico nell&#8217;uso della bicicletta. Abbiamo occupato quel che prima era una delle quattro corsie di circolazione delle macchine. Un anello protetto, separato dalla circolazione delle macchine. Un anello protetto, separato dalla circolazione e collegato con tutta una serie di piste ciclabili, come se fossero i raggi di una ruota. In pochi mesi abbiamo raddoppiato l&#8217;uso della bici. In tutto a Valencia ci sono 168 chilometri di ciclabili e quest&#8217;anno ne faremo altre dieci o quindici. Poi abbiamo metro-minuto, cartelli che indicano quanto impieghi per arrivare in un certo posto in bici e questo incoraggia molto le persone.<br />
</span></div>
<div></div>
<div><strong><span style="font-size: large;">Come vedi l&#8217;Italia dal tuo osservatorio ?</span></strong></div>
<div><span style="font-size: large;">Dice che gli amministratori non devono avere paura di perdere le elezioni. Ci sono sempre resistenze &#8211; fanno parte dell&#8217;uomo &#8211; ma se si fa un buon progetto, alla fine i residenti apprezzano. E si devono fare; queste riforme vanno fatte all&#8217;inizio della legislatura. All&#8217;inizio bisogna fare un finimondo. Bologna ha fatto molto e anche Milano. Roma, con una maggioranza così ampia in Consiglio Comunale, avrebbe potuto fare molto di più. Ci vuole più coraggio. Ma anche la Spagna ha questo problema. A Madrid non si sta facendo nulla, al contrario di Parigi che è diventata il simbolo del cambiamento della mobilità.<br />
</span></div>
<div></div>
<div><strong><span style="font-size: large;">Cosa muove le persone al cambiamento individuale ?</span></strong></div>
<div><span style="font-size: large;">A Copenaghen la società <i>Copenhagenize </i>ha fatto un sondaggio in base al quale solo il 15% sceglie di spostarsi quotidianamente in bici per una questione di coscienza ecologica. Il 60% la sceglie perchè è più comoda, utile ed efficiente, quindi bisogna spiegare l&#8217;utilità e far sì che sia più comodo usarla. In molte città, come Roma, il boom della motorizzazione e lo scarso sviluppo dei mezzi pubblici ha fatto diventare le persone dipendenti dalla macchina.</span></div>
<div></div>
<div><strong><span style="font-size: large;">Cosa faresti a Roma ?</span></strong></div>
<div><span style="font-size: large;">Sul Lungotevere togliere tutta una linea di parcheggi e farei una pista monodirezionale, in un lato e nell&#8217;altro. Non sotto al Tevere dove è difficile scendere.</span></div>
<div></div>
<div><strong><span style="font-size: large;">Il clima aiuta a Valencia.</span></strong></div>
<div><span style="font-size: large;">Aiuta molto, anche se chi usa la bicicletta sa che nel Nord Europa, come a Copenaghen, nevica molto eppure vanno in bici. Alla fine si tratta di generare una cultura della bicicletta e di generare infrastrutture di qualità.</span></div>
<div><span style="font-size: large;"> </span></div>
<div><strong><span style="font-size: large;">Ma sono tutti contenti oppure ci sono state anche delle critiche, qualcuno che ti ha accusato di essere troppo radicale ?</span></strong></div>
<div><span style="font-size: large;">Ci sono state molte proteste, ma sono più quelle che vengono da che abita fuori e fa il pendolare. I residenti hanno subito visto la bontà delle misure che hanno migliorato la qualità della loro vita, ridotto l&#8217;inquinamento acustico e atmosferico e attratto milioni di turisti. Il mio mandato di assessore è stato riconfermato per la seconda volta, segno che le persone dopo le iniziali resistenze hanno apprezzato le politiche della ciclabilità.</span></div>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>LA VISTA, una possibile trilogia</title>
		<link>https://fiabciclocittavarese.it/2021/03/22/la-vista-una-possibile-trilogia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Mar 2021 08:22:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pedalo&Penso]]></category>
		<category><![CDATA[Alvento]]></category>
		<category><![CDATA[Codice della Strada]]></category>
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					<description><![CDATA[alvento &#8211; Italian Cycling Magazine, è una rivista che tratta con testi molto curati e foto di eccellenza il ciclismo su strada, ma anche il pedalare su una bici nel senso più ampio, cycling appunto. Nel numero 14 di marzo 2021 si parla tra l&#8217;altro di: Alfredo Martini, Mondiali di Ciclocross, Rog&#38;Pog (Roglic e Pogacar, the slovenian affair), gare leggendarie,...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-family: Calibri, serif;"><span style="font-size: small;"><span lang="it"><strong>alvento &#8211; Italian Cycling Magazine</strong>, è una rivista che tratta con testi molto curati e foto di eccellenza il ciclismo su strada, ma anche <em>il pedalare</em> su una bici nel senso più ampio, <em>cycling</em> appunto. Nel numero 14 di marzo 2021 si parla tra l&#8217;altro di: Alfredo Martini, Mondiali di Ciclocross, Rog&amp;Pog (Roglic e Pogacar, the slovenian affair), gare leggendarie, traversata del Tibet, bickepacking sulle Alpi e altri viaggi. L&#8217;editoriale di Davide Marta <em>(&#8220;il noto e l&#8217;ignoto&#8221;)</em> è un testo che fa parte del genere &#8220;<em>ciclismo delle piccole cose&#8221;</em>, che tutti noi ciclisti di pochi o di tanti chilometri possiamo apprezzare e in cui possiamo riconoscerci.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, serif;"><span style="font-size: small;"><span lang="it">C&#8217;è poi, a pag.218, lo spazio denominato<strong> Reader&#8217;s Digest</strong> , ovvero le storie, i disegni, i racconti direttamente dai lettori di <strong>alvento</strong>. In qualsiasi iniziativa editoriale lo spazio dei lettori misura il polso al morale e alle idee di chi la compra e la legge. Tra questi contributi ho individuato una (possibile) trilogia e a questa ho dato un titolo con tre sottotitoli. Mi ha influenzato un sentimento cupo e pessimista, vago ma anche netto, riguardo i tempi attuali e quelli che stanno per arrivare, per chi va in strada, al vento su due ruote con i pedali. A dire il vero di uno dei tre testi sono autore, non vorrei coinvolgere gli altri due loro malgrado, ma provo a spiegarmi.</span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, serif;"><span style="font-size: small;"><span lang="it">I tre testi parlano di esperienze di ciclismo quotidiano ed in solitaria, tipiche quindi di questi tempi di distanziamento e di zone rosse e non sono affatto pessimisti </span></span></span><span style="font-family: Calibri, serif;"><span style="font-size: small;"><span lang="it"><i>(del resto uno non scrive ad una rivista di ciclismo per dire che &#8230; pedalare fa schifo). </i>Anzi, in uno di essi in particolare trapela chiaramente una sorta di luce spirituale interiore, una sorta di illuminazione zen che lo eleva ben sopra le miserie dei conflitti per lo spazio in strada.</span></span></span></p>
<p><strong><span style="font-family: Calibri, serif;"><span style="font-size: small;"><span lang="it">    La trilogia della vista: </span></span></span></strong></p>
<p><strong><span style="font-family: Calibri, serif;"><span style="font-size: small;"><span lang="it">&#8211; 1 &#8220;non ti ho visto&#8221;,       &#8211; 2 &#8220;non ti posso (proprio) vedere, davanti a me&#8221;,      &#8211; 3 &#8220;è meglio se non ti fai vedere in giro&#8221;. </span></span></span></strong></p>
<p><span style="font-family: Calibri, serif;"><span style="font-size: small;"><span lang="it">Solo il primo è il titolo autentico. La vista è quello di chi guida un&#8217;auto. Guidare un&#8217;auto è uno dei modi di spostarsi in città e nelle strade secondarie; ma spesso  chi guida un&#8217;auto non la vede così. Piuttosto si considera <em>quello normale</em>, non con accezione statistica del termine, bensì con implicazione morale, nel senso che gli altri (motociclisti, ciclisti, pedoni) sono considerati impacci e intrusi, se va bene, e non contitolari del diritti di usare la strada. D&#8217;accordo che c&#8217;è il Codice della Strada, ma il <strong>senso morale</strong> è quello che conta, al dunque. </span></span></span></p>
<p><span style="font-family: Calibri, serif;"><span style="font-size: small;"><span lang="it">Qui sotto trovate i link ai testi autentici,  comparsi su alvento n° 14, marzo 2021: </span></span></span></p>
<h2><span style="font-family: Calibri, serif; color: #ff0000;"><span style="font-size: small;"><span lang="it"><strong>1</strong> <a style="color: #ff0000;" href="https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2021/03/Paolo-Nicoli.pdf">non ti ho visto</a></span></span></span></h2>
<h2><span style="font-family: Calibri, serif; color: #ff0000;"><span style="font-size: small;"><span lang="it"> <strong> 2 </strong> <a style="color: #ff0000;" href="https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2021/03/Andrea-Face.pdf">Un ragazzo fortunato</a> </span></span></span></h2>
<h2><span style="font-family: Calibri, serif;"><span style="font-size: small;"><span lang="it"><span style="color: #ff0000;"><strong> 3 </strong> </span><a href="https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2021/03/Leonardo-Savelli.pdf"><span style="color: #ff0000;">Bike to work</span> </a></span></span></span></h2>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-family: Calibri, serif;"><span style="font-size: small;"><span lang="it"><em> Leonardo Savelli</em> </span></span></span></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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		<title>COMUNICARE CON I SEGNALI STRADALI</title>
		<link>https://fiabciclocittavarese.it/2020/10/19/segnali-stradali-e-creativita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 19 Oct 2020 10:47:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pedalo&Penso]]></category>
		<category><![CDATA[Abraham]]></category>
		<category><![CDATA[arte]]></category>
		<category><![CDATA[CdS]]></category>
		<category><![CDATA[segnali stradali]]></category>
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					<description><![CDATA[Dai segnali stradali ci aspettiamo informazioni, semplici e perentorie. Poi arriva l&#8217;artista e ti confonde le idee. L&#8217;artista si chiama  Clet Abraham,  fiorentino di adozione  e francese di nascita. Guardate il video  dove si presenta: parla di potere, responsabilità, arte, spazi di discussione democratica, crescita culturale. Noi cicloambientalisti abbiamo ambizioni più limitate e ragioniamo spesso sui segnali che ci sono...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Dai segnali stradali ci aspettiamo informazioni, semplici e perentorie. Poi arriva l&#8217;artista e ti confonde le idee. L&#8217;artista si chiama  <span style="color: #993300;"><a style="color: #993300;" href="http://www.art-vibes.com/street-art/clet-abraham-il-nuovo-volto-dei-cartelli-stradali/">Clet Abraham</a></span>,  fiorentino di adozione  e francese di nascita. Guardate il <span style="color: #993300;"><a style="color: #993300;" href="https://www.youtube.com/watch?v=tqBYXZc7fFM&amp;feature=youtu.be">video</a> </span> dove si presenta: parla di potere, responsabilità, arte, spazi di discussione democratica, crescita culturale.</p>
<p>Noi cicloambientalisti abbiamo ambizioni più limitate e ragioniamo spesso sui segnali che ci sono in strada e quelli che dovrebbero esserci, per una più equa ripartizione di diritti e di doveri tra i diversi utenti.  Clet Abraham con la sua creatività ci regala un utile e divertente esercizio per la mente.</p>
<p><span style="color: #993300;"><a style="color: #993300;" href="https://www.clet.com/">QUESTO</a></span>  il suo official web-site.</p>
<p>LS</p>
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		<title>VOLA SOLO CHI OSA FARLO</title>
		<link>https://fiabciclocittavarese.it/2020/05/23/jova-il-ciclo-filosofo/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[admin]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 23 May 2020 18:10:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Pedalo&Penso]]></category>
		<category><![CDATA[Argentina]]></category>
		<category><![CDATA[CICLOTURISMO]]></category>
		<category><![CDATA[Cile]]></category>
		<category><![CDATA[Jovanotti]]></category>
		<category><![CDATA[Neruda]]></category>
		<category><![CDATA[Sepulveda]]></category>
		<category><![CDATA[VIAGGIO]]></category>
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					<description><![CDATA[Il viaggio di Jovanotti nel febbraio 2020 tra Cile ed Argentina è stato da lui stesso raccontato in un video diviso in 16 puntate di 15 minuti ciascuna su    Raiplay  .  Per noi cicloviaggiatori, o anche solo ciclosognatori, è stato un racconto molto piacevole da seguire. Jovanotti spiega che il desiderio di attraversare in solitaria il deserto in altura...]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il viaggio di <strong>Jovanotti</strong> nel febbraio 2020 tra Cile ed Argentina è stato da lui stesso raccontato in un video diviso in 16 puntate di 15 minuti ciascuna su   <strong><span style="color: #993366;"> <a style="color: #993366;" href="https://www.raiplay.it/video/2020/04/Non-Voglio-Cambiare-Pianeta---Km-0---Lunedi-48b5a6d2-d5b6-4094-a495-8b9da2dcd345.html">Raiplay</a>  </span></strong>.  Per noi cicloviaggiatori, o anche solo ciclosognatori, è stato un racconto molto piacevole da seguire. Jovanotti spiega che il desiderio di attraversare in solitaria il deserto in altura tra le <strong>Ande</strong> gli è venuto durante il suo tour tra le spiagge del 2019, il  <strong><span style="color: #993366;"><a style="color: #993366;" href="https://www.jovanottitour.com/jova-beach-party">Jova-Beach-Party.</a></span></strong></p>
<p>Il video-racconto a puntate merita di essere visto per intero ma qui voglio parlare solo della <strong>puntata n°16</strong>, l&#8217;ultima, intitolata &#8220;Km Extra&#8221;, dove Lorenzo Cherubini è a casa sua a Cortona (AR) in pieno <em>lockdown</em> e racconta alcuni fatti e pensieri legati al viaggio da poco concluso. E lo fa, secondo me, da vero <strong>ciclo-filosofo</strong>. Perchè in pochi minuti parla di morte, amore, felicità, coraggio,</p>
<p>Comincia con il dire che il <strong>viaggiatore</strong> non è la stessa cosa del turista, perchè accetta e cerca anche l&#8217;imprevisto. Ha ragione quando dice che fare un viaggio insieme (per un tratto è stato in compagnia dell&#8217;amico Augusto di Forlì) cementa l&#8217;<strong>amicizia</strong> come fare il militare insieme. Questo paragone ha un senso solo per gli ultracinquantenni, visto che oggi i ragazzi non sono chiamati più dalla patria, e per inciso direi anche che il Jova in stile &#8220;adolescenziale-ma-riflessivo&#8221; è un po&#8217; di esempio per tutti noi di età simile alla sua ma non rassegnati alle pantofole.</p>
<p>Dice che viaggiare prendendosi qualche rischio ti fa venire il <strong>coraggio</strong> che pensavi di non avere. Che pedalare ti mette fame (abbiamo visto Jova mangiare banana con il burro &#8230;) e che il miglior condimento è la fame stessa, citando Don Chisciotte;  che le cellule conservano una memoria di quello che fai anche se nella mente non tutti i ricordi sono nitidi. Che la sedentarietà è un fatto recente nella storia umana e che il nostro corpo si adatta alla<strong> fatica</strong>. Che ha trovato<strong> bellezza</strong> nel freddo, nella pioggia, nel caldo (non ha citato comprensibimente la bestiale scottatura da sole dell&#8217;inizio del viaggio &#8230;)</p>
<p>Dice che quando <strong>muori</strong> è, forse, come quando sei stanco per il tanto pedalare ma anche fuso con l&#8217;ambiente intorno, e ti senti un elemento non più importante degli altri. Appare sincero quando dichiara di sentirsi <strong>animale</strong> tra gli animali, e perciò saluta i lama che incontra lungo la strada. E ancora: la <strong>felicità</strong> è difficile da descrivere, ma sicuramente non è statica, è una cosa dinamica, una promessa in divenire, una ricerca di una sensazione che avvicina all&#8217;amore. Non necessariamente devi realizzare una grande impresa, ma sono importanti anche le <strong>piccole imprese</strong> e i pezzi di strada quotidiani da fare, in senso stretto o in senso metaforico.</p>
<p>Il titolo del racconto è <strong>&#8220;Non voglio cambiare pianeta&#8221;</strong> che è un verso della  <span style="color: #993366;"><strong><a style="color: #993366;" href="https://fiabciclocittavarese.it/wp-content/uploads/2020/05/PABLO-NERUDA-il-pigro.pdf">poesia &#8220;Il pigro&#8221;</a></strong> </span>   di <strong>Pablo Neruda</strong>.</p>
<p>Nel finale  rende omaggio ad un altro cileno, lo scrittore <strong>Luis Sepulveda,</strong> citando da <em>“Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare“</em> :</p>
<p>&#8220;Bene, gatto. Ci siamo riusciti – disse sospirando<em> – Sì, sull’orlo del baratro ha capito la cosa più importante – miagolò – </em>Ah sì? E cosa ha capito? – chiese l’umano<em> – <strong>Che vola solo chi osa farlo</strong> – miagolò Zorba&#8221;. </em></p>
<p><em>Leonardo Savelli</em></p>
<p>NB: il disegno di Jovanotti by Gigio è tratto da: <strong><span style="color: #993366;">  <a style="color: #993366;" href="https://www.instagram.com/cicloviaggiatore_comics/">ilcicloviaggiatore_comics</a></span></strong></p>
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