LA VISTA, una possibile trilogia

alvento – Italian Cycling Magazine, è una rivista che tratta con testi molto curati e foto di eccellenza il ciclismo su strada, ma anche il pedalare su una bici nel senso più ampio, cycling appunto. Nel numero 14 di marzo 2021 si parla tra l’altro di: Alfredo Martini, Mondiali di Ciclocross, Rog&Pog (Roglic e Pogacar, the slovenian affair), gare leggendarie, traversata del Tibet, bickepacking sulle Alpi e altri viaggi. L’editoriale di Davide Marta (“il noto e l’ignoto”) è un testo che fa parte del genere “ciclismo delle piccole cose”, che tutti noi ciclisti di pochi o di tanti chilometri possiamo apprezzare e in cui possiamo riconoscerci.

C’è poi, a pag.218, lo spazio denominato Reader’s Digest , ovvero le storie, i disegni, i racconti direttamente dai lettori di alvento. In qualsiasi iniziativa editoriale lo spazio dei lettori misura il polso al morale e alle idee di chi la compra e la legge. Tra questi contributi ho individuato una (possibile) trilogia e a questa ho dato un titolo con tre sottotitoli. Mi ha influenzato un sentimento cupo e pessimista, vago ma anche netto, riguardo i tempi attuali e quelli che stanno per arrivare, per chi va in strada, al vento su due ruote con i pedali. A dire il vero di uno dei tre testi sono autore, non vorrei coinvolgere gli altri due loro malgrado, ma provo a spiegarmi.

I tre testi parlano di esperienze di ciclismo quotidiano ed in solitaria, tipiche quindi di questi tempi di distanziamento e di zone rosse e non sono affatto pessimisti (del resto uno non scrive ad una rivista di ciclismo per dire che … pedalare fa schifo). Anzi, in uno di essi in particolare trapela chiaramente una sorta di luce spirituale interiore, una sorta di illuminazione zen che lo eleva ben sopra le miserie dei conflitti per lo spazio in strada.

    La trilogia della vista:

– 1 “non ti ho visto”,       – 2 “non ti posso (proprio) vedere, davanti a me”,      – 3 “è meglio se non ti fai vedere in giro”.

Solo il primo è il titolo autentico. La vista è quello di chi guida un’auto. Guidare un’auto è uno dei modi di spostarsi in città e nelle strade secondarie; ma spesso  chi guida un’auto non la vede così. Piuttosto si considera quello normale, non con accezione statistica del termine, bensì con implicazione morale, nel senso che gli altri (motociclisti, ciclisti, pedoni) sono considerati impacci e intrusi, se va bene, e non contitolari del diritti di usare la strada. D’accordo che c’è il Codice della Strada, ma il senso morale è quello che conta, al dunque.

Qui sotto trovate i link ai testi autentici,  comparsi su alvento n° 14, marzo 2021:

1 non ti ho visto

2 Un ragazzo fortunato

3 Bike to work

 

Leonardo Savelli