Varese a prima vista

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Questa è una lettera scritta da Bianca, da poco arrivata nella nostra città, pubblicata oggi da Varesenews nella rubrica “Lettere al Direttore”. Più sotto una mia riflessione, che a Varese arrivai 24 anni fa. (LS)

BIANCA:

“Vista dalla macchina, Varese è una città vivibile. Ha le dimensioni perfette: né troppo grande, né troppo piccola. È a misura d’uomo, verde quanto basta, di architettura un po’ austera ma accogliente. Vista dalla macchina, dicevo, perché è solo scendendo dalla macchina che si capisce una cosa fondamentale: Varese è una città fatta per le macchine.

Essendomi trasferita qui da poco, la prima impressione che ho avuto di Varese risponde bene alla nomea di “città giardino”. È bellissimo vedere ovunque le cime degli alberi spuntare qua e là tra le case. Ma tra gli alberi mi piace anche passeggiare, e questo non è ben chiaro dove lo si possa fare: a parte i Giardini, dove passeggio spesso, i parchi della città non mi sembrano ben segnalati e valorizzati. Non capisco bene dove sono i parchi, se sono pubblici o no, se posso entrare e in che orari, e cosa mi aspetta là dentro. Il problema principale è però raggiungerli, questi parchi.

Vivere senza macchina a Varese è infatti una corsa ad ostacoli. Chi come me, per scelta o per necessità, non ha la macchina, può capire di cosa parlo. Muovendosi a piedi o in bici, sembra magicamente inevitabile il finire su qualche stradone trafficato, rischiando la vita e i polmoni, o in senso opposto a qualche senso unico per le macchine, con il pericolo di venire impietosamente falciati. In moltissime strade mancano i marciapiedi e lo spazio pedonale spesso è semplicemente una sbiadita striscia sull’asfalto che non offre alcuna sicurezza, per non parlare delle inesistenti piste ciclabili.

Già solo una passeggiata a piedi per raggiungere il centro è sgradevole nel migliore dei casi: abitando a Casbeno, l’opzione principale è passare per l’odiata Via Verdi, appiattendomi sul muro per la paura delle macchine che sfrecciano a pochi centimetri dal marciapiede e inalando chili e chili di gas di scarico. In alternativa, posso cominciare a camminare in Via Solferino, uno stretto senso unico senza marciapiedi, zigzagando tra le auto parcheggiate per evitare le macchine che arrivano da dietro a tutta velocità, per poi ritrovarmi su un altro stradone trafficato e dover fare una serie di attraversamenti pericolosi. È lodevole che ci siano alcuni percorsi pedonali in giro, ma sembra che il pedone debba in qualche modo materializzarsi all’inizio dei percorsi stabiliti, e smaterializzarsi poi alla fine.

E in bicicletta? Ancora peggio. A differenza di altre città italiane, dove la bicicletta è il mezzo d’elezione per spostarsi in città, andare in bici a Varese equivale ad un atto di fede e coraggio. Se a piedi ci si può talvolta rifugiare sui marciapiedi, in bicicletta si è esposti a tutto:alla mancanza di corsie apposite, alle macchine che corrono anche quando la visibilità non è buona, agli incroci monumentali e alla necessità di andare contromano almeno per brevi tratti pur di non dover allungare a dismisura il percorso. Ammesso che si arrivi a destinazione, poi, non ci sono posti dove mettere la bici. Questo l’ho trovato molto strano, e molto indicativo: praticamente nessun negozio a Varese ha una rastrelliera per le bici.

Mi chiedo: possibile che non ci sia una rete di cordoni ciclo-pedonali protetti per raggiungere i servizi essenziali? Gli unici supermercati della zona, il centro, la biblioteca, la stazione dei treni? Facciamo un esempio concreto. Per andare a fare la spesa in bici da Casbeno, devo arrivare all’incrocio con una strada ad alta velocità (Via Trentini). Lì non me la sento di lanciarmi attraverso l’incrocio tra le macchine che sfrecciano, quindi con una manovra pericolosa salgo piuttosto sul marciapiedi, rischiando comunque di venire travolta dalle macchine che girano, e pedalando sul marciapiede faccio qualche attraversamento pedonale e arrivo a uno dei due supermercati della zona. Stessa storia per raggiungere l’unico altro supermercato, e in più sono anche obbligata ad andare contromano.

Se la viabilità di Varese non è perfetta neppure per le auto, è un ambiente nettamente ostile a pedoni e ciclisti. È evidente che si dia per scontato che tutti si muovano in auto. Stando così le cose, è un circolo vizioso destinato ad auto-alimentarsi. Speriamo che in futuro la gente venga invogliata a lasciare l’auto in garage. E che sia riconosciuto alle persone il diritto di poter passeggiare o pedalare per tutta Varese, in pace.”

 

LEONARDO:

“Cara Bianca, le tue considerazioni (mi  permetto di usare il tu anche se non ci conosciamo)  mi riportano al mio arrivo a Varese, nel 1995.  Nel tempo libero andavo sempre ai Giardini Estensi, mi sembrava l’unico posto bello di Varese. Ricordo anche che mi colpì la disistima dei varesini per la loro città (“qui piove sempre”, dicevano allora, in realtà usando per dire questo un’espressione volgarotta, che ora in tempi di siccità non si usa più). Realizzai presto  che a Varese i palazzi pubblici erano brutti, case e ville private invece molto belli (anche i Giardini Estensi, come altre ville con parco ora di libero accesso, furono pensati per un uso privato).

Con il tempo sono arrivato ad apprezzare la bellezza di Varese, che è nascosta e defilata, e quella dei dintorni ancor di più. Però lentamente, per lo più da podista curioso di vie strette e sentieri, o camminando, o anche pedalando sino a divenire ciclista urbano convinto: da anni non uso quasi mai la macchina, solo la bici, per andare a lavoro (bici+treno), a fare la spesa, al cinema, etc.  In tempi recenti mi sono ritrovato in veste di guida di un tour in bici delle ville urbane varesine a spiegare fatti storici (grazie al bel libro di Paolo Cottini) della “nostra città” a nativi varesini, e per me – che conservo un leggero accento toscano – quell’aggettivo possessivo ha il senso di una conquista.  

Per capire la natura urbanistica di Varese, e anche il carattere dei varesini, è utile qualche notizia storica. Ma se prendiamo come un dato di fatto la situazione che tu descrivi, la mia esperienza mi porta comunque ad affermare che si può essere felicemente pedoni e ciclisti a Varese e sono pronto a volgere in positivo ogni obiezione: il traffico, le salite, la forma delle strade, il meteo. Non nego rischi e sgradevolezze, semplicemente credo nell’apprendimento sul campo, quello per cui camminare e pedalare, giorno dopo giorno,  porta a saper valutare e quindi ridurre i rischi (il rischio zero non esiste …),  magari a cambiare i percorsi inizialmente scelti.  Ho deciso anche di essere tutt’altro che remissivo come pedone e ciclista, e se trovo, e non è difficile, l’automobilista scorretto protesto, a gesti o a parole; sinora mi è andata bene, al massimo ho beccato qualche “vaffa”, ma questo ci sta, nelle strade si svolge  una guerra  vera e propria per il diritto ad avere spazio.

Naturalmente non avremo una Varese più vivibile con una guerriglia di pochi (ciclisti e pedoni) contro molti (automobilisti), serve piuttosto un progetto politico e una crescita culturale. In questo, nel suo piccolo, un ruolo qualificato lo gioca da anni Ciclocittà, associazione di ciclisti urbani e cicloturisti che fa parte di FIAB, e che dal 1988 pone all’attenzione pubblica temi e proposte per la mobilità sostenibile: alcune soluzioni sono state adottate nelle scelte amministrative, tante altre no ( sentieri urbani, solo per citarne una). Uno dei gravi ritardi che ha la città è la mancanza di Mobility Management e di politiche incentivanti la mobilità alternativa all’uso dell’auto privata. La frequentazione di Ciclocittà – e lo scambio di idee ed esperienze con gli altri soci – mi ha reso un ciclista urbano consapevole, acculturato, conoscitore delle esperienze delle città europee ed italiane all’avanguardia in tema di mobilità. Di Ciclocittà sono diventato anche presidente, credo per il solo merito  di non mollare la bici nemmeno in caso di bufera di pioggia e vento (quella volta, dopo una riunione in sede, la mia ostinazione a tornare a casa in bici sotto il diluvio rifiutando sensate proposte di passaggi in auto impressionò un numero sufficiente di soci …).  

Può darsi che l’abitudine all’uso smodato dell’automobile opprimerà Varese  ancora per molti anni, ma pensare e praticare una mobilità attiva e sostenibile è una rivoluzione  a portata di mano, con effetti collaterali solo positivi.

Ti auguro una permanenza felice in città, e se vorrai dialogare con noi sarà facile trovarci ….

06.02.2019

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