ENTUSIASMO

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Questo brano è tratto da “Lo Zen e l’arte della manutenzione della motocicletta” di Robert M.Pirsig Ed. Adelphi (XII ed.febbraio 1999; cop.1974 by R.Pirsig). (pagg. 292 – 314). Che c’entra la moto con la bici ? Beh, qui si parla di meccanica (guasti, riparazioni,strumenti) con un approccio filosofico che non si trova in nessun manuale di manutenzione. Lettura molto affascinante, anche se non si è né motociclisti né ciclisti.

 

La parola greca “entousiasmos” mi piace perché descrive esattamente quello che succede a chi è in rapporto con la Qualità. Si colma di “entousiasmos”, che significa letteralmente pieno di Theos, cioè dio, cioè qualità. Visto?
Chi è pieno di “entousiasmos” non se ne sta a rimuginare. E’ arrivato alla piena consapevolezza di sé e ha ben presente la Qualità: così sa cosa lo aspetta e può far fronte a tutto. Questo è l’”entousiamos”.
Ti colmi di “entousiamos” quando sei stato tranquillo abbastanza da vedere, udire e sentire il vero universo, e non solo le opinioni stantie che hai di esso. Ma non è niente di esotico. Per questo la parola mi piace tanto.
Lo si nota spesso in quelli che tornano da lunghe, tranquille vacanze di pesca. Spesso sono un po’ sulla difensiva, perché devono giustificare tanto “spreco” di tempo: dal punto di vista intellettuale, quello che hanno fatto non ha giustificazioni. Ma il pescatore che ritorna di solito è particolarmente pieno di “entousiasmos” rispetto a quelle stesse cose di cui fino a qualche settimana prima era stufo marcio. Non ha buttato via il suo tempo. E’ soltanto la nostra limitatezza culturale che ce lo fa credere.
Se vi accingete a riparare una motocicletta, il primo strumento, e il più importante, è un’adeguata riserva di “entousiamos”. Se non ce l’avete, potete anche raccattare tutti gli altri strumenti e metterli via, perché non serviranno a niente. Ma se ce l’avete e sapete come continuare ad averlo non c’è motivo al mondo che vi possa impedire di aggiustare la moto.
Quindi ciò che va controllato e tenuto da conto più di ogni altra cosa è proprio l’”entousiasmos”, tanto più che, riparando una macchina, saltano sempre fuori delle cose – pezzi di qualità scadente, un dito sbucciato, un gruppo rovinato accidentalmente e “insostituibile”- che prosciugano l’”entousiasmos” e lasciano talmente scoraggiati che vien voglia di piantare lì tutto. Io chiamo queste cose “ trappole per l’entousiasmos”.
Ce ne sono cento tipi diversi, forse mille, forse milioni. Quello che mi trattiene dal pensare di essere cascato in tutte è che ogni volta ne scopro di nuove. La manutenzione della motocicletta diventa frustrante. Irritante. Manda in bestia. E’ questo che la rende interessante. (…)
Quello che ho in mente adesso è un catalogo dal titolo:”Trappole per l’entousiasmos da me sperimentate”. Voglio fondare un campo accademico assolutamente nuovo, l’enthousiasmologia.
Enthousiasmologia = Esame dei blocchi affettivi, conoscitivi e psicomotori nella percezione dei rapporti di qualità. Mi piacerebbe vedere una cosa del genere sulla guida di qualche college.
Nella manutenzione tradizionale, l’ “entousiasmos” è considerato qualcosa con cui si nasce o che si è acquisito grazie ad una buona educazione. E’ un articolo dato e immutabile.
Nella manutenzione non-dualistica l’ “entousiasmos” è un dato variabile, una riserva di buonumore a cui si può aggiungere o sottrarre qualcosa. Dato che l’ “entousiasmos” è conseguenza della percezione della Qualità, può esser definita trappola per l’ “entousiasmos” qualsiasi cosa faccia perdere di vista la Qualità, e quindi l’entusiasmo per quello che si sta facendo.
Per quanto ne so, ci sono due tipi principali di trappole per l’ entousiasmos : quello determinato da circostanze esterne, che definirò “contrattempi”, e quello determinato essenzialmente dalla vostra condizione interiore. Per queste non ho un nome specifico: “impedimenti”, immagino. Esaminerò per primi i contrattempi.
La prima volta che affrontate un lavoro grosso, direi che quello di cui dovreste preoccuparvi di più è di non montare i pezzi nell’ordine sbagliato. Di solito ci si accorge dell’errore proprio quando di aver quasi finito. Finalmente dopo giorni e giorni di lavoro, è tutto a posto … e questo cos’è? Una bronzina ?! Come avete fatto a lasciarla fuori? Oddio adesso bisogna smontare tutto di nuovo! Si sente quasi il sibilo dell’ “entousiasmos” che si sgonfia. Psssss.
Non c’è altro da fare che ricominciare daccapo e smontare tutto un’altra volta … dopo un periodo di riposo che può arrivare anche a un mese per abituarvi all’idea.
Per prevenire l’inconveniente del rimontaggio sbagliato io utilizzo due tecniche. Le uso soprattutto quando mi accingo a eseguire un lavoro complesso di cui non so niente.
Dovrei aggiungere qui, tra parentesi, che c’è una scuola di pensiero meccanico che dice che a un lavoro complesso e di cui non so nulla non dovrei accingermi affatto. Secondo questa scuola dovrei affidare il lavoro ad uno specialista. E’ una scuola elitaria che serve solo a se stessa e che mi piacerebbe veder spazzata via. E’ stato ben uno “specialista” a rompere le alette di questa moto. Io ho redatto per l’IBM dei manuali per i corsi degli specialisti, e posso dire che a cose finite non ne sapevano poi un granchè. La prima volta potete esser in svantaggio, magari vi può capitare di guastare dei pezzi e spendere un po’ di più; e ci metterete molto più tempo, ma la volta dopo sarete molto più avanti dello specialista. Voi, grazie all’ entousiasmos, avete imparato a vostre spese che cos’è il montaggio e vi ritrovate con un bagaglio di buone impressioni che molto difficilmente lo specialista ha.
Comunque il primo metodo per prevenire la trappola dell’errore di montaggio è quello di scrivere su un quaderno l’ordine seguito nello smontare i pezzi, annotando poi di volta in volta qualsiasi cosa insolita possa creare problemi per rimontarli. Bisognerebbe annotare con particolare attenzione l’orientamento dei pezzi, a destra, a sinistra, sopra e sotto. Il codice dei colori e la posizione dei fili. Se ci sono parti secondarie che sembrano usurate o danneggiate o allentate, questo è il momento di annotarlo in modo da comprare poi tutti i ricambi in una volta sola.
Il secondo metodo sono dei giornali aperti sul pavimento del garage, su cui metterete, da sinistra a destra e dall’alto in basso, tutti i pezzi nell’ordine in cui li avete smontati. In questo modo, rimontando i pezzi nell’ordine inverso, le vitine, gli anelli e le spine che capita facilmente di dimenticare salteranno subito all’occhio.
Comunque capita di rimontare i pezzi nell’ordine sbagliato anche seguendo tutte queste precauzioni, e in questo caso è meglio tener d’occhio l’ entousiasmos : cercate di non disperare di quello che vi rimane, altrimenti vi sentirete spinti da una fretta disperata; riguadagnare il tempo perduto vi sembrerà un buon modo per ricostituirlo. Non ne verranno che altri errori. Appena vi accorgerete di dover ricominciare tutto daccapo sarà arrivato il famoso momento della lunga interruzione.
Ci sono anche errori di montaggio dovuti alla mancanza di una determinata informazione. Spesso tutto il processo di rimontaggio diventa un procedimento sperimentale: dopo aver smontato il motore per modificare qualcosa, lo rimontate per vedere se funziona. In caso negativo, niente di male, perché l’informazione acquisita è un vero e proprio progresso. Se avete fatto un errore di montaggio puro e semplice, un errore vecchio e stupido, potete ancora salvare un po’ di entousiasmos mettendovi in testa che probabilmente la seconda volta farete molto più in fretta. Avete inconsciamente memorizzato tutta una serie di dati che non dovrete imparare più.
(…)
Parleremo ora del guasto intermittente. Questo è il caso in cui la parte ricomincia a funzionare all’improvviso proprio quando vi mettete ad aggiustarla. I corti circuiti appartengono spesso a questa categoria. Il corto circuito si verifica soltanto quando la macchina è su strada. Vi fermate e tutto torna a posto. Non rimane che tentare di riprodurre il guasto; se non ci riuscite, meglio lasciar perdere. Quando i guasti intermittenti riescono a convincervi che siete davvero riusciti ad aggiustare la macchina, diventano trappole per l’ entousiasmos . E’ sempre meglio aspettare qualche centinaio di chilometri prima di rassicurarvi definitivamente. Quando cominciano a ripresentarsi con una certa frequenza sono scoraggianti, ma voi non siete messi certo peggio di chi va da un meccanico di professione, anzi. Continuare a portare la macchina in officina senza mai ottenere soddisfazione è molto, ma molto più esasperante. Voi potete studiare a lungo la vostra macchina, cosa che un meccanico di professione non può fare, e portarvi appresso gli attrezzi per quando il guasto si verificherà di nuovo. Allora potrete fermarvi e lavorarci sopra.
Quando vi capita un guasto intermittente cercate di collegarlo con altre cose. Per esempio, la moto perde colpi solo sulle cunette, o in curva, o in accelerazione? Solo quando fa caldo? Sono tutti dati per formulare ipotesi di rapporti causali. In alcuni casi bisogna rassegnarsi a una lunga spedizione di pesca che, per quanto tediosa, sarà sempre meglio delle cinque volte di fila dal meccanico di professione. Sarei tentato di addentrarmi nell’argomento dei “guasti intermittenti che mi sono capitati”, descrivendo dettagliatamente come li ho risolti di volta in volta, ma sarei come il pescatore che racconta storie di pesca e non capisce come mai tutti gli altri sbadigliano.
Passiamo ora al problema dei pezzi di ricambio. Qui chi fa il lavoro da se’ può deprimersi in molti modo. Quando si acquista la macchina non si pensa mai a comprare i ricambi. I rivenditori hanno un inventario ridotto, e i grossisti sono lenti a rifornirsi e in primavera, quando tutti comprano ricambi, sono sempre a corto di materiale.
Il prezzo dei ricambi è la seconda parte di questo tipo di trappola. E’ noto che, per la politica industriale, le case produttrici fissano prezzi competitivi per l’attrezzatura originale – il cliente può sempre rivolgersi altrove – per poi rifarsi coi ricambi. Non solo; per chi non è meccanico di professione il prezzo è ancora superiore. E’ un accordo astuto che permette al meccanico di far soldi sostituendo pezzi quando non ce n’è bisogno.
Poi c’è un’altra difficoltà. Il ricambio potrebbe non andar bene. Nei listini c’è sempre qualche errore: i cambiamenti di modello e di produzione creano confusione. A volte, una serie di pezzi imperfetti passa i controlli di qualità perché in fabbrica il collaudo non funziona; alcuni dei pezzi sono fabbricati da officine che non hanno accesso ai dati costruttivi necessari. Talvolta è proprio il costruttore a fare confusione sui vari modelli ed i diversi anni di produzione. Certe volte il rivenditore butta giù il numero sbagliato, altre siamo noi a darglielo. Ma è sempre una grossa trappola per l’ entousiasmos andare a casa e scoprire che il pezzo nuovo non va bene.
Le trappole dei ricambi si superano combinando un certo numero di tecniche. Innanzitutto, se c’è più di un rivenditore in città scegliete senz’altro quello con il commesso più disponibile. Cercate di fare amicizia con lui, è probabile che prima facesse il meccanico e potrà darvi un sacco di informazioni utili.
Date un’occhiata ai negozi che fanno sconti: alcuni hanno delle buone occasioni. I negozi di ricambi auto e le ditte di vendita per corrispondenza a volte tengono i ricambi più comuni a prezzi molto più bassi di quelli dei rivenditori di pezzi per motocicletta. Per esempio in fabbrica potete comprare la catena di trasmissione a un prezzo molto più basso.
Portatevi sempre dietro il pezzo vecchio per evitare di prenderne uno sbagliato. Portatevi anche il calibro per confrontare le misure. Infine se siete esasperati quanto me dal problema dei ricambi e avete un po’ di soldi da investire, potete dedicarvi allo hobby davvero affascinante di fabbricarveli da soli. Io ho un piccolo tornio da 15 cm per 45 con l’accessorio per fresare e tutto l’occorrente per la saldatura: arco elettrico, cannello ossidrico e mini saldatore. Con l’attrezzatura per saldare, ricostituire superfici usurate usando materiale migliore dell’originale e poi tornirlo a misura con utensili al carburo. Non potete nemmeno immaginare quanto sia versatile questo marchingegno.. Se non avete gli strumenti per riprodurre il pezzo, ve li potete fabbricare. Tornire un pezzo a misura con una macchina utensile è un lavoro molto lento. Alcuni pezzi, come i cuscinetti a sfera, non li potrete mai fabbricare, ma rimarrete stupiti nel vedere quanto si possono modificare gli altri così da poterveli fare da voi. D’altra parte è un lavoro meno lungo e meno frustrante di quanto non sia aspettare che qualche ricambista con la puzza sotto il naso vi faccia venire il pezzo dalla fabbrica. Inoltre il lavoro vi carica di entousiasmos , invece di distruggerlo. E guidare sapendo di usare pezzi fatti da voi vi dà una sensazione particolare. (…)

E’ venuto il momento di parlare di alcune delle trappole interne per l’ entousiasmos . Si possono suddividere in tre tipi: quelle che bloccano la comprensione affettiva, dette “trappole del valore”; quelle che bloccano la comprensione conoscitiva, dette “trappole della verità”; e quelle che bloccano il comportamento psicomotorio, dette “trappole muscolari”. Le trappole del valore costituiscono senz’altro il gruppo più ampio e più pericoloso.
Tra le trappole del valore, la più diffusa e perniciosa è la rigidità, cioè l’incapacità di cambiare il valore dei dati per rimanere fedeli a valori prestabiliti. Nella manutenzione della motocicletta, devi riscoprire volta per volta quello che fai.
La situazione tipica è quando la motocicletta non funziona. I fatti li avete proprio sotto gli occhi, ma non li vedete perché non hanno ancora abbastanza valore. Era quello che diceva Fedro: la Qualità, il valore, creano i soggetti e gli oggetti del mondo. I fatti non esistono finchè il valore non li ha creati. Se avete valori rigidi non potete imparare fatti nuovi.
Quando si fanno diagnosi premature si rimane bloccati spesso. Allora bisogna cercare nuovi indizi, e svuotarsi la testa delle vecchie opinioni. La nascita di un fatto nuovo è sempre un’esperienza meravigliosa. La si chiama dualisticamente “scoperta” perché si suppone che il fatto esista indipendentemente da chi ne prende coscienza. Sulle prime un fatto nuovo ha sempre scarso valore. Poi, a seconda della sua Qualità potenziale e dell’elasticità dell’osservatore, il valore aumenta più o meno rapidamente, oppure decresce e il fatto scompare.
La stragrande maggioranza dei fatti e tutto ciò che è nella nostra memoria non ha qualità, anzi ne ha una negativa. Se fossero tutti presenti allo stesso tempo, la nostra coscienza sarebbe talmente sopraffatta da dati insignificanti che non potremmo né pensare né agire. Così preselezioniamo sulla base della Qualità, o per dirla con le parole di Fedro, è la Qualità stessa a preselezionare i dati di cui saremo coscienti, e opera questa selezione in modo tale da creare la massima armonia tra ciò che siamo e ciò che stiamo diventando. Se vi capita di rimanere presi nella trappola della rigidità dei valori, dovete rallentare il vostro ritmo – tanto dovrete rallentare comunque, vi piaccia o no – e percorrere un terreno che già conoscete per vedere se ciò che giudicavate importante lo era davvero e per … bè … per guardare la macchina. Non c’è niente di male, in questo. Restate con lei per un po’, sicuro come l’oro, qualcosa vi tirerà per la manica, un fatto minuscolo che vi chiede umilmente e timidamente se vi può interessare. (…)
Andare a pesca di fatti: mi par di vederlo uno che mi chiede frustratissimo: ”sì, ma quali fatti? Non può essere così semplice”; la risposta è che se sapete già che fatti pescare, vuol dire che li avete già pescati. L’esempio più efficace contro la rigidità dei valori è quello della vecchia trappola indiana per le scimmie. La trappola consiste in una noce di cocco svuotata e legata a uno steccato con una catena. La noce di cocco contiene del riso che si può prendere attraverso un buco. L’apertura è grande quanto basta perché entri la mano della scimmia, ma è troppo piccola perché ne esca il suo pugno pieno di riso. La scimmia infila la mano e si ritrova intrappolata – esclusivamente a a causa della rigidità dei suoi valori. Non riesce a cambiare il valore del riso. Non riesce a vedere che la libertà senza riso vale di più della cattura con. (…).
Eccoci di nuovo in strada a parlare di trappole per l’ entousiasmos . Quella che viene ora è importante. E’ la trappola interiore dell’ego. L’ego non è del tutto scollegato dalla rigidità dei valori, anzi è una delle sue molte cause. Un’eccessiva stima di voi stessi indebolisce la capacità di riconoscere i fatti nuovi. L’ego isola dalla realtà della Qualità. Quando i fatti vi dimostrano che avete preso un granchio non siete inclini ad ammetterlo. Quando false informazioni vi fanno sembrare bravo, siete inclini a crederci. In qualsiasi lavoro di riparazione meccanica, l’ego è destinato a subire un trattamento piuttosto duro. Se conoscete un numero di meccanici sufficiente per averne un’opinione complessiva, credo che condividerete la mia: sono quasi tutte persone tranquille e senza pretese. E scettiche. Attente, ma scettiche.
… Stavo per dire che la macchina non reagisce alla vostra personalità, mentre invece reagisce eccome. Solo che la personalità a cui reagisce è la vostra personalità vera, quella che sente, ragiona e agisce genuinamente; alle immagini false e gonfiate di una personalità che il vostro ego può inventare di sana pianta invece non reagisce affatto. Queste false immagini si sgonfiano così in fretta che se il vostro entousiasmos viene dall’ego e non dalla Qualità vi aspetta un grande scoramento. Se la modestia non vi viene facile o naturale, un modo per uscire dalla trappola è quello di simularla. Se decidete di accettare l’ipotesi di non essere un granchè, e se i fatti ne dimostrano l’esattezza, ecco una spinta per il vostro entousiasmos : potete continuare a lavorare finchè viene il momento in cui i fatti dimostrano che l’ipotesi è sbagliata.
L’ansietà, altra trappola, è in qualche modo l’opposto dell’ego. Siete talmente sicuri di sbagliare che non osate muovere un dito. Spesso è proprio questa, e non la “pigrizia”, la vera ragione per cui è tanto difficile incominciare qualcosa. La trappola dell’ansietà può condurre ad ogni tipo di errore per eccesso di zelo. Aggiustate cose che non hanno bisogno di essere aggiustate e vi agitate per guai immaginari. Questi errori, una volta commessi, sono del tipo che conferma la tendenza originale a sottovalutarvi. E così via.
Il modo migliore per spezzare questo circolo vizioso credo sia quello di dar sfogo alle vostre ansie sulla carta. Leggete tutti i libri e le riviste possibili sull’argomento. L’ansietà vi rende il compito facile, e più leggete più vi calmate. Dovreste ricordare che cercate la pace della mente, e non soltanto di riparare la moto.
Quando iniziate un lavoro di riparazione potete elencare le cose che farete su dei foglietti che poi metterete nell’ordine giusto. Il tempo così impiegato di solito viene ripagato ampiamente dal tempo che risparmiate sul lavoro e dalle idee che vi verranno scrivendo, e vi impedisce di fare cose affrettate.
Potete anche ridurre l’ansietà pensando che tutti i meccanici sbagliano una volta o l’altra, e che voi pagate i loro errori con delle maggiorazioni del conto. Quando siete voi a sbagliare, c’è per lo meno il vantaggio che imparate qualcosa.
Poi c’è la trappola della noia. E’ il contrario dell’ansietà e , di solito, è legata a problemi dell’ego. Essere stufi significa perdere di vista la Qualità, non vedere le cose con freschezza, non avere più la “mentalità del principiante”: la vostra motocicletta corre gravi pericoli.
Quando siete annoiati, fermatevi! Andate al cinema, accendete la TV. Decidete che avete lavorato abbastanza. Fate qualsiasi cosa ma non lavorate più alla moto.
La cura che preferisco per la noia è il sonno. E’ molto facile addormentarsi quando si è annoiati e molto difficile annoiarsi dopo un lungo riposo. Subito dopo viene il caffè. Di solito tengo una macchinetta pronta mentre lavoro. Se nessuna delle due cose funziona può significare che siete afflitti da problemi di Qualità più profondi, i quali vi distraggono da ciò che avete davanti. La noia segnala che dovreste rivolgere la vostra attenzione a questi problemi – comunque lo state già facendo – e controllarli prima di continuare il lavoro.
Per me la cosa più noiosa è pulire la moto. Sembra una gran perdita di tempo. Si sporca tutta di nuovo non appena la si usa. John la sua BMW la teneva sempre lucida come uno specchio: aveva proprio un’aria come si deve , mentre la mia è sempre un po’ trasandata. Questo è l’intelletto classico al lavoro; dentro funziona bene, ma in superficie sembra sempre un po’ squallido.
Una soluzione contro la noia per certi tipi di lavoro come l’ingrassaggio, il cambio dell’olio o la messa a punto del motore consiste nel trasformarli in una specie di rituale. C’è un criterio estetico per le cose che non sono familiari, e un altro per quelle familiari. Ho sentito dire che ci sono due tipi di saldatori: i saldatori da produzione, che non amano le situazioni intricate e preferiscono fare lo stesso lavoro più volte; e quelli da manutenzione, che detestano fare due volte lo stesso lavoro. Se ne chiamate uno vi consiglio di cercare di scoprire di che tipo è: non sono intercambiabili. Io appartengo alla seconda categoria, e probabilmente è per questo che preferisco individuare i guasti e detesto la pulizia.
Lo Zen ha da dire qualcosa sulla noia. La sua pratica principale dello “star semplicemente seduti” dev’essere l’attività più noiosa del mondo – tranne forse quella pratica indù di farsi seppellire vivi. Tuttavia, al centro di tutta questa noia c’è proprio ciò che il buddismo Zen cerca di insegnare. Cos’è?
L’impazienza è simile alla noia ma spesso ha una causa: la sottovalutazione del tempo richiesto da un lavoro. L’impazienza è la prima reazione contro un intralcio e, se non si sta attenti, può trasformarsi presto in rabbia.
I modi migliori per tenere l’impazienza sotto controllo sono: concedere al lavoro un tempo indefinito, soprattutto nel caso di lavori nuovi che richiedono procedimenti tecnici poco familiari; raddoppiare il tempo previsto quando le circostanze costringono a prevedere un orario; ridurre il campo d’azione. Gli obiettivi di fondo devono essere ridotti in valore e quelli immediati rivalutati: è necessaria cioè un’elasticità di valori. Di solito le variazioni dei valori sono accompagnate da una certa perdita di entousiasmos , ma è un sacrificio necessario. Non è niente in confronto alla perdita di entousiasmos che sperimenterete se per impazienza commetterete un Grande Errore. Il mio esercizio preferito per allenarmi a ridurre il campo di azione è quello di pulire dadi, bulloni, perni e fori filettati. Ho una vera e propria fobia per le filettature rigate, forzate, sporche di ruggine o di polvere, che bloccano i dadi; quando ne trovo una, prendo la misura con un calibro per filettature, svito maschio e filiera, riincido la filettatura, la esamino, ci passo l’olio, e a questo punto riguardo alla pazienza ho una prospettiva completamente nuova. Un altro esercizio è mettere in ordine gli strumenti usati e non riposti, che ingombrano. E’ un buon esercizio perché uno dei segni premonitori dell’impazienza è il senso di frustrazione che si prova quando non si riesce a trovare l’attrezzo che serve. Se vi fermate a rimettere in ordine gli attrezzi riuscirete a trovare quello che vi serve e ridurrete l’impazienza senza sprecare tempo o fare danni. (…)
Bene, per le trappole del valore può bastare. Ho solo sfiorato l’argomento, naturalmente. Del resto siete destinati a scoprirne parecchie sulla vostra pelle ogni volta che farete un lavoro.
(…)
Ora voglio parlare delle trappole della verità e delle trappole muscolari e poi, per oggi, interrompere il Chautauqua.
Le trappole della verità hanno a che fare con i dati che si imparano nelle aule dell’intelligenza classica. I problemi suscitati da questi dati vengono trattati in modo appropriato utilizzando la logica dualistica convenzionale e il metodo scientifico. C’è però una trappola che sfugge – la trappola della logica si-no, la logica binaria.
Si o no … questo o quello … uno o zero. L’intera conoscenza umana è costruita sulla base di questa discriminazione elementare a due termini. Ne è una dimostrazione la memoria dei calcolatori, che immagazzinano tutta la loro conoscenza sotto forma di informazione binaria. Tanti uno e tanti zero, nient’altro. Dato che non ci siamo abituati, di solito non ci accorgiamo che esiste un terzo termine logico possibile equivalente al sì e al no, il quale è in grado di espandere la nostra conoscenza in una direzione non riconosciuta. Non esiste nemmeno il termine per indicarlo, per cui dovrò usare la parola giapponese “mu”.
Mu significa “nessuna cosa”. Come “Qualità”, mu punta il dito fuori dal processo di discriminazione dualistica, dicendo semplicemente: nessuna classe, “non uno, non zero, non sì, non no”. Afferma che il contesto della domanda è tale per cui la risposta sì o la risposta no sono errate e non dovrebbero essere date. Il suo significato è: “Non fare la domanda”.
Mu è appropriato quando il contesto della domanda diviene troppo angusto per la verità della risposta. Quando chiesero a Joshu, monaco Zen, se un cane avesse una natura-Buddha, questi rispose: “Mu”, intendendo che se avesse risposto sì o no avrebbe risposto in modo scorretto. La natura-Buddha non si può cogliere con domande che richiedono come risposta un sì o un no.
Che il mu esista nel mondo naturale in cui la scienza indaga è evidente. Solo che, come al solito, il nostro retaggio ci impedisce di vederlo. Per esempio, è stabilito una volta per sempre che i circuiti del calcolatore hanno solo due condizioni, un certo potenziale per “uno” e un altro per “zero”. E’ una sciocchezza !
Qualsiasi tecnico elettronico addetto ai calcolatori sa che le cose stanno diversamente. Cercate di trovare il potenziale che rappresenti uno o zero quando non c’è alimentazione ! I circuiti sono in uno stato mu. La lettura del voltmetro in molti casi indicherà un circuito di massa aperto. In questo caso il tecnico non legge affatto le caratteristiche dei circuiti del calcolatore, ma quelle del voltmetro stesso. La condizione di alimentazione spenta è parte di un contesto più ampio di quello in cui le condizioni uno-zero sono considerate universali. La domanda per l’uno o lo zero è “non fatta”. Ci sono moltissime altre condizioni del calcolatore oltre a quella dell’alimentazione spenta in cui si riscontrano risposte mu.
La mente dualistica tende a pensare che il verificarsi del mu in natura sia una specie di imbroglio contestuale, o comunque un fatto non pertinente, ma il mu lo si trova dappertutto nell’indagine scientifica e la natura non imbroglia: nessuna risposta della natura è non pertinente. E’ un grave errore, una specie di disonestà, sbarazzarsi alla leggera delle risposte mu della natura. Riconoscerle e valutarle sarebbe di grande aiuto nell’avvicinare la teoria logica alla pratica sperimentale. Ogni scienziato di laboratorio sa che molto spesso i risultati sperimentali forniscono risposte mu alle domande si-no per cui gli esperimenti erano studiati. In questi casi egli dà la colpa alla cattiva impostazione degli esperimenti e si rimprovera la propria stupidità. Invece, la risposta mu è importante perché ha detto allo scienziato che il contesto della domanda è troppo angusto per ottenere risposte dalla natura, e che quindi egli deve ampliarlo. Così, la conoscenza che lo scienziato ha della natura viene incredibilmente cresciuta, e proprio per questo, fin dall’inizio, era lo scopo dell’esperimento. L’affermazione che la scienza cresce più grazie alle risposte mu che non grazie a quelle si-no è assolutamente fondata. Il si o il no confermano o smentiscono un’ipotesi. Il mu è il “fenomeno” che fondamentalmente ispira la ricerca scientifica!
Nella manutenzione della motocicletta la risposta mu è una delle principali ragioni di calo di entousiasmos : Non dovrebbe esserlo! Quando ottenete una risposta indeterminata, delle due l’una: o le procedure sperimentali non fanno quel che voi credete, oppure dovete ampliare il contesto della vostra ricerca. Controllate gli esperimenti e ristudiate le domande. Non gettate via le risposte mu! Sono quelle su cui potete crescere.
(…)
Per adesso l’unica cosa su cui voglio soffermarmi a proposito delle trappole della verità è l’ampliamento del mu. E’ ora di passare alle trappole psicomotorie. In questo caso la trappola per l’ entousiasmos più frustrante in assoluto è l’attrezzatura inadeguata. Comprate gli attrezzi migliori, relativamente alle vostra possibilità, e non ve ne pentirete. Se volete risparmiare non trascurate gli annunci sul giornale. Di regola gli attrezzi buoni non si deteriorano, e un attrezzo di seconda mano è decisamente preferibile ad un attrezzo nuovo più scadente. Studiate i cataloghi, potete trarne un sacco di insegnamenti.

A parte gli attrezzi scadenti, un’altra trappola fondamentale per l’ entousiasmos è la scomodità. Badate di avere un’illuminazione adeguata. E’ incredibile il numero di errori che si evitano con un po’ di luce. Un certo disagio fisico è inevitabile, ma troppo, come nel caso degli ambienti troppo caldi o troppo freddi, può sviare enormemente le vostre valutazioni, se non state attenti. Se avete troppo freddo, per esempio, cercherete di sbrigarvi e probabilmente farete degli errori. Se avete troppo caldo, la vostra “soglia di rabbia” scende di molto. Quando è possibile evitate di lavorare in posizioni scomode. Uno sgabellino da tutte e due le parti della moto aumenterà enormemente la vostra pazienza, e sarà molto meno facile danneggiare le parti alle quali lavorate.
Una di queste trappole, l’insensibilità muscolare, è responsabile di gravi danni. In parte è dovuta a una carenza di cinestesia, all’incapacità di rendersi conto che, benché le parti esterne di una motocicletta siano robuste, dentro il motore ci sono delicati ingranaggi di precisione che possono essere danneggiati facilmente. Esiste il cosiddetto “tocco del meccanico”, una cosa ovvia per chi sa cos’è, ma difficile da descrivere a chi non lo sa; comunque veder lavorare su una macchina qualcuno che non ce l’ha è una vera sofferenza. Il tocco del meccanico nasce da una profonda sensibilità cinestetica all’elasticità dei materiali. Alcuni materiali, come la ceramica, ne hanno pochissima, per cui maneggiando una parte di ceramica si fa molta attenzione a non esercitare troppa pressione. Altri materiali, come l’acciaio, hanno un’elasticità incredibile, superiore a quella della gomma, ma essa è evidente soltanto quando si impiegano forze meccaniche di grande intensità.
Le viti e i bulloni, per esempio, esercitano forze di grande intensità. Naturalmente è molto importante saper distinguere il limite minimo e quello massimo. Quando avvitate una vite c’è un grado detto “stretto a mano” in cui c’è contatto ma non deformazione elastica. Poi c’è il “serrato”, in cui è impegnata l’elasticità superficiale. Infine con lo “stretto”, tutta l’elasticità è assorbita. La forza richiesta per raggiungere i tre gradi varia a seconda delle viti e dei dadi, e anche a seconda che si tratti di bulloni lubrificati o di controdadi. La forza varia a seconda che si tratti di acciaio, ghisa, ottone, alluminio, plastica o ceramica. Una persona che abbia il tocco del meccanico sa riconoscere lo “stretto” e si ferma. Chi non ce l’ha va oltre e rovina la filettature oppure rompe il pezzo.
Il tocco del meccanico implica la capacità di capire non solo l’elasticità del metallo, ma anche la sua morbidezza. Alcune parti interne di una motocicletta hanno superfici con una tolleranza di poche centesimi di millimetro. Se le fate cadere, le sporcate, le graffiate, o le date loro dei colpi perderanno quella precisione.E’ importante capire che che il metallo dietro le superfici di solito può sopportare uno sforzo e dei colpi molto forti, ma le superfici stesse no. Manipolando parti di precisione bloccate o difficili da maneggiare, chi ha il tocco del meccanico eviterà di danneggiare le superfici e , quando sarà possibile, lavorerà sulle superfici non di precisione. Se bisogna lavorare proprio sulla superficie , si useranno sempre attrezzi fatti di materiali più morbidi. Ci sono martelli di ogni tipo: di ottone, di plastica, di legno, di gomma e di piombo. Usateli. Le ganasce della morsa si possono ricoprire con mordace di plastica, di rame o di piombo. Usate anche queste. Trattate con delicatezza i pezzi di precisione. Non ve ne pentirete mai. Se le cose vi cadono di mano con facilità, metteteci pure più tempo e cercate di avere un po’ più di rispetto per la fatica che sta dietro a un pezzo di precisione.
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Mi si potrebbe chiedere:” Bene e se riesco a evitare tutte queste trappole per l’ entousiasmos , vuol dire che sono a posto?”.
La risposta evidentemente è no, non siete a posto per niente. Conta anche il vostro modo di vivere, che vi dispone a evitare le trappole e a vedere i fatti nella loro vera luce. Volete sapere come si fa a dipingere un quadro perfetto? E’ facile. Fatevi perfetti, poi basta dipingere naturalmente. E’ così che fanno tutti gli esperti. Creare un quadro o riparare una motocicletta non sono attività separate dal resto della vostra esistenza. Se siete dei cattivi pensatori per sei giorni alla settimana, quando non vi occupate della moto, come farete a diventare dei dritti il settimo?
Però se siete dei cattivi pensatori per sei giorni alla settimana ed il settimo vi sforzate davvero di diventare dei dritti, può anche darsi che i sei giorni successivi non siano loffi quanto i precedenti. Con queste trappole per l’ entousiasmos , immagino, sto cercando delle scorciatoie per un giusto modo di vivere.
La vera motocicletta a cui state lavorando è una moto che si chiama voi stessi. La macchina che sembra “là fuori” e la persona che sembra “qui dentro” non sono separate. Crescono insieme verso la Qualità o insieme se ne allontanano.
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